Biogas, battaglie a rischio:
rinnovata autorizzazione per Sarrocciano
IL PUNTO - Con il decreto della Regione del 26 novembre riprende slancio la possibilità che l'impianto torni produttivo. Il Comune di Corridonia ha tempo fino al 25 gennaio per fare ricorso al Tar ma si fa largo l'ipotesi che l'impugnazione non ci sarà
di Giuseppe Bommarito *
Tanti anni di battaglia dei comitati dei cittadini e dei vari Comuni interessati contro il biogas speculativo rischiano almeno a Corridonia di andare in fumo grazie all’ennesima performance della Regione Marche e alle esitazioni del comune di Corridonia. Con decreto n. 172 del 26 novembre 2018 a firma del competente dirigente regionale è stato infatti approvato, a seguito di Valutazione di Impatto Ambientale (Via) postuma, cioè eseguita a cose fatte e a manufatto già bello e costruito, l’impianto a biogas della società VBIO1 sito in località Sarrocciano di Corridonia, la cui attività, intesa come produzione di energia elettrica, era stata sospesa nel dicembre 2014.
Come si ricorderà, l’originaria autorizzazione regionale dell’impianto, risalente al giugno 2012, era stata annullata con sentenza del Tar Marche nell’ottobre 2013, poi confermata l’anno successivo dal Consiglio di Stato, in quanto la Corte Costituzionale aveva dichiarato incostituzionale la famigerata e telecomandata legge regionale n. 3/2012, in forza della quale erano stati esclusi dallo screening di Via tutti i progetti di impianti a biogas sotto la soglia potenziale di mille kilowatt elettrici (e quello di Corridonia, non certo a caso, era stato progettato per un impianto della potenza di 999 kilowatt). Della questione, esplosa negli anni passati e riguardante diversi impianti siti nelle varie province marchigiane, non si era però occupato solo il giudice amministrativo e quello della costituzionalità delle leggi.
Nel frattempo era stato invero aperto anche un procedimento penale presso il Tribunale di Ancona, tuttora pendente in fase di dibattimento, a carico di alcuni funzionari regionali che, in occasione delle varie conferenze dei servizi precedenti le originarie autorizzazioni della Regione Marche, si erano mostrati particolarmente ostili rispetto alle osservazioni dei Comuni interessati e dei vari comitati spontanei che si erano costituiti contro un’operazione politico-affaristica e amministrativa che è poco definire come arrogante e scandalosa, una delle pagine più vergognose della politica regionale avviata e portata avanti con forza dalla precedente giunta regionale di centrosinistra, schierata compattamente (con Spacca e l’allora assessore Sara Giannini in prima linea) a favore dei cosiddetti “prenditori” del biogas.
Le ipotesi di reato, sulle quali dovrà pronunciarsi la giustizia penale all’esito del dibattimento, non sono nemmeno lievi: corruzione, truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, il tutto in cambio di favori e regali. Vicende penali a parte, sembrava fatta per i cittadini che si erano opposti con grande slancio partecipativo ai mostruosi e impattanti impianti progettati in varie località della regione senza il minimo rispetto delle distanze rispetto ai centri abitati, ai luoghi di culto, alle scuole, ai corsi d’acqua, verniciati di verde in nome di un falso ecologismo ma in realtà finalizzati solo alla percezione dei lucrosissimi contributi previsti per le energie alternative.
Era anche uscita un’ordinanza del Consiglio di Stato del 18 febbraio 2014, che pronunziandosi su una delle tante vicende giudiziarie riguardanti il biogas, aveva escluso senza mezzi termini – per la contraddizione in termini – la legittimità di una VIA postuma, cioè a impianti già costruiti. Ma, a ridare slancio a questo connubio da manuale tra affari e politica, è purtroppo intervenuta una pronuncia del luglio 2017 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la quale, modificando il proprio precedente orientamento, ha ritenuto legittima, sia pure in maniera non indiscriminata, la Via postuma. In sostanza, la Corte Europea, venendo meno a diversi suoi precedenti in materia e usando un linguaggio in stile perfettamente “politichese” (quello che, impregnato di aria fritta, dice tutto e niente), con la sentenza sopra citata ha ritenuto ammissibile la Via postuma, purchè però ciò non significhi eludere o disapplicare le norme dell’Unione Europea in materia e purchè la valutazione dell’impatto ambientale dell’opera venga effettuata a partire dal momento in cui l’impianto è stato realizzato.
Da ciò il decreto autorizzativo del 26 novembre 2018 della Regione Marche da cui siamo partiti, la quale ovviamente, tra più interpretazioni possibili consentite dalla Corte Europea, si è schierata senza “se” e senza “ma” a fianco delle beneamate imprese del biogas. Fedele nei secoli, verrebbe da dire prendendo a prestito il motto dell’Arma dei Carabinieri! Ma la Regione Marche, non paga di ciò, con il provvedimento in questione, contorto e volutamente elusivo ma comunque interpretato in tal senso da chi ha avuto modo di leggerlo, ha cercato anche di dare retroattività all’autorizzazione ora concessa, per consentire alle imprese del biogas di godere dei succosi incentivi a partire dal 2012. Cosa che francamente appare inaccettabile pure alla luce della prevalente giurisprudenza della giustizia civile e amministrativa in materia.
A fronte di ciò, mentre il Comune di Loro Piceno, in attesa che venga emesso il provvedimento regionale autorizzativo anche per l’impianto ricadente nel proprio territorio (a quanto se ne sa, sarebbe in dirittura d’arrivo), si è già mosso prendendo pure contatti con la Presidenza del Consiglio dei Ministri per cercare di bloccare questo ennesimo colpo di coda speculativo, niente ancora si sa a proposito delle intenzioni del Comune di Corridonia, guidato dal sindaco Pd Paolo Cartechini. L’impugnazione dinanzi al Tar andrà a scadere verso il 25 gennaio prossimo, ma nulla ad oggi sarebbe stato deciso, e si vocifera che, per mancanza di fondi (o di volontà politica?), si starebbe facendo largo l’ipotesi di alzare le mani e di non ricorrere alla giustizia amministrativa a tutela della salute dei cittadini ed anche della coerenza sin qui manifestata dall’ente comunale. Impugnazione che appare sacrosanta, se non altro per contrastare l’ennesimo ingiustificato e abnorme regalo alle imprese del biogas costituito dalla retroattività degli incentivi. Insomma, la speranza è che tali voci di disimpegno si rivelino infondate, perché a Corridonia la vicenda non può chiudersi in questo modo, con una supina accettazione delle determinazioni regionali, devastanti per tutti quei cittadini che sino ad oggi hanno creduto che l’ente comunale fosse dalla loro parte e deciso a combattere sino in fondo una sacrosanta battaglia ambientale e di legalità.
* Avvocato, presidente dell’associazione “Con Nicola, oltre il deserto dell’indifferenza”






































Insomma cambiano i soggetti ma non la sostanza delle cose. Bella Italia questa, bella politica, sempre dalla parte del Dio denaro e degli arroganti: la salute dei cittadini e dell’ambiente non vale nulla. Bene, avanti così.
La Regione Marche si conferma, ancora una volta, contro il nostro territorio (Amministrazione comunale e la cittadinanza), contro la decenza e, cosa nuova, contro la divisione dei poteri dello Stato.
Dall’annullamento dell’autorizzazione del 2012 sono fatte cambiare le normative a livello nazionale (come il limiti di emissioni del COT) ed alcune leggi sono sono state interpretate favorevolmente ad una sola parte. Ora la Regione Marche rinnova l’autorizzazione per aiutare la VBIO1 a prendere dai contribuenti 6713 euro giornalieri per 15 anni.
Purtroppo per noi il progetto rimane sempre quello. Far marcire tonnellate di derrate alimentari, bruciare gas con motori non efficienti per ottenere 999 kWe di energia elettrica e sprecare 2462 kWt di energia termica, continuare a spargere digestato nella nostra vallata.
Dopo l’incendio della Cosmari, l’incendio dell’Orim e la mancata bonifica della vallata del Chienti per gli sversamenti del passato, ora ci tocca pure questo?
Certo è triste e deprimente vedere il PD, erede, almeno sulla carta, di una grande tradizione di lotte sociali ed economiche a tutela dei più deboli e indifesi contro l’arroganza padronale, divenire in tante realtà territoriali espressione palese e priva di vergogna di disinvolti gruppi imprenditoriali, se non di speculatori veri e propri.
Nella regione Marche ciò è particolarmente evidente. Il biogas ne è stato e ne è un esempio da manuale. Ma altrettanto può dirsi per lo sfacciato sostegno del governatore Ceriscioli alla sanità privata, a scapito di quella pubblica, e per l’appoggio dato dai vertici regionali ai grandi consorzi impegnati nel cratere del terremoto (politicamente vicini all’area piddina), ai quali, per la SAE, è stato di fatto consentito di fare totalmente i comodi loro, con gravissimo pregiudizio dei cittadini terremotati.
Carissimo Peppe,
un bellissimo e amaro articolo, il tuo: che avvelena – è proprio il caso di dirlo – le festività natalizie.
Un evento che allarga la piaga di diffidenza (e conseguente rancorosa rassegnazione) nei riguardi dei rappresentanti istituzionali.
L’Italia non ne ha bisogno. E meno che mai il nostro territorio, già ampiamente turlupinato nella ricostruzione post-terremoto.
Se continuano a comportarsi così, mi sale la battuta (amara) che siamo proprio ridotti alla canna del (bio)gas.
All’amico Bommarito ed ai lettori, per correttezza informativa, devo evidenziare che dal punto di vista penale l’ipotesi accusatoria che riguardava le società VBIO e il loro legale rappresentante si è concluso con sentenza di assoluzione passata in giudicato.
Per Renato
Grazie della precisazione, ma io nell’articolo ho parlato di dibattimento in corso a carico di alcuni funzionari e dirigenti regionali, senza menzionale il legale rappresentante della VBO1.
Peraltro aggiungo che si è concluso con un provvedimento di piena archiviazione in istruttoria il procedimento per diffamazione nei miei riguardi, partito su querela proprio del legale rappresentante della VBIO1 per alcuni miei precedenti articoli sul biogas speculativo, nel cui ambito avevo evidenziato la malefica commistione in questa vicenda tra politica e affari.
La verità è che ancora una volta si tenta di premiare imprenditori senza scrupoli, che operano senza il minimo rispetto per le leggi costituite, per il bene comune, per il territorio, prevaricando i più elementari diritti dei cittadini. Senza tener conto di questi principi fondamentali per la società moderna, non si andrà da nessuna parte, il progresso non è solo benessere economico, In questo senso bisogna invertire la rotta, perché ormai è chiaro a tutti che non sempre certe scelte economiche vanno nel verso giusto e la scelta fatta a suo tempo dalla Regione Marche, bocciata presso tutti i Tribunali Amministrativi competenti, che viene confermata nell’attuale Decreto, si è dimostrata una scelta scellerata e che i cittadini non hanno gradito. La centrale i cittadini non la vogliono, Xche’ non interessa questo tipo di attività speculativa, in quanto porta ricchezza ad una famiglia, forse due? E disagio e paura per il futuro dei prossimi 20 anni a molti. Avrebbero potuto concedere una nuova autorizzazione, ma un maxi condono a costo “0”, credo che non trovi nessun fondamento giuridico, quanto meno morale.
Vorrei vedere la stessa indignazione contro l’inquinamento di mezzi diesel, camion e auto, talvolta anche pubblici che inondano l’aria di tossicità irrespirabile. Vorrei vedere chi si indigna per tutta la plastica, carta e metalli buttati per strada e che inevitabilmente producono inquinamento in maniera costante e pericolosa. Vorrei vedere…..
Ma un impianto di biogas serve per purificare i peti della vacche che ho letto siano molto inquinanti per il metano espulso? Metano che oggi, no, domami nemmeno ma dopo domani, altroché se si farà sentire!!
A parte le varie magie dei nostri politici, in Austria e in Germania son tutti fessi??
Continano a costruire e far funzionare a tutto andare impianti di biogas.
Sig. Franceschetti, premesso che le nazioni che hanno il più alto numero d’impianti sono nell’ordine; Cina, Germania e Italia (fonte Terna). La Germania è lungi da non avere problemi connessi a tali impianti, tralasciando gli innumerevoli incidenti verificatesi e le altrettante innumerevoli fughe di metano, gas che ha effetti climalteranti tre volte maggiori della CO2, vorrei farle presente che di tali problemi i midia “convenzionali” non ne danno notizia, risultando anche difficoltosa la ricerca in rete. Mi permetto di segnalarle questo servizio del notiziario Euronews http://www.youtube.com/watch?v=3qTZ5xnrySE