Centrali a biogas sotto sequestro
Dal Governo un decreto sulle emissioni

Il Ministero dell'Ambiente studia un provvedimento per aggiornare i limiti di Cot fissati dal Testo Unico Ambientale. Via libera dall'Istituto Superiore di Sanità. Il superamento della soglia attuale aveva portato allo stop da parte della Procura degli impianti di Corridonia, Loro Piceno e Matelica.
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Una centrale a biogas

Una centrale a biogas

di Marco Ricci

Il governo Renzi è intenzionato a intervenire sul Testo Unico Ambientale, nella parte in cui viene definito il limite di emissione in atmosfera della frazione di carbonio organico totale (Cot) da parte degli impianti per la produzione energetica, tra cui quelle a biogas. Il decreto interminsteriale, ancora in fase di adozione, chiarisce come i livelli massimi di emissione vadano intesi solo per la frazione non metanica del Cot e non per il metano incombusto. Il valore di soglia, però, verrebbe abbassato di un terzo rispetto all’attuale, passando da 150 a 100 mgC/Nm3. Il superamento dei livelli di Cot rilasciati in atmosfera, lo ricordiamo, aveva portato nei mesi scorsi la Procura della Repubblica di Macerata, dopo una segnalazione da parte dell’Arpam, ad intervenire sulle centrali di Corridonia e Loro Piceno con una prima richiesta di spegnimento a cui, successivamente, è seguito il sequestro dei due impianti. I successivi controlli sollecitati dai magistrati su altre centrali del maceratese hanno poi condotto allo spegnimento e al sequestro anche dell’impianto di Matelica i cui prorpietari si sono però detti disposti all’acquisto di un super bruciatore in grado di diminuire la quantità di Cot rilasciata.

La confusione sui limiti di emissione del carbonio organico totale deriva in buona parte dalla non distinzione da parte delle leggi nazionali tra la Cot dovuta al metano incombusto e tipica di un qualsiasi bruciatore – dalle caldaie per uso domestico ai motori industriali – da quella componente organica non metanica proveniente dai processi di fermentazione del digestato e caratteristici delle centrali a biogas. Una non chiarezza che ha spinto in Italia le Regioni a comportarsi ciascuna a modo suo, trasformando la questione in materia di infiniti ricorsi ai tribunali amministativi. Anche nel resto d’Europa l’interpretazione della direttiva comunitaria ha portato a differenti legislazioni nazionali.

Il Ministero dell’Ambiente sta dunque pensando – attraverso un decreto di un unico articolo – alla nuova regolamentazione, come è stato confermato alla Regione Marche dallo stesso Ministero. La Regione, nell’ottobre scorso, aveva infatti richiesto di conoscere lo stato di adozione del decreto, ottenendo in risposta come lo schema legislativo fosse già preparato ma ancora al vaglio delle altre amministrazioni interessante. Successivamente, nel mese di novembre, il Ministero dell’Ambiente ha ricevuto il via libera del Ministero della Salute, anche a seguito di un parere favorevole fornito dall’Istituto Superiore di Sanità.

La strada scelta dal Governo Renzi, e che potrebbe portare al dissequestro degli impianti del maceratese e alla ripresa della loro attività, è dunque quella di dare un’interpretazione diversa dei limiti di emissioni indicati dal Testo Unico Ambientale. L’intervento, in ogni caso, appare diverso e più razionale rispetto a quella sorta di putsch che il governo Renzi aveva tentato di portare avanti nei mesi scorsi, quando si era posto l’obiettivo di sanare e mantenere in esercizio le centrali a biogas le cui autorizzazioni erano state annullate dai tribunali amministrativi poiché prive di Via. La reazione delle comunità locali, del Movimento5Stelle ma anche del Partito Democratico maceratese e in primis del senatore Mario Morgoni, avevano contribuito alla cancellazione del contestatissimo emendamento dal maxi decreto legge, alla fine approvato, in materia ambientale.

Di chiarezza, più che di riscrittura delle regole, ha parlato Paolo Pesaresi, presidente di Viridis Energia, la società proprietaria delle centrali a biogas di Loro Piceno e Corridonia. “Era implicito come il Testo Unico Ambientale, nello stabilire i livelli massimi di emissione, si riferisse esclusivamente alla componente non metanica della Cot, come noi abbiamo sempre affermato. In ogni caso – ha concluso Pesaresi auspicando il buon fine dell’iter di adozione del decreto – anche con una soglia più rigida di un terzo le nostre emissioni dovute alla componente non metanica di Cot risultano dalle cinque alle sette volte inferiori”.



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