Digestato dal biogas di Pezze,
l’Arpam: materiale in regola

MATELICA - Valori conformi alla delibera regionale. L'amministrazione comunale sta studiando alcune azioni per limitare lo spargimento dell'organico e tutelare il Verdicchio doc
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La centrale a biogas di Pezze (Matelica)

La centrale a biogas di Pezze (Matelica)

«Valori conformi alla delibera regionale». E’ in regola il digestato proveniente dalla centrale a biogas di Pezze. Lo sostiene l’Arpam dopo le dovute analisi. Sul sito del comune di Matelica è stato reso noto il risultato del controllo richiesto dallo stesso ente il 18luglio scorso. «Le analisi evidenziano valori conformi alla delibera regionale – scrive l’agenzia regionale per la protezione ambientale – In considerazione degli esiti della caratterizzazione del materiale l’Arpam non ravvede la necessità di effettuare le analisi dei suoli interessati dallo spandimento del digestato». L’annuncio che sarebbero arrivati i risultati delle analisi era stato dato nel corso dell’ultimo consiglio comunale dall’assessore ai lavori pubblici Massimo Montesi. Sul prodotto di scarto dell’attività della centrale, il Comune aveva chiesto l’esame dell’Arpam per avere dati certi sul rischio per l’agricoltura locale, in particolare i timori più volte espressi per le coltivazioni di Verdicchio doc e dell’agricoltura locale. Montesi aveva annunciato che era allo studio dell’amministrazione comunale la possibilità di inserire il divieto di spargimento del digestato, nel disciplinare di produzione del Verdicchio doc ed un vero e proprio regolamento per limitare le aree in cui è possibile spargere il digestato. L’amministrazione comunale, a tutela della pubblica salute, ha commissionato ulteriori analisi sulle emissioni di Cot (carbonio organico totale) i cui valori nelle analisi Arpam della scorsa estate, erano stati trovati superiori ai limiti di legge. Sulla centrale a biogas pende la diffida regionale che impone la messa in opera di un post-combustore, dal costo di circa 150 mila euro, per abbattere le emissioni di carbonio ed un’ordinanza per togliere i silobag, i grossi serpentoni bianchi che contengono materiale vegetale ad uso della struttura, dai due terreni agli ingressi della città, proveniendo da Castelraimondo e Cerreto D’Esi.

(m. o.)



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