Lo scandalo del biogas marchigiano
sbarca in Europa

Saranno le istituzioni giudiziarie europee a decidere sulla legittimità della Via postuma. E intanto gli imprenditori del biogas speculativo tornano alla carica in Regione, cercando di ottenere una nuova autorizzazione con effetto retroattivo per gli impianti già realizzati: in ballo, come sempre, i sostanziosi incentivi per la produzione di energia elettrica
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di Giuseppe Bommarito

 La squallida vicenda del biogas speculativo in salsa marchigiana, esemplare per far bene intendere i perversi esiti del rapporto di collusione tra affari e politica, sembrava ormai destinata ad imboccare l’ultimo miglio, con il procedimento penale in corso al tribunale di Ancona e con l’uscita di scena di Spacca e dei suoi più stretti sodali, politicamente travolti da uno scandalo che, comunque andranno a finire le cose, rimarrà negli annali della politica marchigiana. Invece la faccenda prosegue e continua senza sosta a produrre ulteriori novità sotto molteplici punti di vista.

Una centrale a biogas

Una centrale a biogas

E sì, perché gli pseudoimprenditori del biogas, testardamente incuranti del proverbio secondo cui l’arroganza non paga, sono intenzionati a non mollare e, dopo essere stati sinora sconfitti su tutti i fronti (Tar Marche, Consiglio di Stato, Corte Costituzionale) nell’originaria pretesa – concordata all’incirca nel 2011 con i politicanti che hanno governato la nostra regione sino all’anno scorso – di escludere per i loro megaimpianti la necessità di una Valutazione di Impatto Ambientale (Via), adesso, nel tentativo di correre ai ripari e di arrivare comunque a mettere le mani sui sostanziosi incentivi legati alla produzione di energia elettrica tramite gli impianti a biogas, stanno cercando di dimostrare la legittimità di una Via postuma. Una pretesa assurda, visto che la Via, per definizione giuridica, ma anche per logica e per buon senso, non può arrivare a cose fatte, cioè ad impianto già costruito, ma deve necessariamente essere preventiva. In pratica, per far ben comprendere il controsenso, sarebbe come sottoporre un pilota di aerei alla visita medica di idoneità dopo che lo stesso ha iniziato a volare con centinaia di passeggeri a bordo, e non prima.

Sopralluoghi nelle centrali a biogas

Sopralluoghi nelle centrali a biogas

C’è da dire – proseguendo nella disamina di questa educativa storiaccia – che per sostenere la loro irragionevole rivendicazione i biogasisti hanno percorso diverse strade. In primo luogo, con l’aiuto lobbistico di Spacca & company e di qualche referente romano, zitti zitti si erano fatti confezionare dal parlamento nazionale una norma ad hoc, contenuta in un decreto legge del giugno 2014, che prevedeva non solo la Via postuma, ma anche la prosecuzione dell’attività sino all’adozione dell’atto definitivo da parte dell’autorità competente. Una pacchia, insomma, che giustificava l’ingiustificabile e garantiva a lorsignori qualche anno di sostanziosi guadagni nonostante i ricorsi, le sconfitte giudiziarie e i vari gradi di giudizio. Ma la sollevazione popolare che aveva fiutato l’inciucio parlamentare e la spaccatura che si creò all’interno dei partiti di maggioranza fecero sì che il decreto legge non venisse convertito in legge e quindi decadesse.

Tante le iniziative dei comitati di cittadini contrari al biogas nei comuni maceratesi

Tante le iniziative dei comitati di cittadini contrari al biogas nei comuni maceratesi

C’era però ancora una carta di riserva attivata dai biogasisti. Essi, infatti, avevano evidentemente trovato mesi addietro una qualche sponda anche nella Provincia di Macerata, che, nonostante tutte le evidenze e nonostante i pomposi proclami dei vertici istituzionali, di vicinanza con le popolazioni minacciate da questi mostri tinteggiati di verde, apriva i procedimenti di Via postuma per gli impianti di Corridonia e di Loro Piceno e poi, tra la fine del 2014 ed i primi mesi del 2015, li concludeva addirittura con un giudizio positivo di compatibilità ambientale. Di qui l’ennesimo ricorso dei Comuni interessati e dei combattivi comitati dei cittadini, meritoriamente decisi anch’essi a non mollare e, anzi, a durare almeno un minuto di più dei loro potenti avversari.

A fine marzo 2016 ecco quindi uscire due ordinanze “gemelle” del Tar Marche, che, dopo aver riepilogato l’intera vicenda, ha sospeso i procedimenti riguardanti gli impianti siti nei due Comuni in questione, rimettendo gli atti alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea affinchè valuti, alla luce nelle norme comunitarie, la legittimità di una VIA postuma, riguardante cioè un impianto già realizzato. In pratica, lo scandalo del biogas marchigiano, per farci conoscere meglio, è ora sbarcato pure in Europa, con la Corte di Giustizia che dovrà valutare se, nel caso specifico, possano sussistere circostanze, necessariamente eccezionali, tali da permettere l’esperimento della procedura di Via a impianto già realizzato, senza che ciò implichi di fatto l’aggiramento o la disapplicazione delle norme comunitarie in materia.

Impianto biogas Sarrocciano (6)Cosa che pare, almeno a mio modesto avviso, abbastanza improbabile, tenendo conto che i nostri bio-imprenditori presentarono in effetti la domanda per l’installazione degli impianti, e poi procedettero alla loro velocissima realizzazione, quando talune norme contenute nelle leggi regionali n. 20/2011 e n. 3/2012 (cucinate e cotte anch’esse a loro uso e consumo) non prevedevano per impianti di quelle dimensioni la necessità di una procedura di Via, ma allorchè essi comunque erano perfettamente a conoscenza del fatto che proprio tale normativa regionale era stata impugnata dinanzi alla Corte Costituzionale, per l’evidente contrasto con le norme europee, dal governo nazionale dell’epoca guidato da Mario Monti (la Corte poi – come sopra accennato e come era facile attendersi – dichiarò incostituzionali le parti della legge in questione che escludevano la Via unicamente in base a soglie numeriche relative alla potenza degli impianti). E la stessa legge nazionale di riferimento – come tutti i protagonisti della vicenda pure ben sapevano – era per gli stessi motivi già sotto procedura di infrazione presso le istituzioni europee.

Essi insomma erano ampiamente consapevoli che esistevano norme comunitarie che secondo il governo nazionale erano state violate dalla Regione Marche nel predisporre quelle famigerate leggi n. 20/2011 n. 3/2012 (leggi che tanti danni hanno causato alle popolazioni marchigiane) e che su di esse poteva cadere la scure della Corte Costituzionale. Eppure, nel tentativo di mettere cittadini e istituzioni dinanzi al fatto compiuto e fregandosene altamente delle norme comunitarie e dei principi di precauzione e di prevenzione, sono andati avanti egualmente, addirittura con il turbo inserito, realizzando a tamburo battente – ovviamente a loro rischio e pericolo – gli impianti in questione. Sicchè appare difficile oggi sostenere che nei casi in questione non vi sia stata una precisa e palese volontà di aggirare le norme comunitarie. Mah, vedremo come andrà finire e soprattutto vedremo se i nostri eroi del biogas, nonostante tutta la loro illegittima arroganza, portata costantemente avanti contro gli interessi delle collettività interessate, riusciranno alla fine del giro ad evitare quella che appare l’unica soluzione giusta e ragionevole in base alle leggi vigenti: la demolizione degli impianti e il ripristino del precedente stato dei luoghi, ovviamente a cura e spese di chi li ha illegittimamente realizzati.

Visita della commissione regionale di inchiesta a Fonte Murata nel 2013

Visita della commissione regionale di inchiesta a Fonte Murata nel 2013

Ma la storiaccia non finisce nemmeno qui, perché nel frattempo, gli stessi biogasisti, con la consueta faccia di bronzo e senza nemmeno attendere l’esito del procedimento dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, forti di un ulteriore provvedimento di favore emanato nel marzo 2015 dal governo Renzi (che però dispone solo per il futuro, e non in via retroattiva), sono tornati a chiedere alla Regione Marche una nuova autorizzazione per gli impianti di Loro Piceno e di Corridonia, cercando in realtà di arrivare alla convalida della precedente autorizzazione annullata dal TAR Marche (solo tale convalida, infatti, consentirebbe, contro ogni norma di legge, di arrivare addirittura al godimento di tutti i corposi incentivi pubblici previsti nel 2012 per la produzione con gli impianti a biogas dell’energia elettrica da immettere nella rete). E la Regione Marche, nella persona del perplesso assessore maceratese Angelo Sciapichetti, senza per il momento ben distinguere tra nuova autorizzazione e convalida di quella ormai annullata, ha nuovamente convocato per i primi giorni di maggio le Conferenze dei Servizi che dovranno decidere su tale inaudita istanza. Riaperto quindi a tutti gli effetti lo scandalo infinito del biogas speculativo marchigiano, si torna ad attendere le reazioni in materia dei parlamentari e dei consiglieri regionali maceratesi, sia di maggioranza che di opposizione. In definitiva, come diceva Stephen King titolando una sua raccolta di romanzi brevi, “a volte ritornano”, sicchè l’incubo e la battaglia dei Comuni interessati e dei cittadini designati a diventare le vittime sacrificali di altrui scelte speculative sono destinati a continuare.

 



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