Case per studenti deserte
ma l’affitto si paga lo stesso
Famiglie in cerca di soluzioni

CORONAVIRUS - Sono circa 4mila gli universitari che abitano a Macerata. Tra questi ce ne sono 7-800 che beneficiano di residenze concesse da enti pubblici come l’Erdis a cui diversi genitori hanno scritto per avere un sostegno, senza ottenere risposta
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Cartello in ateneo dopo l’inizio della pandemia

 

di Luca Patrassi

L’ultimo dato statistico è di un paio di anni fa, un questionario distribuito agli studenti da Unimc per avere un quadro delle necessità di alloggi per gli studenti fuorisede. Nel 2018 furono 3.683 gli studenti che manifestarono l’esigenza di avere un alloggio. Il dato da un lato permette di capire quale possa essere l’impatto sull’economia cittadina della presenza di universitari fuorisede che frequentano i corsi, dall’altro indica anche quante persone in questi giorni vorrebbero avere notizie sulla possibilità (o meno) di non pagare o vedersi ridurre la quota di affitto in ragione del fatto che l’ateneo è chiuso per via del Coronavirus. In effetti i fuorisede – a parte alcuni gruppi di stranieri che sono rimasti bloccati – sono quasi tutti tornati a casa e frequentano i corsi con la didattica a distanza sulla piattaforma di Unimc. Un dato curioso: secondo alcune fonti gli studenti che seguono i corsi online sarebbero grossomodo in numero superiore a quelli che finora si erano visti nelle aule. Gli studenti, e le loro famiglie, sottolineano il particolare che non frequentano i corsi per cause di forza maggiore, appunto il virus, in forza di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Dunque se non occupano la casa in affitto, come si può chiedere il pagamento delle mensilità concordate? Domanda che ha un certo fascino se vista dalla parte degli studenti, meno da quella dei proprietari. C’è però una variante ancora più intrigante. Tra i quattromila studenti sistemati in alloggi vari, ce ne sono 7/800 che beneficiano di residenze concesse da enti pubblici come l’Erdis che è una diramazione della Regione Marche che si dovrebbe occupare autonomamente dei servizi collegati al diritto allo studio. Dall’Erdis sul tema non è arrivato alcun cenno di vita, nonostante da giorni siano tante le famiglie che chiedono un intervento di sostegno. In effetti c’è da un lato il governo che ti dice #resta a casa accompagnando l’invito con la forza di un decreto, dall’altro c’è un altro ente pubblico che pretende lo stesso il pagamento di un servizio del quale non posso beneficiare appunto in forza di un Dpcm, di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Giusto? Dell’Erdis Marche l’ultima traccia vitale sulle cronache locali è uno sciopero della fame di studenti universitari contro le lungaggini nell’erogazione delle borse di studio. Se ci sono, è bene che battano un colpo. Anche online, se non all’uscio delle residenze universitarie. Questo sul fronte pubblico, sul fronte privato la discussione è pure in piedi. C’è anche la proposta di contributi governativi agli studenti, sulla scia di quanto fatto per i terremotati alcuni anni fa. Partita in corso, risultato da vedere. Sempre per tornare a quel questionario di un paio di anni fa era emerso che ben 1147 studenti alloggiassero in centro storico. Non per l’Agenzia delle Entrate ma per sottolineare, con il rettore Francesco Adornato, che “senza l’Università il centro sarebbe un non luogo”. Se poi ci si aggiunge il Coronavirus.

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