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Nonna Peppina, la casetta non si tocca
Cade l’accusa di abuso edilizio
«Assolti dopo due anni di calvario»

LA SENTENZA del tribunale di Macerata ha messo la parola fine sulla vicenda della struttura realizzata a San Martino di Fiastra. La figlia Gabriella Turchetti: «E' stato liberatorio. Lo vedo come un segnale positivo per tutte le persone che dal 2016 stanno soffrendo perché il terremoto è ancora una realtà drammatica»
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L’appello lanciato da Cronache Maceratesi due anni fa

 

di Giovanni De Franceschi

«Mi sono messa a piangere. Non credevo di avere dentro tutta questa emotività repressa, ma nel momento in cui ho ricevuto la notizia, tutte le emozioni di questi anni si sono scatenate all’improvviso. Si sono sciolte tutte le tensioni e la sofferenza accumulate, è stato liberatorio». Gabriella Turchetti ha appreso da pochi minuti dell’assoluzione con formula piena dall’accusa di abuso edilizio. La voce ancora tremante per l’emozione. Per la figlia di Giuseppa Fattori, per tutti nonna Peppina, e suo marito Maurizio Borghetti oggi è finito ufficialmente un calvario. La parola fine è arrivata a due giorni esatti dal drammatico anniversario, quello della scossa del 30 ottobre 2016. L’ha scritta il tribunale di Macerata, con la sentenza di oggi: giudice Vittoria Lupi, pm Rocco Dragonetti.

Nonna Peppina oggi col gatto Oreste

Turchetti e Borghetti, difesi dall’avvocato Bruno Pettinari, erano finiti a processo, con Giuseppe Galletti (titolare della ditta che aveva eseguito i lavori), per la casetta che avevano realizzato a San Martino di Fiastra. Avevano deciso di costruirla proprio per far restare la madre Giuseppa Fattori, che compirà 97 anni il 26 novembre, nella sua terra dopo che il terremoto l’aveva sfrattata dalla casa in cui aveva sempre vissuto. Erano i primi mesi del 2017. Una struttura in legno, tirata su in un terreno edificabile, ma sottoposto a vincolo paesaggistico e ad alta sismicità, ai piedi dei monti Sibillini. Per cui mancavano alcune autorizzazioni. Così è iniziata la storia che aveva portato nonna Peppina suo malgrado a diventare simbolo del terremoto. Di resistenza, o meglio, di resilienza. Era il 24 luglio del 2017, quando la forestale constatò che era in fase di realizzazione la nuova costruzione ed effettuò la relativa segnalazione in procura e al Comune. A quel punto il dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Fiastra, a seguito di un sopralluogo, il primo agosto emise un’ordinanza di sospensione dei lavori per l’assenza di concessione edilizia e di documentazione attinente alla compatibilità dell’immobile alle norme sismiche e ai vincoli paesaggistici.

Peppina con la figlia Gabriella Turchetti e il genero Maurizio Borghetti

I lavori però proseguirono lo stesso, mentre il pm titolare del fascicolo chiese e ottenne dal Gip, come da prassi, un provvedimento di sequestro. Quando il provvedimento divenne esecutivo, scoppiò il caso. Un caso nazionale, perché nonna Peppina nel frattempo era già entrata nella sua casetta. Una lettera inviata in redazione dalla figlia, una foto che divenne ben presto un’icona. Era il 14 settembre 2017 (leggi l’articolo). Come era possibile, in piena emergenza terremoto, strappare una nonnina di 95 anni dalla sua terra dopo che le scosse l’avevano cacciata dalla sua “vera” abitazione? Chiedeva la figlia. Seguirono sfilate di politici, promesse, soluzioni più o meno raffazzonate buttale là per guadagnare tempo. E per Peppina e la sua famiglia giorni di dolore. La procura, che non poteva agire altrimenti per quanto riguarda il sequestro, aveva anche concesso 15 giorni in più. Ma nonna Peppina alla fine venne comunque sfrattata, se ne andò in lacrime. Finì in un container a Fiastra e poi una rsa a Castelfidardo, dove vive la figlia Gabriella. Solo a fine novembre 2017 arrivò, sotto forma di un emendamento al decreto fiscale, la cosiddetta norma “Salva Peppina”, una specie di salvacondotto per le casette realizzate in emergenza terremoto. Così la casetta di San Martino venne dissequestrata e nonna Peppina poté tornare tra le sue amate montagne. Oltre un anno dopo, a settembre del 2018.

Peppina due anni fa quando se ne andò in lacrime da Fiastra

Conclusa la questione pratica, però, è restata in piedi quella penale, che ha seguito il suo normale iter. L’assoluzione di oggi era tanto attesa, quanto prevista. Sia per la norma “Salva Peppina”, sia perché nel frattempo la famiglia aveva ottenuto l’ok dalla Soprintendenza e quindi aveva sanato l’abuso pagato un’ammenda di circa 1.000 euro al Comune. «E’ stata riconosciuta la nostra buona fede – aggiunge Gabriella Turchetti – del resto c’erano tutte le condizioni perché si arrivasse a questo esito. Io lo vedo come un segnale positivo per tutte le persone che da tre anni a questa parte stanno soffrendo. Un segnale che si può ancora avere fiducia nelle istituzioni, che si può tornare a credere nel futuro, ad avere speranza, fiducia. Mi immedesimo in quelle persone che stanno facendo sacrifici enormi, perché il terremoto è ancora una realtà drammatica e tanto, tanto presente. Questa sentenza mi fa pensare che da qui possiamo ripartire».

E nonna Peppina oggi come sta? «Sta benino – risponde la figlia – tra qualche settimana festeggeremo il suo 97esimo compleanno. Certo ha bisogno di assistenza, ma con la testa ancora c’è. Vive nella casetta, c’è un’amica di famiglia che le tiene compagnia, tra una partitella a carte e una capatina nell’orto, dove mia madre dirige i lavori».

Il 5 settembre 2018 il rientro nella casetta

 

Settembre 2017, i sigilli alla casetta

 

Peppina in lacrime mentre stava lasciando la sua casa

 

 

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