Lo sfratto di Peppina,
15 giorni per continuare a sperare

SISMA E BUROCRAZIA - Dopo il sequestro per abuso edilizio della casetta a Fiastra, il procuratore Giovanni Giorgio spiega: "La pm ha concesso una dilazione nell'esecuzione del provvedimento in attesa che pervenga la documentazione in sanatoria. Il disagio connesso al sisma non può essere superato da un pur comprensibile fai da te specie in zone a rischio terremoto e per di più in casi che riguardano anziani". In queste due settimane non potrà entrare nessuno nella zona a cui sono stati apposti i sigilli, tranne il custode giudiziario. A San Martino prevista una manifestazione organizzata dal gruppo "La terra trema noi no"
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PEPPINA

Peppina dopo lo sfratto di ieri mattina

 

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Peppina con ill genero Maurizio Borghetti, custode giudiziario

 

Quindici giorni per continuare a vivere in quella casetta, da sola però. E per continuare a sperare che non venga demolita. Quella di ieri per Giuseppa Fattori, 95 anni, è stata una giornata lunga, interminabile, piena di emozioni contrastanti.  “Peppina” è ormai diventata, suo malgrado, uno dei simboli del sisma, o meglio di come la burocrazia a volte possa essere spietata. Ieri i carabinieri della forestale le hanno sequestrato la casetta che le figlie, Agata e Gabriella Turchetti, le avevano costruito in località San Martino a Fiastra. A richiederlo è stato il pm Micaela Piredda, ed è stato disposto dal  gip Domenico Potetti. All’anziana però sono stati concessi 15 giorni per continuare a vivere lì, dove però non può entrare nessuno, tranne il genero Maurizio Borghetti, nominato custode giudiziario.La pm ha concesso una dilazione nell’esecuzione del provvedimento in attesa che pervenga la documentazione in sanatoria specie quella antisismica – spiega il procuratore capo Giovanni Giorgio –  che per ovvi motivi non può essere pretermessa (omessa, ndr) anche a tutela di chi va a vivere nelle casette.  Il disagio connesso al sisma non può essere superato da un pur comprensibile fai da te specie in zone a rischio terremoto e per di più in casi che riguardano anziani”.

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I sigilli alla casa

La vicenda ruota a una mancata concessione, chiesta in sanatoria il 27 luglio. Per questo la pm ha aperto un fascicolo per abuso edilizio, indagati la figlia di Peppina, Gabriella, il marito e il costruttore. Il passo successivo se non sarà sanata la situazione, sarà la demolizione della casetta. Costruita dopo che la 95enne ha passato settimane di inferno nel container. Non ce la faceva più a vivere lontano dai suoi monti, da quella terra dove ha passato gran parte della suoi giorni fino a quel maledetto 30 ottobre 2016. Così i figli, avendo un terreno edificabile a San Martino, hanno pensato di realizzare quella casetta. I tempi per richiedere tutte le autorizzazioni erano lunghissimi, specie in un’aera protetta come quella del parco. E quello che contava era assicurare un tetto a Peppina prima dell’arrivo dell’inverno. Da qui il presunto abuso edilizio. “Dopo tutto il baillame – racconta la figlia Gabriella Turchetti – mia madre ieri sera non stava molto bene. Stanotte ha dormito da sola nella casetta, perché le sono state concessi 15 giorni. E di questo siamo contenti, anche se non può entrare nessuno, tranne mio marito per ciò che attiene ai suoi compiti”. Fino all’altro giorno c’era una badante con lei, ora neanche non potrà esserci più. Domani pomeriggio è prevista una manifestazione davanti la casetta di San Martino, organizzata dal gruppo “La terra trema noi no”.

(redazione CM, foto Falcioni)

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La figlia di Peppina, Agata Turchetti



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