Peppina ricoverata, la figlia:
«La politica non s’è occupata
del dolore dei terremotati»

SISMA - L'anziana è ricoverata all'ospedale di Camerino. Agata Turchetti: «Mia mamma sta male non perché anziana o perché ha subito dei disagi ma perché è stata sradicata. Nonostante la nuova legge e il fatto che abbiamo presentato tutta la documentazione richiesta ancora ci sono i sigilli alla casetta, che ora è ricoperta da erbacce»
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Giuseppa Fattori

 

«Mia mamma non sta bene purtroppo. Ma sta male non perché anziana o perché ha subito dei disagi ma perché è stata sradicata. La politica non si è occupata del dolore dei terremotati. Troppo poco si parla dell’incredibile, incremento dell’uso di psicofarmaci, di suicidi, delle morti, in particolare di anziani». A dirlo è Agata Turchetti, una delle due figlie di Giuseppa Fattori (conosciuta in tutta Italia come Peppina). Sua mamma, quasi 96 anni, si trova ricoverata da ieri all’ospedale di Camerino per alcuni problemi di salute che sarebbero legati alla frattura di un polso, 15 giorni fa.    

«Vorrei evidenziare ciò che è stato assolutamente carente nell’azione politica, e non parlo di questo o quel partito – dice la figlia di Peppina –. La politica non si è occupata del dolore dei terremotati. Io ho partecipato a tanti convegni, nel corso dei quali sia è parlato ripetutamente dei danni che il sisma ha causato nelle persone: un incremento incredibile dell’uso di psicofarmaci, i suicidi, le morti degli anziani, il malessere psicofisico anche di bambini, adulti.

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Agata Turchetti

Tante persone soffrono, si ammalano e muoiono per questo motivo. Ma io sostengo che non serve a nulla fare una diagnosi se poi non c’è terapia o prognosi. In questo caso la terapia era quella di consentire alle persone di organizzarsi e restare nei territori, senza il timore delle procure, dei vincoli, dei sigilli. Invece ora le comunità non esistono più». Secondo Agata Turchetti in primo luogo andava «lasciata la libertà alle persone di restare, senza mandare le procure a indagare sugli abusi edilizi che è visibile in modo lapalissiano a tutti, non era certo abusi a scopo speculativo. Bisognava lasciare alle persone la libertà di organizzarsi in container, roulotte, case mobili». A dicembre è passata la legge Salva Peppina. Ma l’anziana ancora non è tornata nella sua abitazione. «Abbiamo fallito per mia mamma. Ma non perché non siamo brave io e mia sorella (Gabriella Turchetti, ndr). Abbiamo fallito perché nonostante la legge cosiddetta salva Peppina, nonostante mia sorella e mio cognato che sono proprietari di quel terreno abbiano presentato il 29 gennaio la documentazione prevista dalla legge comprensiva del progetto della ricostruzione della vecchia casa, nonostante nel corso di questi mesi abbiamo ottenuto la famosa autorizzazione paesaggistica, nonostante tutto questo siamo in attesa di avere un provvedimento della procura per la rimozione dei sigilli e il dissequestro. E così ora la famosa casetta è sepolta dall’erbaccia che arriva quasi al tetto. Ora l’ambiente è salvo». Agata Turchetti aggiunge inoltre che «Serviva unicamente un po’ di buon senso e un provvedimento legislativo che producesse effetti immediati. Bastava una norma di mezzo articolo: i vincoli paesaggistici sono sospesi».

(redazione CM)

Peppina ricoverata in ospedale, era ancora fuori casa



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