I Farina fanno scena muta col Gip
Il padre disse a Sarchiè:
“Te la farò pagare”

DELITTO - Interrogati in carcere dei due indagati per l'omicidio del commerciante di pesce. Dall'ordinanza del gip emergono nuovi dettagli sulle indagini. L'uccisione sarebbe stata pianificata 15-20 giorni prima

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La conferenza dopo gli arresti. Nei riquadri: a sinistra Giuseppe Farina, 42 anni, a destra il figlio Salvatore, 20

Pietro Sarchiè

Pietro Sarchiè

di Gianluca Ginella

Scena muta davanti al gip per Giuseppe e Salvatore Farina, indagati per il delitto di Pietro Sarchiè e che sono finiti in manette nelle prime ore di martedì a Catania dove erano ritornati da qualche mese. Ad accompagnarli i loro legali, gli avvocati Mauro Riccioni e Marco Massei. L’interrogatorio si è svolto nel carcere di Camerino, dove padre e figlio si trovano da ieri mattina dopo essere stati scortati da Catania dai carabinieri del Reparto operativo di Macerata. Domani mattina sarà la volta degli interrogatori di altri due indagati: Domenico Torrisi (difeso dagli avvocati Tiziano Luzi e Maria Squillaci) e Santo Seminara: devono rispondere di favoreggiamento, riciclaggio e ricettazione. L’interrogatorio si svolgerà al tribunale di Macerata. 105 le pagine dell’ordinanza di custodia cautelare del gip Domenico Potetti che ritiene «gravi ed abbondanti» gli indizi di colpevolezza per i due Farina, Torrisi e Seminara (questi ultimi sono agli arresti domiciliari). Un delitto, quello di Pietro Sarchiè, che è stato pianificato, secondo la convinzione che si è fatta il gip, 15-20 giorni prima: «I Farina hanno “studiato” nel tempo il loro piano delittuoso – scrive il gip –, soprattutto nei quindici giorni precedenti l’omicidio». Prova ne sarebbe, secondo il quadro dell’accusa, che Salvatore Farina aveva fatto «due ispezioni» a Valle dei grilli di San Severino (dove venne trovato il corpo senza vita di Sarchiè), il 12 giugno e il 14 giugno.

Giuseppe e Salvatore Farina con uno dei loro legali, Mauro Riccioni

Giuseppe e Salvatore Farina con uno dei loro legali, Mauro Riccioni

E ancora, Farina senior avrebbe prenotato il capannone di Seminara due settimane prima del delitto per fare dei lavori di sistemazione del suo furgone, ma venne poi usato per smontare il camion frigo di Sarchiè. E ancora: Farina avrebbe in più occasioni chiesto ad un panettiere che lo conosceva e che poteva trovarsi a passare da Sellano di Pioraco, dove secondo la procura fu ucciso Sarchiè, quale fosse il suo itinerario. Per il gip conoscere l’itinerario del panettiere doveva servire ad evitare un testimone oculare scomodo. Ma il delitto, che sarebbe maturato, secondo la procura, dalla concorrenza sul mercato del pesce, affonda le sue radici più lontano nel tempo. Un agente della polizia municipale, riferì che nel 2012 si presentarono al comune di Pioraco due persone che dicevano di aver avuto una discussione sulla legittimità dell’attività di vendita di pesce di Sarchiè che era contestata da Farina. La vigilessa aveva detto che Sarchiè era in regola con i permessi e a quel punto Farina gli avrebbe detto: «Tanto prima o poi te la faccio pagare». Ma che Farina avesse risentimenti verso Sarchiè lo aveva riferito anche un amico del 42enne ed era emerso pure in una conversazione tra Torrisi e la moglie Maria Anzaldi. Nella conversazione, intercettata dai carabinieri, emergeva il fatto che Farina era ossessionato dai concorrenti, non li tollerava. In base a questo per il gip «Il movente emerge nitidamente».

Investigatori al lavoro a Valle dei Grilli dopo il ritrovamento del corpo di Sarchiè

Investigatori al lavoro a Valle dei Grilli dopo il ritrovamento del corpo di Sarchiè

Tra i vari aspetti presi in esame ci sono anche dei documenti di identità che sono stati trovati a casa di Torrisi, e che Giuseppe Farina aveva usato, alcuni giorni dopo il delitto, per acquistare due schede telefoniche. Una mossa, non l’unica secondo il gip, con cui Farina voleva cercare di eludere le indagini.

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