Il maggiore Giulia Maggi lascia Tolentino:
«Il caso di Gentiana un ricordo doloroso.
Fare il carabiniere è un modo di vivere»

ARMA - La prima donna ufficiale in provincia lascia la Compagnia che ha diretto per cinque anni: «Vado a Perugia. Qui mi sono sentita parte integrante della città. I casi? Una notte di Pasqua in cui una donna si è presentata in caserma con il volto tumefatto dopo essere scappata da casa, e quello di un anziano che abbiamo ritrovato e mi ha raccontato tutta la sua vita. Il momento peggiore? Un gruppo di ladri che ha speronato una nostra pattuglia»

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Maggiore Giulia Maggi

Il maggiore Giulia Maggi

di Francesca Marsili

Prima ufficiale donna nella storia dell’Arma in provincia di Macerata. Arrivata a Tolentino nel 2021 con i gradi di capitano, cinque anni dopo il maggiore Giulia Maggi è ai saluti: lascia il comando della Compagnia per un nuovo incarico a Perugia, e la città la saluta con evidente dispiacere. Prima di partire si è raccontata con Cronache Maceratesi: la divisa, le persone incontrate, il modo in cui una città entra nel lavoro di chi la presidia ogni giorno.

Cosa ha pensato nel momento in cui ha capito che sarebbe stata la prima donna a comandare la Compagnia di Tolentino e più in generale la prima a dirigere una Compagnia in Provincia?

«Ho notato che questo aspetto destava una certa curiosità e che associazioni e istituzioni mi chiedevano di partecipare e intervenire a eventi sulla violenza di genere. Ho compreso che l’attenzione suscitata poteva trasformarsi in un’opportunità: quella di fare informazione e prevenzione. Inoltre alcune donne vittime di violenza potevano sentirsi più pronte ad aprirsi sull’argomento sapendo di una presenza femminile ed effettivamente questo si è verificato».

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Arrivata nel 2021 in una provincia che non conosceva, c’è stato un episodio anche piccolo, apparentemente banale, che le ha fatto capire che tipo di rapporto avrebbe costruito con la comunità di Tolentino?

«Ho veramente tantissimi ricordi e non è facile scegliere perché ho trovato subito una comunità collaborativa, vitale e fiduciosa verso il nostro operato, nonostante il Covid creasse qualche barriera in più. Tra i miei ricordi c’è sicuramente l’allontanamento di un anziano che ha visto coinvolte le pattuglie da Tolentino e tutte quelle delle stazioni lungo la statale 78: in pochissimo tempo, grazie ai circuiti di videosorveglianza comunali, siamo riusciti a rintracciarlo. Mi ha colpito la capacità di reazione e cooperazione dei miei carabinieri e la partecipazione rapida e automatica di altri enti per fornire le immagini per coadiuvare nelle ricerche. Una volta rintracciato, l’anziano mi ha raccontato tutta la sua vita con semplicità e fiducia, una storia di apertura e collaborazione a lieto fine».

Pensando alla prossima ragazza che deciderà di entrare nell’Arma magari ispirata anche a lei, cosa le direbbe con le parole più semplici, non da discorso ufficiale?

«In verità le direi le stesse cose che direi a un ragazzo ovvero che non deve considerare il nostro un lavoro ma un servizio e un modo di vivere per il quale è richiesta una buona dose di passione e si deve essere disposti a fare qualche sacrificio».

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Nel 2025, a Tolentino, l’omicidio di Gentiana Kopili. Come donna prima ancora che come ufficiale, cosa ha provato in quelle ore? Crede che uno sguardo femminile nell’Arma, nell’ascolto delle vittime di violenza, nella lettura dei segni di pericolo, nella vicinanza a chi ha paura di denunciare, possa essere un valore aggiunto?

«Il ricordo di quel terribile evento delittuoso è sempre vivido e doloroso. Noi entriamo spesso in case e famiglie in cui si vive nella violenza e nella sofferenza, in quel momento il nostro obiettivo è salvare le persone vulnerabili e quando questo non è possibile portiamo con noi una profonda amarezza. Dal punto di vista professionale non possiamo permetterci di fermarci; dobbiamo pensare a rimboccarci le maniche e ricominciare a lottare con ancora più determinazione e a testa bassa, sia sul fronte preventivo che su quello repressivo. Per la mia esperienza posso dire che ci sono molti colleghi veramente preparati ed esperti in questa materia e in generale la professionalità prescinde dal genere.  Sicuramente però alcune donne preferiscono confidarsi con un militare donna soprattutto sugli aspetti sessuali della propria relazione, oppure in un pronto soccorso si sente ovviamente più a suo agio con una presenza femminile».

giulia maggi

Ripensando a tutte le operazioni condotte in questi anni ce n’è una che, al di là dell’esito professionale, le è rimasta dentro come essere umano prima che come ufficiale?

«Capita spesso che si verifichino casi gravi di maltrattamenti in famiglia nelle particolari festività. Ricordo una notte di Pasqua in cui una donna si è presentata in caserma con il volto tumefatto, dopo essere scappata da casa sua. Mi ha sicuramente fatto molto effetto mettere in sicurezza nel corso della notte la donna e i suoi figli portandoli fuori dalla loro abitazione. Questo in un giorno in cui la normalità sarebbe per i bambini aprire le uova e godersi la festa. Sono contenta che poi l’esito giudiziario e familiare di quella vicenda sia stato positivo, grazie al coraggio di denunciare che la signora ha avuto quella notte».

E invece, il momento più difficile, quello che le ha richiesto maggiore sangue freddo? Cosa le è successo e cosa le ha lasciato addosso, anche dopo che l’operazione si era conclusa?

«A dicembre scorso una pattuglia del Norm ha intercettato un’auto con a bordo persone che avevano appena consumato dei furti in abitazione. Durante l’inseguimento i colleghi hanno azionato le sirene e sentendole ho chiamato in centrale operativa per capire cosa stesse succedendo. Pochi secondi dopo i ladri sono andati addosso alla pattuglia a forte velocità: dal telefono per qualche secondo non mi era chiaro se i colleghi si fossero fatti male e se fossero ancora in pericolo. Di quel momento porto sicuramente con me la preoccupazione e il senso di responsabilità per l’incolumità dei collaboratori affidatimi».

capitano giulia maggi (3)

Come descriverebbe questi 5 anni e cosa le mancherà di Tolentino?

«Sono stati 5 anni bellissimi e intensi. Sono partita per rendere un servizio alla cittadinanza e ho finito per sentirmene parte integrante. Questo senso di appartenenza a una comunità così aggregata, combattiva e vitale mi mancherà sicuramente molto».

Quale sarà la sua nuova destinazione?

«A metà settembre lascerò l’incarico diretta a Perugia, dove sarò impiegata come Capo Sezione antinfortunistica e ambiente dell’Ufficio logistico della Legione Carabinieri Umbria. Anche se lascio questo bellissimo territorio a malincuore si tratta sicuramente di un incarico di staff per me nuovo e stimolante, che affronterò con entusiasmo».


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