Coronavirus, chiusure e polemiche
Sette giorni senza pace nelle Marche

COVID-19 – Da domenica a domenica, in regione è successo di tutto. Tra confusione, colpi di scena e paura, la ricostruzione dell’ultima settimana
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Due studentesse lasciano Macerata

 

di Gianluca Ginella

In qualche ombra umida che s’allunga in angoli nascosti dei giardini Diaz qualche fiocco di Carnevale rimane. Ma è, da domenica a domenica, come una memoria antica, un’immagine ritrovata dentro un vecchio baule in soffitta. Perché da allora, in una settimana, è cambiato tutto. E così mercoledì il sole si è alzato cercando gli alunni dentro le aule di scuola, senza trovarli. Non c’era nessuno lì, non c’è nessuno nei cinema e nei teatri delle Marche, adesso. Tutto fermo, perché c’è il Coronavirus, perché c’è l’ordinanza della Regione. Questi i fatti sintetizzati con una di quelle frasi con cui dal futuro si sintetizza il passato, ma ben più complessi a ripercorrerli.

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DOMENICA – L’assessore regionale Sciapichetti e il sindaco Carancini festeggiano il Carnevale a Macerata

Il Carnevale di domenica scorsa ai Giardini Diaz di Macerata stride con tutto ciò che è successo immediatamente dopo. Già lunedì è cambiato tutto nelle Marche. Il governatore Luca Ceriscioli si presenza in conferenza stampa e annuncia: «chiudiamo le scuole». Il tempo di annunciarlo che arriva una telefonata “in diretta” del premier Giuseppe Conte che stoppa tutto. Se ne riparla domani. Intanto nelle Marche di casi di Coronavirus non ce ne sono.

C’è però una cosa che come il Coronavirus non ha una cura specifica: la psicosi. Che inizia con gli scaffali dei supermercati che vengono svuotati di confezioni di antibatterici e disinfettanti. I carrelli poi si riempiranno nei giorni seguenti anche di scorte di pasta, pane. Martedì nuovo colpo di scena. Ceriscioli verso le 19 firma una ordinanza in cui sospende le lezioni nelle scuole e nelle università e stoppa le manifestazioni pubbliche (dallo sport alle sagre). Anche cinema, discoteche, musei, teatri devono stare chiusi.

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LUNEDì è iniziata la psicosi. Mascherine e scaffali vuoti nei supermercati (nella foto l’Oasi di Macerata)

Per sette giorni (fino alla mezzanotte del 4 marzo). Bufera: Conte, il ministro Francesco Boccia, il commissario straordinario all’emergenza Coronavirus, Angelo Borrelli, tanto per citare gli attacchi più blasonati, si scagliano contro la scelta presa in solitaria. E la Lega sbraita contro tutti mentre il candidato Governatore di Fdi Francesco Acquaroli chiede di sospendere la campagna elettorale.

Altro neo dell’ordinanza è che in effetti manco i sindaci lo sapevano, figurarsi scuole e università. Tutti spiazzati insomma, a partire da genitori e commercianti. Anche perché l’ordinanza è generica: che fare? Cosa è chiuso e cosa no? La risposta arriverà il giorno dopo. Intanto la sera stessa il Gores (organismo che a livello sanitario si sta occupando dell’emergenza in regione) annuncia che nelle Marche c’è il primo paziente che ha contratto il Coronavirus. E’ un giovane professionista della provincia di Pesaro che lavora a Codogno, uno dei comuni focolaio del virus.

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LUNEDI’ la telefonata di Conte stoppa in diretta l’ordinanza della Regione

Mercoledì c’è quel sole che si alza ed illumina le aule vuote nelle scuole. Da Roma intanto è già partita l’impugnazione al Tar dell’ordinanza di Ceriscioli. È il giorno della grande confusione: la mattina l’ordinanza è in vigore e tutto deve rimanere chiuso, il pomeriggio il Tar accoglie il ricorso dello Stato e fissa l’udienza per il 4 marzo. Da domani tutto riaperto. Invece no: la Regione ripropone una nuova ordinanza: tutto chiuso, perché nel frattempo nelle Marche i casi di Coronavirus sono saliti a quattro. Un tira e molla tra Stato e Regione, una querelle politica, un braccio di ferro che tira dentro la vita di un milione e mezzo di marchigiani. Comunque: tutto chiuso fino alla mezzanotte di sabato e poi si vedrà.

Giovedì ormai il Carnevale è un ricordo lontano. In Italia i casi di chi si ammala continuano a crescere, crescono anche nelle Marche: sei. Altro aumento ieri: 11 casi. Intanto la direttrice dell’Asur Marche Nadia Storti spiega che non esiste il ceppo marchigiano del virus e chi si è ammalato è stato contagiato da persone venute da fuori regione. E oggi? Da un lato l’assessore regionale Angelo Sciapichetti si è scusato su Facebook per la confusione che è venuta a crearsi in questi giorni e ha anche sottolineato che nell’epoca dei social i fatti vengono amplificati a volte a dismisura e che non è facile prendere decisioni da parte di chi è preposto a farlo, in particolare quando queste vanno a incidere sulla salute delle persone.

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La Gammadis che produce mascherine

Dall’altro Ceriscioli ha annunciato, concluso l’incontro tra i governatori e il premier Conte, che è in arrivo domani mattina il nuovo decreto del Consiglio dei ministri che detta le linee guida per le regioni, con differenze tra quelle dove ci sono focolai e quelle dove c’è qualche episodio. Ceriscioli ha annunciato in serata di aver letto il testo del governo e domani presenterà, come rischiesto, le osservazioni della Regione. «Chiederemo di essere sottoposti alle misure adottate per le regioni più colpite, che implicano chiusura delle scuole e sospensione delle attività di pubblico spettacolo». Quindi servirà attendere per sapere se il governo darà l’ok. In serata il Gores ha aggiornato i dati sui contagi: ad oggi nelle Marche sono saliti a 22. Come sempre i tamponi saranno inviati all’Istituto superiore della sanità per la conferma. Intanto nel mezzo di questo panorama tanti i problemi che si sono ripercossi sull’economia. In crisi le aziende di trasporto, mentre a Civitanova c’è una ditta, la Gammadis, che produce mascherine per mezza Italia e che si è trovata a far fronte a oltre 100 milioni di ordini.

Questa l’ultima settimana, per non parlare delle voci, materiali o social, delle fake news su casi poi risultati mere invenzioni, dei dibattiti ad ogni minuto nelle televisioni, delle frontiere chiuse agli italiani, dei confronti tra esperti («è peggio l’influenza normale», «no è peggio il Coronavirus») e anche di chi su questo virus venuto dalla Cina ha iniziato a ironizzare. Tutto in sette giorni, con i coriandoli del Carnevale che non hanno fatto in tempo a sparire dalle strade.

(Qui sotto gli articoli della settimana sul caso Coronavirus)

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Il post di oggi dell’assessore Angelo Sciapichetti

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