«Coronavirus un altro terremoto,
evitare che le aziende si fermino»

CONFINDUSTRIA MACERATA dopo il Micam. Il bilancio dei responsabili del settore calzature, pelli e cuoio, che registra una flessione alle recenti fiere dei settori organizzate a Milano. La preoccupazione del direttore Gianni Niccolò: «Monitoriamo la situazione delle nostre imprese, ci stiamo impegnando a fare una ricognizione per capire come la chiusura di molti mercati esteri alle merci possa impattare sulla produzione»
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Da destra: Vincenzo Pucci, Sergio Sciamanna, Matteo Piervincenzi e Alessio Castricini

 

di Mauro Giustozzi (foto di Fabio Falcioni)

Il settore calzature, pelli e cuoio registra una flessione, peraltro prevista, alle recenti fiere dei settori organizzate a Milano.

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Il tavolo della conferenza di oggi

Ma tutto sommato tiene, anche se lo spettro del Coronavirus che si abbatte sull’economia nazionale pone di fronte scenari al momento imprevedibili. Diminuita la presenza di visitatori stranieri proprio a causa del virus che ha colpito il pianeta e in particolare le aree cinesi ed asiatiche e l’export soprattutto a causa di una Russia che ha contratto quasi dell’11% gli acquisti di calzature dall’Italia. Ma la preoccupazione, espressa anche dal direttore di Confindustria, Gianni Niccolò, è quella che l’emergenza Coronavirus impatti pesantemente sulle produzioni che vengono effettuate nel maceratese che, già in sofferenza, potrebbero subire un ulteriore contraccolpo negativo.

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Il direttore di Confindustria, Gianni Niccolò, con Carlo Cipriani

«Ci saranno inevitabilmente riflessi a breve e medio termine – ha ribadito Niccolò – è un ulteriore terremoto dopo quello che abbiamo subito col sisma del 2016 che si abbatte su di noi e che ci impone di fare una grande attenzione al momento che mette a rischio la tenuta economica e sociale delle nostre comunità. Se c’è preoccupazione? Direi che prevale il timore di quello che può accadere e che nessuno può prevedere. Dal nostro punto di vista monitoriamo la situazione delle nostre aziende, alle quali abbiamo raccomandato di attenersi alle norme igienico/sanitarie ed a tutto quello che prevede il decreto in proposito emanato dal governo. Ci stiamo impegnando anche a fare una ricognizione nelle imprese per capire come, la chiusura di molti mercati esteri alle merci possa impattare sulla produzione. E trovare soluzioni per evitare che le fabbriche si fermino completamente. Gli imprenditori, come i lavoratori ed i cittadini devono attenersi alle norme emanate dal Ministero della Salute».

Confindustria_Micam_FF-2-325x217La preoccupazione riguarda anche chi nelle scorse settimane ha partecipato alle tre fiere Micam, Mipel e Lineapelle svoltesi dal 16 al 19 febbraio a Milano. In questo caso sono state 250 le aziende presenti, di cui un centinaio della nostra provincia, che hanno portato in Lombardia, uno degli epicentri del Coronavirus, migliaia di operatori che poi sono rientrati nelle Marche. In quali condizioni di salute? Magari con la paura di aver contratto inconsapevolmente il virus influenzale. Al momento non sono segnalate criticità a Confindustria, ma l’associazione mantiene un contatto diretto con gli imprenditori per tenere sotto controllo la situazione.

Confindustria_Micam_FF-6-325x217Per quanto riguarda il bilancio delle tre fiere a fare il punto della situazione sono stati Matteo Piervincenzi, presidente sezione calzaturiere di Confindustria, Alessio Castricini presidente sezione componenti calzature, Sergio Sciamanna, presidente sezione pellettieri e Vincenzo Pucci responsabile commerciale della ditta Galizio Torresi. «Il Micam – ha esordito Matteo Piervincenzi – ha visto dei numeri in calo del 5% di visitatori soprattutto i buyers asiatici bloccati dall’esplosione del coronavirus. Rallentamento di presenze anche di inglesi e tedeschi, mentre in crescita coloro che sono giunti dalla Russia e dall’area Csi. Nel totale di 1205 espositori, 628 erano quelli italiani e 577 stranieri, con 161 marchigiani. Del resto si è registrato un arretramento pesantissimo nei settori calzaturiero, pelletterie e cuoio nella nostra regione con una riduzione di 122 aziende e la perdita di 1251 posti di lavoro. Le ore autorizzate di Cassa integrazione nella filiera pelle nel corso del 2019 hanno sfiorato gli 8,3 milioni (+28% rispetto al 2018). Nelle dinamiche del settore si evidenziano due velocità distinte: quella dei grandi brand mondiali del lusso e quella delle pmi che hanno raccolto risultati non altrettanto favorevoli, spesso negativi. Si segnalano anche l’aumento del contoterzismo anche delle nostre aziende che lavorano per marchi più grandi ed affermati. Per la tipologia del prodotto regge il comparto delle scarpe sportive sneakers mentre si registrano flessioni in quantità considerevole di scarpe con tomaie in pelle e cuoio».

Confindustria_Micam_FF-4-325x217Anche per quello che riguarda il bilancio del Mipel la situazione non è poi differente dalla fiera della calzatura, confermando il trend al ribasso dell’intero comparto. «I numeri del Mipel –ha detto Sergio Sciamanna– sono stati confermati in quelle che erano le aspettative con una tenuta generale nel segno però di una lieve flessione delle commesse. Hanno partecipato alla fiera 300 espositori, di cui 160 italiani ed il restante stranieri. 16 gli espositori della nostra regione saliti in Lombardia. Anche in questo caso si nota una trasformazione delle aziende che sempre più lavorano come contorterzisti per grandi marchi. Stiamo cercando di favorire investimenti in personale tecnico e soprattutto sviluppare l’e-commerce e le vendite via web». Leggermente in controtendenza, invece, la fiera di Lineapelle che ha visto la presenza di 1200 espositori (700 italiani) di cui 74 sono stati quelli provenienti dalle Marche.

Confindustria_Micam_FF-7-325x217«In questo caso si è registrato un incremento di visitatori del 2% -sottolinea Alessio Castricini– sull’edizione di novembre e di più 1% rispetto a quella estiva. E’ cresciuta del 9% la partecipazione di espositori stranieri arrivati al 44% mentre c’è stata l’assenza di buyers provenienti dalla Cina e dall’Asia a causa dei problemi legati al coronavirus. Sono risultate 35 le imprese maceratesi presenti a Lineapelle, la metà di quelle marchigiane. Questa emergenza sanitaria rischia ora di impattare pesantemente nelle aziende marchigiane del settore, visto che la gran parte lavora con ditte che sono in Veneto in Lombardia, le aree più colpite dal virus influenzale, che sono praticamente ferme e non si sa sino a quando. E poi risentiamo. Facendo accessoristica in particolare, delle difficoltà che incontrano i settori di calzature e pelli coi quali collaboriamo strettamente».

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