Ospedale Macerata, nulla si muove
Intanto i reparti sono sotto organico
e si fa fatica a trovare professionisti

SANITA' - Dopo la maxi topica presa dal Comune a guida Carancini che aveva inizialmente indicato un terreno inquinato e i due anni successivi per il cambio di destinazione d’uso, a 18 mesi dall’ingresso della nuova giunta l'area alla Pieve resta ancora di proprietà privata. Nel frattempo crescono i problemi di manutenzione e personale
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L’ospedale di Macerata

 

di Luca Patrassi

Quanti anni ha il vecchio ospedale di Macerata? Cinquanta, come dicono alcuni del centrodestra? Cento, come osservano altri dal centrosinistra? Non essendo una vertenza tra storici, la differenza è sostanzialmente ininfluente quanto a funzionalità e a sicurezza degli impianti. Sia per la “parte nuova”, quella che ha “solo” cinquanta anni, che per quella più vecchia il fatto che a norma ci sia ben poco è di tutta evidenza, toppe su toppe da almeno un decennio, dall’incendio nel laboratorio di analisi al quale non ha fatto seguito la realizzazione di un nuovo impianto antincendio alla sostituzione di una condotta idrica perché l’assenza di manutenzione aveva portato al formarsi di incrostazioni. Manutenzioni con il contagocce perché la precedente amministrazione regionale pensava al nuovo ospedale chiavi in mano, con un progetto di finanza. Ora la nuova giunta regionale pensa a un nuovo ospedale con una normale gara di appalto. Se con l’ipotesi della concessione si erano stimati 4-5 anni per la realizzazione, con l’altra se ne ipotizzano il doppio con ulteriori costi derivanti dalla manutenzione della vecchia struttura.

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Romani Carancini, ex sindaco di Macerata

Per ora, ad un anno e mezzo, dall’ingresso della nuova giunta non si è mosso nulla, ad iniziare dall’acquisizione dell’area alla Pieve, che era e resta di proprietà privata. Esattamente quella area cui si è arrivati per effetto della maxi topica presa dal Comune a guida Carancini che aveva inizialmente indicato un terreno inquinato per essere stato sede di una discarica e poi impiegare due anni (ed arrivare a fine mandato senza aver chiuso la procedura) per il cambio di destinazione d’uso della nuova area, indicata dal Prg come agricola.

Anzi, stando ai rumors e a quanto segnalato anche dal capogruppo di Fdi Francesco Castiglioni, l’unico risultato finora prodotto dall’operazione iniziata dalla giunta Carancini è il fatto che quell’area ha avuto anche formalmente un cambio di destinazione di uso (e di valore) senza che siano state raggiunte intese con il privato o fatto atti per l’acquisto.

In attesa del nuovo ospedale – per ora sono spariti dalla circolazione soltanto i post di quelli che quando erano all’opposizione assicuravano che bastava poco per fare i lavori o per assumere medici e personale vario – si sta evidenziando, anche a Macerata, un problema nuovo: reparti drammaticamente sottorganico e con numeri che non sembrano potersi coniugare con le aspettative di un servizio sanitario pubblico.

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Il pronto soccorso di Macerata

Quello che accade al Pronto Soccorso lo vedono, e lo hanno visto anche in un recente passato, le migliaia di maceratesi che giornalmente vi accedono. Numeri sempre più esigui, bandi che vanno quasi deserti e quando qualcuno accetta un incarico a tempo determinato viene “premiato” con rinnovi a spezzatino. L’ultimo atto visto all’albo pretorio è stato un rinnovo a tempo determinato per cinque mesi, il motivo è probabilmente da ricercarsi nel fatto che essendo un incarico a tempo determinato si cerchi di evitare che diventi a tempo indeterminato per via della serie di rinnovi. Pensare che una delle prime assicurazioni che diedero i nuovi amministratori, appena insediatisi, fu quella che si sarebbe dato corso alle assunzioni a tempo indeterminato.

Già è difficile trovare medici disponibili e specialisti, infermieri e oss, quando se ne trovano alcuni le assunzioni sono a tempo determinato: forse ci si è resi conto che, al di là delle dichiarazioni, i tetti di spesa vanno rispettati a prescindere dal colore delle maggioranze. Una cosa che la giunta regionale sta rispettando è il potenziamento dei servizi territoriali, cosa che però sta portando riflessi negativi negli ospedali maggiori, a Macerata in particolare. Detto del Pronto soccorso, ci sono altre situazioni che, se non provocano allarme, danno l’idea di cosa sta accadendo.

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L’ex direttore Francesco Logullo

Il direttore di Neurologia Logullo, che era probabilmente l’elemento di maggior spicco della sanità maceratese, ha scelto di andarsene e l’Asur ci ha messo diversi mesi solo per pubblicare l’avviso pubblico di selezione del nuovo direttore. A Pneumologia sono rimasti tre medici, compreso il primario. In Ortopedia l’atteso arrivo del nuovo primario da Torrette, il maceratese Roberto Procaccini, è stato “salutato” da un reparto nel quale, oltre a lui, sono attivi altri quattro medici.

Pochi mesi mesi fa erano sottorganico, ora uno si è dimesso: da chiarire come si possano seguire un reparto e una sala operatoria con cinque medici. Per inciso, quattro sono gli ortopedici che fanno parte della nuova equipe dell’ospedale di Camerino che non ha evidentemente gli stessi numeri di Macerata eppure ha visto un concorso ad hoc per quel reparto. Stando a quanto dichiarato dall’assessore regionale, un medico di Oncologia di Macerata dovrebbe andare provvisoriamente a San Severino, dove è andata in pensione la dottoressa Ferretti alla quale non è stata concessa la possibilità di rimanere in servizio.

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Filippo Saltamartini, assessore regionale alla Sanità

A proposito di San Severino era stato detto che l’apertura del reparto Covid non avrebbe ridotto gli altri servizi: come sia andata in realtà i settempedani hanno avuto modo di vederlo, in servizio ci sono quattro medici per coprire i turni di Medicina e del post Covid. Vero è che l’assessore regionale Saltamartini ha chiesto al governo e alle forze politiche la deroga al tetto di spesa alla sanità (Draghi non ha risposto, nemmeno i vertici dei partiti) ma è anche vero che la legge Balduzzi prevede la presenza di ospedali nel territorio in base a determinati parametri e nell’Area Vasta 3 se ne mantengono aperti tre quando i numeri direbbero uno. Se i medici già mancano in partenza, non sembra che distribuendoli nelle varie strutture del territorio si coprano le carenze e si migliori l’efficienza.

 

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