Per debellare paure, ansie e sofferenze
il Nuovo Umanesimo
parta dagli ospedali

DIBATTITO - L'architetto Renzo Piano e la Fondazione Veronesi lanciano un appassionato appello. Serve una rivoluzione culturale. L'eccellenza medica sia affiancata all'eccellenza delle strutture di cura presenti sul territorio dove si vive e si lavora. Nei nuovi ospedali si deve entrare con fiducia. Il paziente deve sentirsi a casa. Ecco come
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RENZO-PIANO

Renzo Piano è considerato uno degli architetti più influenti, prolifici e attivi a livello internazionale del XX e XXI secolo

 

di Mario Battistini

Un Nuovo Umanesimo deve partire dagli ospedali. Voci autorevoli indicano proprio in queste ore gli obiettivi su cui puntare per assicurare al cittadino una esistenza serena e dignitosa, potendo fare affidamento su una Sanità moderna, altamente efficiente e uguale per tutti. Difesa della Vita, Scuola e Cultura sono i capisaldi del vivere civile, in mancanza dei quali economia e progresso non avrebbero futuro. Non sono più ammissibili le disuguaglianze presenti nel Paese che il Covid ha portato drammaticamente alla ribalta. C’è una Sanità tutta da ripensare assicurando a ogni donna e ad ogni uomo l’accesso alle migliori cure senza più ritardi, limitazioni e disagi. E’ tempo di un nuovo Umanesimo per gli ospedali, simbolo di sofferenza soprattutto con la crisi pandemica dei nostri giorni. Voltiamo pagina. S’impone una vera rivoluzione culturale per affrontare questo gigantesco problema sociale.

E’ l’appello appassionato e autorevole di Renzo Piano, senatore a vita e architetto numero uno in campo mondiale, progettista di opere monumentali e insignito del Premio Pritzker, che è il Nobel per chi opera nel campo della Scienza delle costruzioni. Gli ospedali – sostiene il Maestro – sono luoghi destinati all’eccellenza medica, ma anche luoghi in cui la passione umana deve essere di casa più che altrove.

«L’architettura – continua Renzo Piano, in questi giorni impegnato nella progettazione del più grande ospedale di Parigi – non è solo l’arte di rispondere ai bisogni, ma anche l’arte di soddisfare i desideri e persino i sogni. Per questo motivo, come segno di speranza, il nuovo Umanesimo della nostra società dovrebbe ripartire proprio dal ripensare gli ospedali, simbolo della sofferenza più acuta durante la pandemia. Non voglio entrare nella diatriba tra pubblico e privato, ma la salute è pubblica. Bellezza, funzionalità e scienza marcino unite. Umberto Veronesi lo teorizzava già 20 anni fa. L’eccellenza medica sia allora affiancata dall’eccellenza umana. Tutti i cittadini hanno pari dignità e i medesimi diritti alle cure nei luoghi dove vivono e lavorano. L’esperienza del ricovero non deve trasformarsi in un calvario. Più solidarietà per superare questo dramma e porte aperte anche a chi rincorre la speranza vivendo in terra straniera. La difesa della vita è un diritto universale».

 

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Umberto Veronesi, scomparso nel 2016, è stato fondatore e Presidente della Fondazione Umberto Veronesi e direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia

Sulla stessa lunghezza d’onda prende posizione la prestigiosa Fondazione Umberto Veronesi, oncologo di chiara fama. «Solo un ospedale evoluto può rispondere ai crescenti bisogni dei cittadini. Alta tecnologia, impianti e servizi efficienti, comfort e logistica funzionali per realizzare, finalmente, strutture degne di un Paese civile». Altro che “viaggi della speranza” fuori della propria residenza! Un nuovo Umanesimo parta dai nuovi ospedali, ha detto Renzo Piano, e la Fondazione Veronesi conferma e va oltre: «In questo Nuovo Ospedale che auspichiamo non si deve entrare con preoccupazione, indossando tristemente, con il solito rito, un pigiama per mettersi a letto. Nel Nuovo Ospedale si deve entrare non per soffrire, ma con la fiducia di poter migliorare le proprie condizioni avendo al fianco solidarietà, amicizia e assistenza qualificata».

«Il paziente non è un recluso, ma una persona che anche in ospedale può coltivare le proprie abitudini e interessi: deve poter usare il computer, leggere e studiare in una biblioteca, incontrare amici e parenti e pranzare in una sala con i propri familiari, utilizzando anche aree verdi attrezzate. Non basta. Camere luminose, bene arredate e anche a un letto, o due, per sentirsi più a suo agio, o per evitare promiscuità in presenza di particolari patologie. Il morale alto sconfigge ansie e depressioni, lo sconforto deprime, invecchia e provoca dolore. Il paziente deve sentirsi a casa. E’ provato che fiducia, assistenza di primissimo livello e ambienti confortevoli aiutano a guarire. Questo Nuovo Ospedale così concepito può trovare collocazione pure nei centri urbani o nelle aree periferiche purché sempre collegato alle altre strutture socio-sanitarie della città e armonicamente integrato nel territorio». Questo richiede la Sanità del futuro. Un ospedale tutto diverso da quello che abbiamo imparato a conoscere.

L’impegno economico richiesto da una tale “rivoluzione” è sicuramente consistente, ma la difesa della vita è un problema prioritario che prevale su tutto. Le risorse si debbono trovare, facendo economie in settori meno importanti. In primis, basta sprechi e spese improduttive e si cominci pure a eliminare privilegi personali o di gruppo, che pesano non poco sui bilanci pubblici. La cronaca nazionale elenca ogni giorno le innumerevoli disfunzioni provocate dalla cattiva gestione della cosa pubblica. Anche in tempo di pandemia ritardi, illegalità e disorganizzazione emergono ogni giorno. A livello più generale, poi, il nostro sarebbe un Paese da invidiare se rientrassero i patrimoni dai paradisi fiscali e se, finalmente, si ponesse un freno all’evasione fiscale, che – ricorda la Cgia di Mestre – ogni anno grava sullo Stato, e quindi sui cittadini, per più di 110 miliardi di euro.

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