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Psicosetta macrobiotica:
«Almeno altre 30 denunce,
spero l’indagine si allarghi»

CASO UPM - L'avvocato Francesco Alagna in questi mesi ha raccolto gli esposti di altre persone che sarebbero state vittima della presunta associazione che faceva capo al guru della macrobiotica. «Tutte le storie hanno come elemento comune lo sfruttamento del lavoro. Una volta raccolte tutte le querele intendo depositarle e affiancarle a una memoria, precisando che ci sono anche altre persone da indagare»
martedì 12 giugno 2018 - Ore 22:06 - caricamento letture
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Mario Pianesi

di Gianluca Ginella

Caso Pianesi, «l’indagine deve allargarsi. Ci sono state almeno trenta altre persone che hanno denunciato, una ventina sono venuti da noi. Si tratta di persone che magari sono entrate nell’indagine ma non gli erano state attribuite responsabilità». Così l’avvocato Francesco Alagna, dell’Osservatorio contro gli abusi psicologici di Firenze, che assiste alcune delle persone (inizialmente erano cinque) che denunciano di essere state vittima della psico setta di Mario Pianesi, il fondatore di Un punto macrobiotico (Upm). Le indagini sono state chiuse dalle procure di Ancona e Forlì ma proseguono le persone che denunciano, il comun denominatore dei loro racconti è «lo sfruttamento del lavoro. Faccio un esempio: chiamavano le otto ore il mezzo turno. Lo sfruttamento del lavoro c’è in tutte le storie» spiega il legale. A lui sia affiancano altri tre avvocati: si tratta di Felicita Favelli, Graziella Sarno, Elisabetta Sarti. Un pool di legali per far fronte alle tante persone che si sono rivolte e continuano a rivolgersi all’osservatorio. Quattro gli indagati nell’indagine delle procure di Forlì e Ancona, oltre a Pianesi, la moglie Loredana Volpi, e due membri (che poi hanno lasciato le cariche) de Un Punto macrobiotico. A tutti viene contestata l’associazione per delinquere volta a compiere una serie indeterminata di reati contro la persona e la libertà individuale (minacce, maltrattamenti, esercizio abusivo della professione, riduzione in schiavitù) a loro volta strumentali per commettere illeciti di tipo fiscale. A Pianesi e Volpi vengono contestate una serie di reati volti alla riduzione in schiavitù.

Un caso di malnutrizione che è stato denunciato

Le indagini sono state chiuse a marzo. A distanza di tre mesi continuano le denunce. «È stato un passaparola continuo. Sentendo che altri hanno denunciato si sono fatte coraggio anche altre persone che magari avevano paura del sistema che si era creato per i fuoriusciti di persecuzione, denigrazione, false accuse» continua il legale. Ma quante persone hanno denunciato? «Almeno trenta, e arrotondo per difetto. A noi si sono rivolte una ventina di altre persone». Di chi si tratta? «Sono tutte persone che sicuramente avevano problemi fisici – continua l’avvocato Alagna –, in alcuni casi psicologici, e che si erano avvicinati alla macrobiotica. Poi hanno iniziato la loro disavventura con il movimento di Mario Pianesi. Sono tutte storie molto particolari, vanno a confermare quello che è a mio avviso correttamente individuato dalla procura: l’associazione a delinquere finalizzata alla riduzione in schiavitù, che passa anche in rapporti di lavoro che venivano mascherati in forme diverse. Lo sfruttamento del lavoro c’è in tutte le storie. Quella è una costante». Sulle denunce e l’indagine, secondo il legale «dipenderà dal pm cosa intenderà fare. In base alle prime denunce ha indicato 4 indagati. Con le denunce abbiamo individuato – prosegue l’avvocato Alagna –, a mio avviso, altre persone che concorrevano a quei reati. Alcuni magari già comparivano nelle indagini ma i racconti che sono stati fatti erano più tesi a far comprendere quale fosse la struttura e non a individuare la responsabilità dei singoli. Alcuni nomi magari erano entrati in atti di indagine ma non si era proceduto nei loro confronti. Spero che con le nuove denunce si affianchino agli odierni indagati. Mi auguro che l’indagine possa allargarsi. Anche perché che la responsabilità possa ricadere solo sui 4 indagati a mio avviso è molto riduttivo. Non era pensabile che Pianesi fosse onnipresente in tutti i centri d’Italia dove venivano poste in essere quelle condotte. Una volta prese tutte le denunce intendo depositarle e affiancarle a una memoria. Precisando che ci sono anche altre persone da indagare» conclude il legale.

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