Inchiesta sulla psico-setta macrobiotica,
“Upm” rompe il silenzio:
«Continuiamo a lavorare come sempre»

INDAGINE - L'associazione "Un punto macrobiotico" ha inviato una lettera a tutti i soci, dopo che il fondatore Mario Pianesi, la moglie e due dei più stretti collaboratori sono stati indagati con reati pesantissimi che arrivano fino alla riduzione in schiavitù. «Siamo tutti ancora sconvolti, ma certi che la magistratura farà chiarezza»
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Mario Pianesi con la moglie Loredana Volpi

 

«Siamo tutti ancora sconvolti, ma certi che la magistratura farà chiarezza sull’accaduto». L’associazione “Un punto macrobiotico” rompe il silenzio. E lo fa con una lettera rassicurante inviati a tutti i soci sostenitori, dopo aver scelto fino adesso la strada del “no comment” per quanto riguarda l’inchiesta delle procura di Ancona. Gli inquirenti hanno definito l’associazione una “pisco-setta” e al momento risultato indagate quattro persone: il fondatore e guru Mario Pianesi, la moglie Loredana Volpi, il segretario generale Giovanni Bargnesi e il vice Karl Xaver Wolfsgruber. A tutti viene contestata l’associazione per delinquere volta a compiere una serie indeterminata di reati contro la persona e la libertà individuale (minacce, maltrattamenti, esercizio abusivo della professione, riduzione in schiavitù), reati strumentali per commettere illeciti di tipo fiscale. A Pianesi e Volpi vengono contestate anche una serie di reati finalizzati alla riduzione in schiavitù. «Vogliamo rassicurarti che l’impegno dell’associazione rimane invariato e le nostre attività continueranno nel rispetto dei principi di trasparenza, pari opportunità, dignità e dei diritti inviolabili di ogni persona – scrive ora Upm ai propri soci – A tal proposito, ti confermiamo che, per rispetto dell’istituzione associativa, il segretario generale e il vice segretario hanno deciso, rispettivamente, di autosospendersi e dimettersi. Ti volevamo rassicurare anche che il nostro silenzio sui media, che può esserti apparso poco comprensibile, è stato un atto ragionato e condiviso da più parti per la tutela dell’associazione e di tutti i soci».

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Una delle vittime di malnutrizione legata alla dieta macrobitoca

Le indagini, condotte dai poliziotti delle Squadre mobili di Ancona e Forlì e supportate dalla Squadra anti sette del Servizio centrale operativo, hanno avuto inizio nel 2013 grazie alla denuncia di una ragazza, in passato vittima della presunta setta. Secondo quanto emerso dall’inchiesta, tutta la vita degli adepti sarebbe stata gestita dal maestro, che si avvaleva dei suoi collaboratori prescelti, ovvero i “capizona” e i “capicentro” che si legavano ai punti macrobiotici sul territorio, per  manovrare e manipolare gli iscritti attraverso alcune regole. Una delle prime riguardava lo stile di vita, basato sul rifiuto della medicina tradizionale «perchè i medici sono tutti assassini e i farmaci non curano» e sulle cosiddette diete MA.PI. (le iniziali di Mario Pianesi), divise in 5 classi. Alcune venivano proposte per curare e prevenire patologie croniche, dirette a persone – secondo quanto raccolto dagli investigatori – che si avvicinavano al mondo macrobiotico dopo un periodo di tossicodipendenza, depressione o malattie. «Siamo certi che ci saranno i modi, i tempi e le sedi più opportune per chiarire questa vicenda – continua la lettera di Upm ai soci –  Quello che possiamo fare adesso come associazione e come soci è continuare a diffondere un’alimentazione equilibrata e naturale nel rispetto dell’ambiente, promuovendo la filosofia macrobiotica basata su modelli di sviluppo sostenibili. Sarà nostra cura tenerti aggiornato sull’evoluzione di questa vicenda per garantirti massima trasparenza».

 



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