Nature pubblica le diete di Pianesi
per la cura e prevenzione del diabete

SALUTE - Nella prestigiosa rivista scientifica, tra le più importanti al mondo, è recentemente apparso un articolo di cui è coautore il maceratese fondatore di Un Punto Macrobiotico e che conferma l’efficacia delle sue diete MA-PI. A spiegarlo in un'intervista è il professore di fama mondiale Francesco Fallucca, ordinario emerito di endocrinologia dell’Università "La Sapienza" di Roma e presidente del centro internazionale studi sul diabete
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Francesco Fallucca

 

La rivista scientifica internazionale Nutrition and Diabetes, del gruppo Nature, uno dei più antichi e importanti gruppi editoriali del Mondo, forse il più prestigioso per la comunità scientifica, ha appena pubblicato un importante articolo di cui è coautore il maceratese Mario Pianesi e che conferma l’efficacia delle sue diete MA-PI nella prevenzione e nella cura del diabete mellito. Ne parliamo con Francesco Fallucca, Ordinario Emerito di Endocrinologia dell’Università “La Sapienza” Roma e Presidente Centro Internazionale Studi Diabete, ricercatore di fama mondiale, autore di più di 250 pubblicazioni scientifiche, nonché coautore della pubblicazione assieme al professor Pianesi ed altri ricercatori.

 

Professore, dall’alto della sua lunga esperienza di medico, docente e ricercatore, perché questa pubblicazione è così importante?

Perché segna un passaggio importante di alcuni anni di ricerca e ci conferma in modo inequivocabile la dimostrazione scientifica della efficacia delle diete del professor Pianesi, a cui va la mia profonda ed eterna gratitudine, nella prevenzione nella cura del diabete, che colpisce 415 milioni di persone e ne “uccide” 5 milioni ogni anno, secondo le stime della Federazione Mondiale del Diabete.

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La presentazione dell’articolo al Centro Alti Studi per la Difesa (ministero della difesa)

Come ha conosciuto il prof. Pianesi e come sono nate queste ricerche?

Vorrei subito chiarire che la mia gratitudine al professor Pianesi non è legata solo a questi progetti di ricerca sul diabete, patologia a cui ho dedicato i 50 anni delle mie attività di ricerca, ma per avermi offerto possibilità e prospettive uniche anche nella prevenzione e terapia, verosimilmente, di tutte le patologie croniche e degenerative. Ma andiamo per ordine. Le malattie cronico-degenerative sono un insieme composito di patologie e condizioni molto disomogenee, che non hanno una unica causa, ma in cui però dominano alcuni fenomeni quali l’infiammazione cronica e l’insulino resistenza, ed hanno in comune, appunto, l’evoluzione cronica (sintomi costanti nel tempo e nessuna cura risolutiva) e degenerativa (progressivo e in genere inarrestabile peggioramento). Sto parlando delle malattie cardiovascolari, i tumori, le malattie metaboliche (come diabete ed obesità), quelle respiratorie croniche, le malattie reumatiche, quelle autoimmuni, molte malattie del sistema nervoso, le demenze (tra cui ricordiamo l’Alzheimer) ed altre ancora (tra cui il cancro). Le varie indagini epidemiologiche ci dicono che, nonostante oggi siano disponibili mezzi diagnostici sempre più potenti, farmaci nuovi, etc., l’incidenza e la mortalità per tali disturbi raddoppieranno nei prossimi 15-20 anni. Bisogna, quindi trovare altre strade per fronteggiare questa emergenza. A questo proposito tutte queste malattie hanno in comune la caratteristica di essere indotte o favorite da stili di vita sbagliati. Di questo ero fermamente convinto quando ho conosciuto Pianesi alla fine del 2011, dopo che avevo dedicato 50 anni della mia vita Accademica e Clinica alla ricerca endocrino-metabolica e alla cura dei pazienti con particolare riguardo al diabete. Negli ultimi 15 anni, in particolare, la mia attenzione si era rivolta soprattutto a studiare l’impatto degli stili di vita, rivolgendo particolare attenzione all’esercizio fisico come un vero strumento terapeutico: ne sono testimonianza le numerose pubblicazioni che ho curato in quest’ultima decade. Sapevo che la dieta poteva essere importante, ma nella pratica clinica avevo sperimentato che gli interventi dietetici proposti nei nostri ambulatori avevano quasi sempre uno scarso effetto. Quando conobbi Pianesi aveva una quasi quarantennale esperienza, di studioso ed autodidatta, attraverso la quale dopo aver sperimentato l’effetto dei cibi su stesso aveva, tra l’altro, ideato le 5 diete MA-PI, facendo del bene a migliaia di persone che grazie a lui ne avevano tratto benefici ed aveva condotto, in 4 continenti, prime ricerche sperimentali nel diabete, in particolare con la sua MA-PI 2. All’inizio nutrivo profondi dubbi di carattere scientifico sulle diete MAPI, in particolare perché le ritenevo troppo ricche di carboidrati e povere di altri nutrienti. Ma ho accettato con spirito critico di verificarne l’efficacia nel diabete dell’età matura o diabete di tipo 2 dove ritenevo maggiormente indicato un intervento dietetico. Così abbiamo iniziato un percorso guidati dalle geniali intuizioni di Pianesi, ma verificando i risultati che si sarebbero ottenuti con rigoroso metodo scientifico.

Foto misurazione glicemia

La misurazione della glicemia

Quali sono state le prime ricerche scientifiche che ha seguito?

Prima di tutto va detto che le ricerche che ora elencherò sono state volute fortemente da Mario Pianesi che, attraverso l’Associazione UPM, se ne è assunto gli elevati costi economici, per il bene superiore della ricerca e della salute della popolazione. Il primo passo è stato la realizzazione, nel 2012, di un progetto sperimentale pilota condotto a Roma su 24 pazienti diabetici di tipo 2 (in prevalenza neodiagnosticati ed obesi) che hanno seguito la Dieta MA-PI 2 per 21 giorni. Tutti i pazienti hanno visto rientrare nella norma i parametri biochimici glico-lipidici (glicemie, colesterolo totale, LDL, trigliceridi, etc.), precedentemente alterati, ed a fronte di tali miglioramenti siamo stati frequentemente costretti a ridurre le terapie farmacologiche. Per me questi risultati sono stati letteralmente “Scioccanti”, di una entità che non avevo mai osservato precedentemente in 50 anni di professione medica. In seguito nel 2013 abbiamo perfezionato il tiro realizzando un nuovo progetto di ricerca sulle diete: per la prima volta al mondo in due gruppi di pazienti adulti obesi con diabete di tipo 2, venivano comparate la Dieta MA-PI 2 con la dieta raccomandata ai diabetici dalle nostre principali Società Scientifiche Internazionali. Questo studio, chiamato MADIAB, è stato diretto dall’amico e collega prof. Paolo Pozzilli, direttore dell’area di endocrinologia della Università Campus Bio-Medico di Roma ed ha dimostrato che la MA-PI 2 in soli 21 giorni è stata capace di ottenere miglioramenti clinico-metabolici significativamente e nettamente superiori rispetto alla dieta medica consigliata universalmente al diabetico. In particolare solo i soggetti nutriti con la MA-PI 2 hanno visto rientrare i valori di glicemia a livelli pari a quelli di un paziente non diabetico. Inoltre hanno registrato riduzioni sensazionali del peso, del colesterolo totale e di quello LDL (quello cattivo…), dell’insulino resistenza, del giro vita, dei marcatori infiammatori, nettamente superiori a quelli registrati con la dieta di controllo. Questi risultati sono stati pubblicati nel 2014 nella prestigiosa rivista internazionale Nutrition and Metabolism.

prima pagina dello studio

L’incipit dello studio pubblicato su Nature

Ma cosa ne è successo di quei pazienti dopo i 21 giorni della ricerca?

Questo è stato l’oggetto della pubblicazione uscita in questi giorni sulla prestigiosa rivista del gruppo Nature (leggi la pubblicazione originale completa). I risultati della dieta MA-PI 2 erano stati superiori a quelli della dieta di controllo, nei 21 giorni in cui i pazienti erano stati controllati e supervisionati in 2 alberghi. Ma cosa sarebbe successo una volta che quest’ultimi tornavano a casa? Questo è molto importante, perché una terapia per essere efficace deve essere fattibile e produrre effetti nel tempo. Così a quegli stessi soggetti fu raccomandato di seguire le rispettive diete anche a casa e sono stati poi ricontrollati dopo 6 mesi. Va detto che al gruppo che aveva seguito per 21 giorni la MA-PI 2, come strategia di mantenimento fu consigliato di seguire la dieta MA-PI 4, che ha le stesse proporzioni tra cereali, verdure e legumi ma, in più, prevede l’uso saltuario di pesce come fonte di proteine. Al termine dei 6 mesi si è confermata la superiorità delle diete MA-PI rispetto alla dieta medica di controllo, sia nel mantenere i miglioramenti conseguiti, sia di incrementarli come nel caso della perdita di peso e nella ulteriore riduzione significativa della emoglobina glicosilata (HbA1c). Solo i pazienti del gruppo MA-PI a fine studio avevano, sottolineo tutti quanti, valori di HbA1c pari a quelli di soggetti non diabetici. Un risultato importantissimo perché l’HbA1c non è solo l’indicatore principale della patologia diabetica, ma mantenerla a livelli ottimali permette di evitare le complicanze del diabete. A tale proposito è il caso di ricordare che i diabetici hanno un incremento del 67% del tasso di mortalità per eventi cardiovascolari, una prevalenza del 42% di problemi alla vista (retinopatia) ed il diabete è la prima causa di cecità, del 12% per quanto riguarda la nefropatia (problemi renali), che il diabete con il 56% è la prima causa di amputazione del piede ed infine che il 50% dei diabetici sono colpiti da neuropatia; solo per citare alcune delle complicanze tipiche. Quindi quelli pubblicati recentissimamente su Nutrition and Diabetes sono dati importanti non solo per i ricercatori, ma per tutte le persone che soffrono di queste patologie ed aumentano la riconoscenza verso il lavoro del prof. Pianesi che offre la concreta possibilità di affrontare molte altre malattie croniche e degenerative.

incipit articolo 2

L’incipit dell’articolo pubblicato sul British Journal of Nutrition

Da cosa discende questa sua ultima affermazione sulle altre patologie croniche e degenerative? E quali sono?

Dal fatto che nel progetto MADIAB abbiamo deciso (anche sulla base della letteratura mondiale recente) di inserire anche l’osservazione del comportamento della flora batterica intestinale (microbiota intestinale), per verificare se una possibile spiegazione dell’effetto terapeutico della Dieta MA-PI 2. Questo ulteriore studio è stato realizzato con il contributo fondamentale del gruppo della professoressa Brigidi (Università di Bologna). In questo ultimo studio, pubblicato su un’altra importantissima rivista scientifica internazionale, il British Journal of Nutrition, nel Maggio 2016, (leggi la pubblicazione orginale completa) i dati della composizione del microbiota al tempo 0 e dopo 21 giorni di dieta (T21) sono stati comparati, così come le variazioni nei 2 gruppi della composizione del microbiota tra inizio e fine dello studio. Da queste analisi emerge che dopo 21 giorni di trattamento entrambe le diete (MA-PI 2 e dieta medica di controllo) inducono dei cambiamenti significativi nella composizione del microbiota intestinale, ma i cambiamenti indotti dalla Dieta MA-PI 2 sono stati nettamente più evidenti e quantificabili e, in generale, più positivi (significativamente) rispetto alla dieta di controllo sotto il profilo strutturale e, addirittura, i miglioramenti funzionali si sono verificati solo nel gruppo MA-PI. Questi risultati sono un importantissimo riscontro clinico-scientifico che apre la strada a nuove ricerche sul potenziale terapeutico delle diete Pianesiane. In effetti la dimostrata capacità di modificare, positivamente, la flora batterica intestinale, ci offre una nuova ed inedita potente chiave interpretativa dei risultati conseguiti dalle diete MA-PI, nella più che quarantennale esperienza Pianesiana. E’ utile ricordare, infatti, che alla disbiosi intestinale sono state autorevolmente correlate le più importanti patologie umane (metaboliche, autoimmuni, fino a quelle degenerative, tra cui le malattie circolatorie, gli infarti, gli ictus, i tumori, l’Alzheimer, etc.). Si prospettano poi delle possibilità terapeutiche anche per certe malattie infettive nei cui processi eziopatogenetici è coinvolto il sistema immunitario: tra queste mi piace ricordare i risultati ottenuti dalla dieta MA-PI 2 in un primo studio preliminare sulla malaria, in Costa d’Avorio, una patologia che colpisce 500 milioni di persone nel Mondo ed è una delle prime cause di morte in Africa ed in Asia.

equipe ricerca upm diabete

L’equipe dell’Università Campus Biomedico durante lo studio MADIAB

Questo su microbiota e diete MA-PI è quindi uno studio d’avanguardia?

Lo è. E non solo per i motivi citati in precedenza. Basti pensare che la professoressa Brigidi in recenti presentazioni a Convegni Internazionali ha sottolineato che in una precedente ricerca, pubblicata su “Nature Communications” il gruppo di studiosi di Bologna ha caratterizzato il microbiota di una popolazione africana, che è una delle ultime popolazioni al mondo che vive ancora come cacciatori e raccoglitori, gli Hazda che vivono in Tanzania e non conoscono l’agricoltura e nemmeno certe patologie quali diabete, obesità, sindrome metabolica, tumori, etc. Il loro microbiota ha un profilo particolarmente ricco di quegli stessi batteri positivi che sono stati poi ritrovati nella popolazione che ha seguito la dieta MA-PI 2 in Italia. E’ significativo che nello studio MADIAB riscontrare per la prima volta che un profilo tipo di una popolazione occidentale, modificando la dieta in 21 giorni, si sposti verso un profilo di microbiota simile a quella dei Paesi che hanno un tipo di alimentazione ed una cultura rurale e naturale.

Questa pubblicazione scientifica su Nutrition and Diabetes è quindi solo la più recente?

Certamente. In realtà Pianesi era già stato autore di 16 pubblicazioni scientifiche su progetti sperimentali in vari Paesi, ma dal 2013 ha compiuto un vero e proprio salto di qualità, perché in soli 3 anni sono stati pubblicati su alcune tra le maggiori riviste scientifiche internazionali impattate 9 articoli, consolidando una letteratura unica nel suo genere, importantissima per un approccio nuovo e rivoluzionario come quello della macrobiotica Pianesiana, attestandone inequivocabilmente l’efficacia. C’è ancora molto da fare, ma sicuramente la comunità scientifica mondiale guarda con grande ammirazione l’opera di questo vostro illustre concittadino.

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Francesco Fallucca con il colonnello dell’esercito Ettore Sarli

Quali le prospettive future?

Queste esperienze cliniche, ma per il sottoscritto anche umane, mi hanno coinvolto sempre di più nelle attività di ricerca, tanto da pianificare e poi realizzare, grazie all’amico Pianesi, la creazione del Centro Studi Internazionale Ambiente-Agricoltura-Alimentazione-Salute-Economia (AAASE), di cui ho accettato volentieri di condividere la presidenza. Mario Pianesi, con le sue geniali intuizioni, ci ha donato degli strumenti di fondamentale importanza, etica, sociale e sanitaria: basti considerare che la dieta MA-PI 2 sta dimostrando la sua efficacia verso patologie che affliggono miliardi di persone: secondo le stime delle principali Società Scientifiche nel Mondo vi sono attualmente, 415 milioni di diabetici, 2100 milioni di persone sovrappeso, 1000 milioni di persone ipertese 500 milioni casi di malaria. Credo non solo tutta la Comunità Scientifica Mondiale, ma anche l’Umanità in genere, debbano essere grate a Mario Pianesi per la speranza di salute, dimostrata anche scientificamente in questi ultimi anni, che ha dato a 4 miliardi di persone. Tutto questo è solo una parte delle realizzazioni Pianesiane, che riguardano l’ambiente, l’agricoltura, l’alimentazione, la salute ed un’economia veramente sostenibile. Io mi limito alla parte sanitaria per competenza e, già questa, ci fa dire che l’ideatore di UPM ha avuto delle intuizioni che hanno preceduto in tutto lo sviluppo della ricerca scientifica ed ora sono confermate da fatti inconfutabili. Grazie a lui, oggi noi abbiamo questa possibilità e dobbiamo metterla in pratica. Sono arrivato a queste conclusioni guidato da un approccio scientifico rigoroso che ha contraddistinto la mia carriera di ricercatore e scienziato, ma soprattutto grazie al prof. Pianesi che mi ha aperto nuove vedute sul valore dello stile di vita. Lo stile di vita nei suoi tre aspetti; dall’attività fisica, che avevo cominciato a studiare prima di conoscerlo, poi la dieta e l’ambiente, che sono 2 aspetti fondamentali che sono stato indotto a studiare ed approfondire proprio da Pianesi. Oggi condivido pienamente anche l’aspetto etico e morale insito nell’approccio Pianesiano: noi abbiamo necessità di cambiare, dieta e stile di vita per dar vita anche ad un rinnovamento etico della società e di cui il nostro Paese ha un grande bisogno. Sono più che mai convinto che tutto questo non possa prescindere dalla attuazione delle idee di Mario Pianesi, a cui rinnovo tutta la sincera stima e profonda gratitudine per aver dedicato la vita a questi temi e, personalmente, per aver dato un senso alle attività di ricerca che da qualche anno sto svolgendo e che svolgerò, sempre più convinto, in futuro. E dato che questa mia intervista verrà pubblicata a Macerata, lasciatemi dire, infine, un sentito: grazie Mario.

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