Psico-setta? Non per i clienti
«Continuiamo a mangiare macrobiotico»

SOLITA AFFLUENZA nei locali affiliati a Pianesi il giorno dopo la bufera su Upm e i suoi vertici. Da Sforzacosta a Corridonia passando per Tolentino il coro è quasi unanime: «Accuse esagerate, non c'è mai stata schiavitù»
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Il Punto macrobiotico di Sforzacosta

 

 

di Giovanni De Franceschi 

Per gli affezionati e i sostenitori del macrobiotico oggi è stata una giornata come tante altre. Chi era abituato al solito pranzo con cereali e verdure non ci ha rinunciato. Niente sembra poter scalfire la fiducia. Per chi lavora in cucina o in sala invece la situazione è un po’ diversa, nessuna voglia di parlare, un certo imbarazzo e una frase che viene ripetuta quasi come un mantra: «Questa è un’attività commerciale indipendente». Sono le due facce del day after.

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La Gastronomia Defendi di Tolentino

Il giorno dopo il terremoto che ha travolto l’associazione Un Punto Macrobiotico, il suo leader Mario Pianesi e i vertici. Gli inquirenti l’hanno definita una “psico setta” e le accuse sono pesantissime. Uno dei locali storici che si rifanno al pensiero “pianesiano” e affiliato a “Un Punto macrobiotico” è il ristorante di Sforzacosta “Un Corniolo”. Sono le 13 circa e sta per entrare Chiara, una ragazza giovane. «Io ci vengo per comodità perché lavoro qui vicino e perché mi piace la cucina. Ma non seguo questa filosofia», taglia corto. Entriamo e ci accoglie Luca, uno dei ragazzi che ci lavora. Tra loro chi viene da Fano e chi da Gravina di Puglia. A pranzo c’è più o meno la solita clientela degli altri giorni, una quindicina di persone circa. «Io sono solo un dipendente – dice Luca – prendo lo stipendio ogni mese e quando torno a casa faccio la mia vita regolare. E comunque questa è una società indipendente, che è affiliata e segue i principi di Pianesi. Io neanche ho la tessera di Upm».

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Clienti al Punto Macrobiotico di Tolentino

Poco dopo escono dal ristorante Luciano e Gianna, marito e moglie, hanno appena finito di mangiare. Lei difende a spada tratta Pianesi e la sua associazione, lui un po’ meno. «Non credo a tutte queste accuse – chiarisce Gianna – probabilmente Pianesi e il suo modo di affrontare la medicina hanno dato fastidio a qualcuno. Vengo qui dal 2001 regolarmente e non ho mai seguito diete particolari, mangio quello che voglio. Continuerò a venirci, fino adesso mi è sembrato tutto molto trasparente». «Le accuse sono molto gravi – aggiunge invece il marito – e qualche sospetto viene. Di sicuro con questa vicenda è caduto un mito». Tra il via vai dell’ora di punta, Francesca Leggi ha terminato da poco il pranzo a base di Ma.Pi 4, il classico piatto di verdure e cereali, una delle diete meno stringenti. «Mi dispiace – racconta – se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi. Per quanto mi riguarda vengo qui tutti i giorni a pranzo e a cena da quattro anni e la mia salute è migliorata: avevo valori sballati nelle analisi che sono tornati nella norma. Con questo metodo si assumono molte meno medicine e forse questo dà fastidio a qualcuno».

Da Sforzacosta a Tolentino. Qui c’è il punto vendita “Un Corniolo”, stessa società del ristorante di Sforzacosta, uno dei titolari è Pietro Maria Ciarlantini. Lui non ha voluto rilasciare dichiarazioni, nel retro del negozio c’è Marcello Buat, uno dei responsabili, che si limita a dire «Noi non c’entriamo niente, siamo una società indipendente». Il solito mantra appunto. Nonostante ciò,  proprio sul sito di “Un Corniolo” si legge che la società, oltre ad essere un ente sostenitore, organizza la famose vacanze studio «per i soci e i sostenitori dell’associazione nazionale e internazionale Un Punto Macrobiotico». In una zona diversa di Tolentino c’è un altro ristorante affiliato “Gastronomia Defendi”, titolare è Paolo Ciarlantini, fratello di Pietro.

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Giancarlo Nardi

Giancarlo Nardi sta per entrare, oggi ha intenzione di ordinare il pranzo d’asporto. «Seguo la cucina macrobiotica dal 2001 – racconta – e mi ci sono avvicinato da quando mio zio ha avuto un problema di salute e l’ha risolto proprio con questo metodo. Mangio praticamente tutti i giorni la Ma.Pi 4 o qui o da asporto e mi ha aiutato molto. Le accuse? Secondo me non c’è niente, Pianesi dà fastidio alle multinazionali a al sistema occidentale in decadenza. Probabilmente si tratta di un accanimento di qualcuno che è uscito dall’associazione». Dentro sono rimasti al massimo quattro o cinque clienti. Al bancone c’è Anna. «Noi ci ispiriamo alla società di Pianesi, ma siamo una società indipendente. Posso solo dire che non è vero niente». Una sorta di litania. Una delle prime clienti che esce è Teresina, anche lei rigetta tutte le accuse. «Seguo da un anno e mezzo circa – spiega – e non sono mai stata soggiogata, sono capace di discernere ciò che fa bene da ciò che fa male. A loro va dato atto: ci hanno fatto conoscere un modo sano di affrontare l’alimentazione».

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Un Mandorlo di Corridonia

L’ultima tappa è nella zona industriale di Corridonia, dove c’è “Un mandorlo”, altro ristorante affiliato a Un Punto Macrobiotico, di cui sono titolari Alessio Teobaldelli e Stefano Pianesi, cugino di Mario. «Siamo un ente sostenitore di Upm – specifica Teobaldelli – ma questa è un’attività economica indipendente che segue i principi di Pianesi. E’ un ambiente tranquillo e rilassante, e i clienti da quando abbiamo aperto nel settembre scorso ci hanno fatto sempre i complimenti. Anche dopo la notizia dell’inchiesta sono tornati e non ho notato un calo. Io personalmente seguo Upm dal 2000 e sono un semplice tesserato, posso dire che con questo tipo di alimentazione sto molto meglio. Le accuse che vengono mosse sono esagerate, non c’è mai stata nessuna schiavitù, e si fa presto a crocifiggere una persona. Dispiace perché Pianesi è davvero una brava persona».



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