Continua la crisi del manifatturiero,
bene turismo e servizi avanzati
IL QUADRO di Confartigianato sulla salute dell'economia regionale. Regge il numero delle imprese, ma si differenziano i campi. Il segretario Giorgio Menichelli: «L’analisi dei singoli comparti evidenzia una trasformazione profonda dell’economia regionale»

«L’economia marchigiana tiene ma ci sono segnali che meritano grande attenzione», questo in sintesi il quadro di Confartigianato Macerata-Ascoli-Fermo, dati alla mano. La fotografia mostra la difficoltà del settore manifatturiero, turismo e servizi avanzati tra le attività più dinamiche. E’ il segretario Giorgio Menichelli a fare il punto: «Le imprese attive nelle Marche sono 131.017, appena 7 in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Si tratta di un risultato che, in una fase caratterizzata da rallentamento economico, aumento dei costi, difficoltà di accesso al credito e incertezza internazionale, può essere letto come una dimostrazione della resilienza del sistema imprenditoriale marchigiana. L’analisi dei singoli comparti evidenzia una trasformazione profonda dell’economia regionale, con il continuo ridimensionamento di alcuni settori tradizionali e la crescita di attività legate ai servizi avanzati, all’immobiliare, all’energia e alla consulenza».
Il dato che preoccupa maggiormente riguarda il manifatturiero, settore che rappresenta il cuore storico dell’economia marchigiana e dell’artigianato regionale. Le imprese manifatturiere scendono a 15.458 (meno 289 aziende rispetto al 2025: -1,8%). Le flessioni più consistenti colpiscono soprattutto le produzioni legate al sistema moda: pelletteria e calzature, -134 imprese (-5,0%); abbigliamento, -44 imprese (-3,4%); mobili, -22 imprese (-2,1%); altri mezzi di trasporto, -20 imprese (-6,2%). «Particolarmente significativa – aggiunge Menichelli – è la situazione del distretto calzaturiero fermano-maceratese, dove la fabbricazione di pelli, cuoio e prodotti collegati registra una contrazione di oltre 125 imprese tra Fermo e Macerata. Si tratta di una tendenza che conferma le difficoltà già evidenziate negli ultimi anni: aumento della concorrenza internazionale, rallentamento della domanda, crescita dei costi energetici e pressione fiscale stanno mettendo a dura prova migliaia di piccole imprese».
Le costruzioni continuano invece a mostrare una dinamica positiva, con il settore che raggiunge 17.586 imprese attive, con un incremento di 191 (+1,1%). La crescita è trainata soprattutto dai lavori specializzati, che aumentano di 236 imprese (+1,9%), mentre la costruzione di edifici segna una lieve flessione. Restano le criticità nel commercio. Le imprese qui scendono a 25.374: 585 attività in meno. «Il fenomeno è particolarmente significativo perché tale settore è uno dei principali canali di distribuzione delle produzioni locali e dell’economia dei centri urbani – prosegue Menichelli -. Anche il trasporto e magazzinaggio perde 83 imprese (-2,7%), confermando le difficoltà organizzative e occupazionali che il comparto sta vivendo».
Tra i comparti più dinamici spiccano le attività legate al turismo e ai servizi avanzati. Le imprese dell’alloggio e ristorazione salgono a 9.177 unità (+103 imprese). Di rilievo soprattutto la crescita delle attività di alloggio, che aumenta del 6%. Crescono le attività professionali, scientifiche e tecniche: più 242 imprese (+4,2%), attività immobiliari: +222 imprese, attività finanziarie e assicurative: +216 imprese. «Sono numeri che testimoniano il progressivo spostamento dell’economia regionale verso servizi ad alto contenuto professionale e attività collegate alla valorizzazione del patrimonio turistico e immobiliare» dice Menichelli.
L’analisi territoriale evidenzia differenze significative. Ascoli è la provincia che registra la migliore performance, con una crescita dello 0,4% pari a 76 aziende in più rispetto al 2025, mentre Macerata resta sostanzialmente stabile (-1 impresa). Più difficile invece la situazione di Fermo, che perde 73 imprese (-0,4).
«La stabilità del numero complessivo delle imprese – entra nel dettaglio Menichelli – non deve far sottovalutare un fenomeno che Confartigianato denuncia da tempo. Nelle fasi di rallentamento economico cresce infatti il rischio di concorrenza sleale, abusivismo e lavoro irregolare. Le imprese regolari si trovano a sostenere costi crescenti legati a fiscalità, sicurezza, formazione, contratti di lavoro e adempimenti burocratici, mentre chi opera nell’irregolarità può alterare il mercato offrendo prezzi insostenibili per le aziende che rispettano le regole. Per questo motivo è indispensabile rafforzare i controlli, sostenere gli investimenti delle micro e piccole imprese e favorire il ricambio generazionale».
Guardando infine alle imprese a conduzione giovanile nelle Marche (studio Confartigianato Imprese) queste continuano a diminuire, anche se a un ritmo più contenuto rispetto alla media nazionale. Nel 2025 sono 9.975, 164 in meno rispetto alle 10.139 del 2024, con una flessione dell’1,6%. Un calo significativo, ma inferiore a quello registrato complessivamente in Italia, dove le imprese giovanili sono passate da 486.093 a 473.549: 12.544 attività in meno, pari al -2,6%. La contrazione interessa anche il territorio: rispetto al 2024, nel 2025 si contano 89 imprese giovanili in meno nella provincia di Macerata, 28 in meno ad Ascoli e 19 in meno a Fermo.