Camerino dieci anni dopo il sisma.
Il sindaco Lucarelli: «Dobbiamo ricostruire
senza smettere di vivere» (Foto/Video)
REPORTAGE A 10 ANNI DAL SISMA - Prossime sfide, impegno e voglia di ripartire dopo il terremoto del 2016. Tre punti di osservazione diversi ma accomunati dalla stessa necessità: fare in modo che in città tornino le persone. Il vescovo Francesco Massara: «Le case si ricostruiranno, ora bisogna riempirle». Il primo cittadino: «Circa il 70% degli interventi previsti in centro storico è progettato, presentato o già avviato». Il rettore Graziano Leoni: «L'università ha avuto un ruolo fondamentale per tutto il territorio»

Da sinistra: il vescovo Francesco Massara, il sindaco Roberto Lucarelli, il rettore Graziano Leoni
di Alessandro Vallese
«Le case si ricostruiranno, ma dobbiamo fare in modo che tornino a essere riempite di persone». È la sfida che il vescovo di Camerino Francesco Massara individua a dieci anni dal sisma del 2016. Una ricostruzione che non può fermarsi ai cantieri, alle gru e agli edifici da restituire alla città, ma che deve necessariamente passare dalla rinascita della comunità.

Il centro storico di Camerino
A dieci anni dalle scosse che hanno cambiato per sempre il volto di Camerino, la ricostruzione continua a essere il tema centrale, tra cantieri aperti, edifici ancora da recuperare e una città che nel frattempo ha dovuto trovare un nuovo equilibrio. Ma accanto alla ricostruzione fisica c’è quella, forse ancora più complessa, della vita cittadina. Dopo aver raccolto le voci dei cittadini e dei rappresentanti delle associazioni nel precedente reportage (leggi l’articolo), a raccontare questo percorso sono questa volta le parole del vescovo Francesco Massara, del sindaco Roberto Lucarelli e del rettore dell’Università di Camerino Graziano Leoni. Tre punti di osservazione diversi ma accomunati dalla stessa necessità: fare in modo che la città torni a essere pienamente vissuta.

Massara guarda ai segnali positivi che arrivano dalla città, ma senza nascondere le preoccupazioni. «Ci sono tanti cantieri privati e questo è sicuramente un segnale positivo. Abbiamo riaperto il collegio universitario, permettendo agli studenti di uscire dai container. Sono stati riaperti il Palazzo vescovile e il museo e in piazza sono tornate alcune attività commerciali. Anche la cattedrale è interessata dai lavori e speriamo di poterla riaprire nei prossimi anni».

Mons. Francesco Massara
Ma proprio mentre gli edifici tornano lentamente a essere recuperati, il vescovo mette in guardia da un altro pericolo, meno visibile ma altrettanto concreto. «Il terremoto ha distrutto case, chiese, attività commerciali, ma il rischio è che il tempo distrugga la comunità».
Una riflessione che parte dai ritardi e dalla necessità di imprimere una maggiore velocità alla ricostruzione. «Non possiamo aspettare anni per avere i progetti definitivi, per ottenere le autorizzazioni e poi iniziare i lavori – sottolinea -. Le imprese devono rispettare i tempi, ma dobbiamo anche avere una progettazione e una macchina amministrativa che ci permettano di andare avanti».

Il duomo di Camerino
E qui arriva il punto centrale del suo ragionamento. «La ricostruzione non può essere soltanto quella delle case. Dobbiamo ricostruire anche il commercio, il lavoro, le relazioni, la vita della città» ha detto. Il rischio, altrimenti, è quello di avere «case bellissime ma vuote», con conseguenze pesanti anche sul piano economico e sociale. «Se ricostruiamo gli edifici ma non ci sono persone che li abitano, attività commerciali e posti di lavoro, abbiamo fatto solo una parte della ricostruzione. E rischiamo di spendere tanti soldi senza riuscire a ricostruire davvero la comunità».
Per il vescovo, quindi, la strada passa necessariamente dalla collaborazione tra le istituzioni. «Comune, Università e Diocesi devono continuare a lavorare insieme. Solo facendo squadra possiamo affrontare una sfida così grande».
Il sindaco Roberto Lucarelli parte invece dalla fotografia del presente. «Camerino è una città attiva, che giorno dopo giorno si sta riappropriando delle proprie attività». Un segnale arrivato anche dall’estate appena trascorsa, con «una stagione positiva dal punto di vista turistico e una serie di eventi che hanno riportato tante persone in città».

Roberto Lucarelli, sindaco di Camerino
Fuori dalle mura, intanto, la ricostruzione privata procede in maniera significativa. Nel centro storico la situazione è più complessa, ma anche qui, secondo Lucarelli, il percorso è ormai entrato in una fase concreta. «La vera ricostruzione del centro storico è iniziata nel 2023, con l’ordinanza del commissario Castelli. Abbiamo diviso gli interventi in tre fasi. La prima è stata completata, la seconda ha come scadenza il 30 settembre, mentre la terza riguarda il cuore del centro storico», spiega il sindaco.
Un lavoro che si affianca agli interventi pubblici già avviati. «Abbiamo completato le demolizioni del tribunale e della scuola Ugo Betti, il parcheggio meccanizzato è in una fase avanzata, stanno per partire i lavori nell’edificio dell’ex Banca Marche e sono in corso i progetti per la Rocca dei Borgia». Nel complesso, «circa il 70% degli interventi previsti nel centro storico è progettato, presentato o già avviato».

La chiesa di San Venanzio
Una fotografia che non cancella le difficoltà. Perché ricostruire significa anche continuare a vivere in una città dove convivono cantieri, residenti, studenti e attività commerciali. «È una fase complicata, perché dobbiamo ricostruire senza smettere di vivere. Dobbiamo fare in modo che chi abita a Camerino possa continuare a farlo e che chi viene a studiare o a lavorare trovi una città viva».
Il sindaco rivendica però la forza della comunità. «I miei cittadini sono fortissimi». E proprio da loro, secondo Lucarelli, deve arrivare la spinta per affrontare la fase decisiva della ricostruzione. «Dobbiamo continuare a essere uniti, partecipare e avere fiducia. La strada è ancora lunga, ma Camerino non è ferma».
Anche il rettore Graziano Leoni guarda ai dieci anni trascorsi dal punto di vista dell’Università. «Unicam ha avuto un ruolo fondamentale, non soltanto per se stessa, ma per tutto il territorio. Sono stati dieci anni difficili, ma abbiamo anche avuto delle soddisfazioni. Abbiamo recuperato spazi, abbiamo restituito alla città il rettorato e abbiamo continuato a investire nell’Università. Spostarci fuori dalle mura è stato fondamentale per la sopravvivenza dell’ateneo».

Il rettore dell’Università di Camerino Graziano Leoni
«Se non avessimo avuto il campus realizzato nel 1997 – sottolinea – probabilmente oggi non saremmo ancora qui a parlare dell’Università di Camerino». Una presenza che ha consentito all’ateneo di rimanere ancorato alla città nonostante il terremoto. Ma l’obiettivo resta quello di tornare progressivamente nel centro storico. «Vogliamo rientrare nelle mura. I lavori a Palazzo ducale sono iniziati e stiamo lavorando anche al recupero della parte rinascimentale».
Non si tratta però soltanto di recuperare spazi universitari. «Palazzo ducale era anche un luogo di socialità, un punto di riferimento per la città. Ricostruire quei luoghi significa quindi ricostruire anche una parte della vita di Camerino».

Per Leoni la città che verrà non potrà essere semplicemente una copia di quella precedente al terremoto. «Camerino non potrà essere la stessa di dieci anni fa. I bambini che oggi vivono qui non conoscono la città che c’era prima del sisma». Da qui l’importanza di costruire una nuova identità, nella quale Università e cultura possano avere un ruolo centrale. «L’ateneo, la cultura e la Diocesi possono essere dei punti fermi. Quando torneranno il teatro e il Comune nel centro storico, avremo dei capisaldi e tutto il resto verrà di conseguenza».

Il centro storico
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