Un tuffo dove l’acqua è più blu?
Scusi Mogol, a Macerata
suona come un‘offesa

LETTERA 22 - Oggi dovevano aprirsi i cantieri per le piscine, ma forse quella deliberazione nasce da una distrazione. Missiva ad un grande della canzone per chiedere una deroga per i suoi versi nel capoluogo e per sapere come mai se uno organizza Musicultura poi d’estate deve subire una Musitortura
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Carlo Cambi

Carlo Cambi

di Carlo Cambi

Stimatissimo e cantatisssimo signor Giulio Rapetti in arte Mogol,

mi permetto d’importunarla facendo appello alla vicinanza geografica – lei sta a Toscolano in Umbria dove forma giovani talenti musicali –  e soprattutto alla sua non comune sensibilità: lei conosce i disagi e i bisogni degli uomini e in vita sua molto si spende per alleviarli. Anche con la musica. Ebbene signor Mogol le scrivo per una preghiera e per un aiuto. La prece è la seguente: potrebbe per favore rinnegare o almeno cambiare il testo di un paio di canzoni? Lo so che sono dei monumenti della nostra musica, ma a Macerata, di questi tempi, un verso come “un tuffo dove l’acqua è più blu” è offensivo per le massime autorità della città e fonte di tormenti per la popolazione intera. Non le chiedo una censura, caso mai un’aggiustatina. La richiesta di aiuto invece è questa: come si fa a evitare che la città che ospita Musicultura sia sottoposta a una Musitortura? Lei che se ne intende mi sa dire se c’è un minimo di decenza musicale che si possa richiedere a chi decide di esibirsi in pubblico dopo il tramonto? Guardi non mi aspetto una risposta, ma solo una dichiarazione. Dica che “un tuffo dove l’acqua è più blu” è valido per tutto il mondo tranne che per la città di Macerata. Si può fare?

(di Filippo Davoli)

(di Filippo Davoli)

E’ anche nel suo interesse, mi creda. Se non lo fa rischia di essere coinvolto in una caduta di popolarità di cui lei non ha colpa e che certamente non si merita. Perché a Macerata era stato promesso, anzi meglio il Pd (Partito Democratico che ha la maggioranza) aveva impegnato il Comune con un ordine del giorno, che il primo di luglio si sarebbero aperti i cantieri per il cosiddetto Polo Natatorio. Deve sapere che c’è già costato qualcosa meno di un paio di milioni di euro. Al netto delle palette e dei secchielli per i bambini che s’immaginavano il mare in città, ma anche per gli operai che devono scavare le buche perché sono 30 anni che aspettiamo le piscine e siccome non ce n’è traccia viene da pensare che le stiano realizzando con un gioco di società. Tipo un Monopoli balneare: s’investe in metri cubi di centro commerciale, ma la piscina non si fa tanto si può andare all’incasso senza passare dal via. Nella cifra che le ho detto non è compreso neanche il salvagente. Pare che la ciambella piscina sia riuscita senza buco, in compenso però ci sono dei buchi che pesano sul bilancio del Comune.  I maceratesi li ripianano con la Tasi più alta d’Italia, con le tariffe dell’acqua più care d’Italia perché qualche società a corto di liquidi – non è un paradosso? Sono quelli che dovrebbero costruire le piscine – si dimentica di versare. Così ai maceratesi servirebbe il salvagente per evitare di annegare in un mare di affanni e di tasse locali. Ma nel budget delle piscine non c’è.

Mogol

Mogol

Ora lei capisce caro Mogol che un verso come un “ tuffo dove l’acqua è più blu” a Macerata suona come una battuta ironica. Siccome i nostri amministratori d ironia non ne hanno molta, la prego: lo modifichi. Se lo ricorda vero il suo testo?  Dice così: Eppur mi son scordato di te/come ho fatto non so. /Una ragione vera non c’è / lei era bella però. Un tuffo dove l’acqua è più blu niente di più. Ma che disperazione nasce da una distrazione / era un gioco non era un fuoco. Non piangere salame dai capelli verde rame/è solo un gioco e non un fuoco”. Sa com’è diventato quel testo nelle stanze ovattate del municipio di Macerata nell’imminenza dello scadere del termine per l’avvio dello scavo? Così: “Eppure mi so’ impegnato perché?/Se l’ho fatto, non so/ Una piscina vera non c’è, Fontescodella però…/Un tuffo dove l’acqua è più blu? Pensaci tu/ La deliberazione /Nasce da una distrazione/ È solo un gioco e non un luogo/ Non piangere bagnante se dall’acqua sei distante/È solo un gioco e non un luogo”.

Carissimo Mogol poi c’è anche un altro verso che lei ha scritto e che a Macerata crea scompiglio. Deve sapere che qui c’è un gran dibattito perché chiudono la piazza centrale alle auto. E la chiusura scatta in contemporanea alla scadenza della promessa di avviare il cantiere delle piscine. Ora lei scrive: “Come può uno scoglio arginare il mare, anche se non voglio torno già a volare. Le distese azzurre e le verdi terre/Le discese ardite e le risalite su nel cielo aperto /e poi giù il deserto”.. Ecco in queste dispute cittadine i suoi versi sono diventati così:” Come può una piazza trasformarsi in mare? Fatemi la vasca: io vorrei nuotare. Le divise azzurre e le multe ferree/ i negozi pieni e gli aperitivi con il centro aperto/ ora pare un deserto”. Non so se sia condivisibile questa visione: in realtà un centro senza auto, ma con tante cose sarebbe una grande bellezza soprattutto se si potesse stare in una città viva.

Fotomontaggio di Filippo Davoli

Fotomontaggio di Filippo Davoli

Con le piscine. E magari piena di musica, lei mi capisce Mogol. Ora si dà il caso che a Macerata alcuni locali del centro avevano la buonissima abitudine di accompagnare la pizza o la cena con ottima musica. Si poteva passeggiare (ecco il vantaggio del centro senza auto se però ci sono motivi per andare in centro e parcheggi disponibili), poi sedersi al tavolo – magari davanti al bellissimo palazzo Costa – e ascoltar mangiando. Niente da fare perché non vanno disturbati i residenti e soprattutto perché non si possono penalizzare gli ambulanti del mercato. Una scelta per me non condivisibile perché significa mortificare il Centro e dare in testa ancora ai commercianti. Ma anche il silenzio è un valore. Macerata però è – anzi dovrebbe essere – una città musicale: ospita una delle più prestigiose stagioni liriche estive e con Musicultura – so che lei la conosce e la apprezza –  ha la sola manifestazione open dedicata a quella autorale. Ora le chiedo: com’è possibile che la musica in Centro no se promossa dai commercianti, ma rivolta a bombardare il Centro sì? E’ capitato certe notti che un complesso (per come suonano sarebbe meglio definirlo un complesso in colpa) abbia sparato la sua musica a tutto volume dai giardini Diaz (con profusione di denari pubblici) fino alle due di notte verso i residenti del Centro Storico. Con un batterista che deve fare il doppio lavoro: usare il martello pneumatico di giorno e il rullante la notte ma senza differenza alcuna. Ecco le chiedo Mogol perché la città di Musicultura deve poi subire una Musitortura? Senza neppure potersi consolare con un tuffo dove l’acqua è più blu.

Ossequi.

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