Le confidenze di Rosina:
«Se mi ammazzeranno
cercate il mio assassino dentro casa»

CORTE D'ASSISE - In aula al processo per il delitto della 78enne sono state sentite amiche e persone che la conoscevano e anche una operatrice del Centro antiviolenza che la incontrò. I testimoni hanno riferito di come a tutti parlò della situazione difficile in casa, una amica ha anche aggiunto di una volta in cui il nipote avrebbe colpito la nonna con una spallata (le difese hanno detto che la testimone si è contraddetta diverse volte nel suo racconto). L'udienza è durata circa 7 ore, la prossima il 12 maggio
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L’arrivo in tribunale di Enea Orazi per l’udienza di oggi

di Gianluca Ginella (Foto di Fabio Falcioni)

Rosy, i suoi problemi, le sue paure, una vita che era cambiata all’improvviso dopo che nella casa in cui viveva da 25 anni si erano trasferiti a vivere la figlia e il nipote. E poi i dieci euro che riceveva al giorno, il sentirsi sola dentro casa. E la confidenza ad un amico di famiglia: «Se mi ammazzerrano cercate dentro casa l’assassino». C’è questo negli sfoghi che aveva fatto con chi conosceva la 78enne Rosina Carsetti, uccisa il 24 dicembre del 2020 a Montecassiano. Oggi al processo di Corte d’assise in cui sono imputati il marito Enrico Orazi, la figlia Arianna Orazi, e il nipote, Enea Simonetti, sono state sentite persone che avevano raccolto i suoi sfoghi. Tra loro la vicina di casa, Silvia Bacelli, che ha raccontato di come quel pomeriggio del 24 dicembre l’avesse chiamata dal balcone senza ricevere risposta. Ha riferito che in particolare durante il lockdown Rosina aveva iniziato a farle delle confidenze su quello che stava vivendo in casa.

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Enrico Orazi nasconde il volto ai fotografi. In foto anche l’avvocato Barbara Vecchioli

«Nel periodo del lockdown mostrava quasi incredulità e delusione rispetto a quando si aspettasse da questa nuova convivenza. Facevano scelte che non la vedevano coinvolta. Il marito lo vedeva distante, lontano da lei. A detta di Rosy era una completa estranea. Avevano stabilito lei stesse su uno dei livelli, quello centrale, e loro sugli altri. Stiamo parlando di due vite un po’ diverse: quella che ha fatto nei primi 25 anni, era una vita di coppia. Poi è diventata più problematica e gestita da due nuclei famigliari». Un episodio che hanno raccontato diversi testimoni che aveva loro raccontato Rosina è quello di uno schiaffo che lei avrebbe dato alla figlia che avrebbe reagito dandole una spinta e facendola cadere. «Mi disse che a causa di un bisticcio e anche di uno schiaffo che a lei sfuggì e diede a sua figlia ci fu uno strattonamento, una colluttazione a seguito della quale Rosy cadde per le scale interne» ha raccontato Bacelli. Altre confidenze: «I contenuti principali afferiscono al fatto che, perlomeno a detta di Rosy, non aveva più la sua auto e la libertà di muoversi come aveva fatto sempre, evidentemente figlia o marito avevano determinato di non fargliela più usare. Questo rappresentava per lei altrettanto una delusione, un disagio e una ingiustizia. E anche di non disporre, a detta di Rosy, di denaro, se non 10 euro al giorno che le lasciavano per la spesa. Queste sue confidenze mi colpirono molto all’epoca. Rosy era una donna sveglia, autonoma, che sempre ha avuto del denaro. Il gesto di lasciarle la paghetta quotidiana, anche abbastanza esigua le pesasse e lo diceva».

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Arianna Orazi arriva in tribunale

Bacelli ha ricordato poi quello che successe il 24 dicembre, giorno in cui Rosina è stata uccisa. «Intorno alle 17 mi chiamò una vicina di casa dicendo che voleva dare una Stella di Natale a Rosy, ma non le rispondeva. Allora non avevano il citofono e quindi facevamo a voce. Ci chiamavamo e rispondevamo a voce. Provai a chiamare Rosy, più volte. Ma nessuna risposta. Ho notato che era tutto chiuso, anche le persiane. C’era molto silenzio, come se non ci fosse nessuno».

Il pm Vincenzo Carusi a quel punto ha chiesto se fosse normale che le persiane fossero chiuse «Sì, poteva succedere, a volte erano accostate, a volte chiuse. Non vi ho dato peso». La vicina di casa ha detto di aver parlato con Arianna «Disse “non riconosco più mamma da come era prima”, e io approfittati e le dissi: “anche per lei è difficile riconoscere te, perché non provate ad avere un rapporto affettuoso o un pochino più disteso?”. Ricordo anche la sua amarezza e contrarietà come dire, “tu non puoi capire”». Il legale di Arianna Orazi, l’avvocato Olindo Dionisi le ha detto «Nel verbale lei dice che anche la madre non aveva interesse a ristabilire i rapporti…».

Bacelli ha risposto: «Forse aveva perso la motivazione, era provata. Era talmente ormai delusa e provata che non riusciva nemmeno ad avere fiducia a provare, tentare, possiamo concludere che era reciproca. Ma chi subiva o aveva piccole o grandi privazioni era Rosy».

Da 40 anni Talia Carassai conosceva Rosina. «Prima i rapporti erano buoni in casa, poi sono cambiati da quanto la figlia e il nipote sono andati a vivere da loro. Mi diceva sempre che gli facevano i dispetti, gli spegnevano la luce, i termosifoni. Questo la figlia e il nipote, forse più il nipote. Le hanno rovinato il giardino, devastato la casa e questo Rosy non lo accettava. Mi chiamava due o tre volte al giorno, e diceva “Tanto alla fine mi ammazzano”. Si sentiva a disagio, le facevano i dispetti, c’era qualcosa che l’ha portata a dire così. Rosy mi diceva che voleva scrivermi una lettera, diceva: “questi di casa mi vogliono ammazzare”».

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L’avvocato Olindo Dionisi

Carassai ha poi riferito di un episodio che non aveva mai riferito prima. «Una volte il nipote l’ha picchiata», incalzata su questo punto dal pm prima e poi dalle difese ha risposto «Gli ha dato una botta, una spallata. Non credo sia l’episodio in cui sono venuti i carabinieri (in seguito ad una lite con il nipote Enea, ndr), è un’altra volta». Ha poi raccontato «Enea la insultava, le diceva “quanto sei brutta”, lo diceva con cattiveria. Io le avevo detto di venire a casa mai, ma lei diceva di no, che quella era casa sua e restava lì».

Ma in quella casa, ha continuato Carassai «Rosina ormai viveva da sola. E loro stavano di sotto. Non la facevano partecipe di niente, la trattavano male. Gli staccava i termosifoni. Li accendevano solo quando erano a casa. Le hanno tolto anche l’acqua», così mi diceva Rosy. Sull’episodio dell’intervento dei carabinieri, ha confermato quanto aveva già detto ai carabinieri che Arianna le avrebbe detto «Se succede qualcosa a mio figlio io ti ammazzo». Ha poi ricordato un altro episodio quando Rosina aveva colpito con uno schiaffo la figlia che aveva reagito gettandola a terra. «Enea stava intervenendo, lei gli ha detto fermati che ci penso io». I difensori, sulla testimonianza di Carassai sono critici «si è contraddetta tante volte» dice l’avvocato Dionisi.

Enea_ProcessoRosina_FF-5-650x434«Mi diceva “Io sto di sopra, loro di sotto” – ha raccontato in aula Annamaria Rocchetti, vicina di casa -. Diceva “Io sto da sola, mi cucino da sola”. Una volta mi ha raccontato che c’era stato un litigio con la figlia tanto che era andata a dormire da una amica perché aveva paura a tornare a casa. Parlava sempre della figlia, diceva: “mia figlia è riuscita a circuire mio marito. Ma a me no, mi piego ma non mi spezzo, era orgogliosa di questo”. Io le avevo detto se voleva venire da me, ma non aveva voluto. Lei del marito mi ha sempre detto, che fino a che non sono andati a vivere a casa loro la figlia e il nipote “mi ha sempre tenuto sul palmo di una mano”. Mi raccontava di viaggi, ristoranti, cose positive. Il pericolo lo vedeva nella figlia e nel nipote, diceva sono più grossi di me se mi danno un ceffone mi ammazzano. Mi diceva: “Dicono che ho speso sempre tanto che gli ho finito i soldi, è vero che ho speso tanto ma non ero solo io, tutti abbiamo speso tanto”». Ha poi raccontato dell’episodio in cui Rosina intestò la sua quota di casa al nipote «disse: “io firmo se mi assicurate che l’auto me la ridate”, mi ha detto: “ho firmato per quello ma dopo una settimana me l’hanno tolta di nuovo”».

Rosina aveva poi il sospetto che i familiari ascoltassero le sue telefonate «Mi diceva: “non so come fanno ma sanno sempre quello che dico con le amiche”, sospettava che avesse il telefono sotto controllo. Ha poi raccontato della decisione di andare al centro antiviolenza, «gliel’ho proposto io. Era stato uno dei miei figli a dirmi che c’era la possibilità di rivolgersi al centro antiviolenza. Rosina era entusiasta di questa idea e disse subito di sì. Era talmente entusiasta di questa cosa che potrebbe averlo detto anche a loro ma se l’ha fatto io non lo so».

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Rosina Carsetti

Sentita anche l’operatrice del centro antiviolenza, Irene Ortolani, che incontrò Rosina il 19 dicembre 2020: «Mi ha raccontato che subiva vessazioni da parte dei familiari. Che da circa 6 mesi si erano trasferiti a casa sua la figlia e il nipote. Rosina ha raccontato che subiva dei comportamenti del tipo che le era stata tolta la stufetta, pativa il freddo, aveva raccontato che veniva controllata dai suoi famigliari, che non aveva un cellulare che non poteva ricevere chiamate ma solo farle. Ha parlato di un episodio in cui il nipote aveva scaraventato un divano e aveva chiamato le forze dell’ordine. Mi ha parlato del giardino distrutto e rovinato dai famigliari e questo l’aveva molto ferita. C’era stata una discussione con la figlia, che l’aveva spintonato e caduto a terra e minacciata: “se fai qualcosa di male a mio figlio ti ammazzo”. Abbiamo parlato per circa un’ora, mi ha riferito del budget lasciato a disposizione dei famigliari, tolto l’auto e per lei è stato un grande dolore. Mi ha parlato dell’altro figlio ma aveva detto che non poteva contarci più di tanto. Perché avevamo ragionato se poteva essere una risorsa per lei. Quando è andata via ha detto “mi piacerebbe dirglielo ai miei famigliari, per far sapere che mi sto muovendo”, ma noi consigliamo sempre di non dire che ci si è rivolti al Centro antiviolenza».

Euro Carancini conosceva Rosina ed Enrico dagli anni Settanta e ha raccontato che un giorno Rosina lo aveva chiamato a casa, cosa che non aveva mai fatto, e gli aveva chiesto se poteva dargli un passaggio a casa di una amica. Così Carancini aveva iniziato a dare passaggi a Rosina e lei gli raccontava: «Mi disse che una volta il nipote le ha messo un ginocchio sopra e ha fatto segno di darle un pugno, e la madre era intervenuta dicendogli “Fermati che ci penso io”. Lei mi diceva “Caro Euro, se mi succede qualcosa che mi ammazzano non cercate al di fuori da casa mia, è dentro casa che troverete l’assassino. Non pensavo Rosina esagerasse. Volevo parlare con Enrico ma lei mi disse di non farlo, mi disse di starne fuori». Ha poi riferito quello che Rosina gli diceva sui suoi famigliari «Mi diceva che negli ultimi tempi sua figlia era intrattabile, una iena, il nipote seguiva la mamma ed Enrico era assente. Era disperata, dispiaciuta e negli ultimi colloqui avuti con lei l’ho vista con gli occhi sbarrati, preoccupata da questi eventi. Diceva che il nipote era un violento e la figlia non sentiva ragioni». L’udienza si è conclusa intorno alle 17, dopo circa sette ore di udienza. Si prosegue il 12 maggio.

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