Intercettazioni, nuova linea difensiva
Stop alla versione del rapinatore
Arianna: «Dovevo lasciare orme»

OMICIDIO DI MONTECASSIANO - I colloqui tra la donna e il figlio, intercettati in auto, sono macigni in mano all'accusa. La versione raccontata dalla famiglia svanisce definitivamente. Il legale degli indagati sta studiando l'ordinanza dopo gli arresti. «Mi dovrà confrontare con i clienti e capire il grado di responsabilità di ognuno. Enrico Orazi? Non sta bene, il figlio gli è vicino. La premeditazione? Il messaggio Instagram non mi sembra elemento strutturale». Lunedì l'interrogatorio: «Non parleranno»
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Enea Simonetti, al centro, durante uno dei sopralluoghi alla villetta

 

di Gianluca Ginella

«Ho fatto due errori. Il primo è non aver lasciato neanche una traccia di effrazione fuori, una impronta. L’altro non avere addormentato i cani» dice Arianna Orazi, 49 anni, al figlio, Enea Simonetti, 20. Una intercettazione ambientale, fatta in auto, che per gli investigatori lascia poco spazio a dubbi e che manda in soffitta la storia del rapinatore che gli indagati indicavano come assassino di Rosina Carsetti, la donna di 78 anni uccisa il 24 dicembre a Montecassiano.

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Arianna in giardino con uno dei cani della famiglia. In una intercettazione dice: «Avrei dovuto addormentarli»

Alla storia del rapinatore i carabinieri (che hanno condotto le indagini, coordinate dal procuratore Giovanni Giorgio e dal sostituto Vincenzo Carusi) non avevano mai creduto, tante erano le cose che non tornavano fin dall’inizio (leggi l’articolo). E’ quella una delle intercettazioni con cui è alle prese l’avvocato Andrea Netti, il legale di Arianna, Enea, ed Enrico Orazi che sono indagati per l’omicidio di Rosina Carsetti, uccisa il 24 dicembre a Montecassiano. Arianna ed Enea sono stati arrestati ieri e si trovano in carcere (lei a Pesaro, lui a Montacuto), per Enrico (il cui ruolo è ritenuto comunque marginale) il gip non ha applicato misure cautelari e ora si trova in un albergo (prima stava a casa dell’altro figlio). A incastrare madre e figlio sono alcune intercettazioni ambientali. Gli inquirenti hanno piazzato microfoni in diversi luoghi come al negozio di Macerata degli Orazi, in via Rosati, e sulle auto degli indagati.

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I tre legali della famiglia. In primo piano Andrea Netti. Da sinistra i legali Valentina Romagnoli e Paolo Morena. Con loro Arianna Orazi

«Dopo che sono emerse le intercettazioni, che prima non conoscevamo, è chiaro che la linea difensiva cambierà – dice Netti -. L’ordinanza non scrive la parola fine, i finali possono essere diversi. C’è da vedere il grado di responsabilità degli indagati e questo cercherò di capire anche confrontandomi con loro, separatamente». Ma nel frattempo lunedì ci saranno gli interrogatori di garanzia in tribunale a Macerata per Enea e Arianna. «Posso anticipare che, ragionevolmente, si avvarranno entrambi della facoltà di non rispondere – spiega Netti -. Si tratta di una scelta perché in questo momento dobbiamo cancellare la lavagna. Poi mi confronterò con loro in modo schietto, alla luce di quanto è emerso con l’ordinanza» spiega il legale. La famiglia dell’atro figlio di Rosina ed Enrico, Enea Orazi, intanto è scossa: «Enea (l’altro figlio di Rosina e Enrico, ndr) è rimasto in un silenzio attonito quando ha appreso degli arresti. Non sarà facile superare il momento» dine Netti. Enea Orazi, raggiunto oggi telefonicamente da Cronache Maceratesi, si è limitato a dire di non poter parlare e di avere molto da fare. Per quanto riguarda Enrico Orazi «Diciamo che non sta molto bene. Il figlio gli sta vicino – aggiunge il legale -. Oggi sono andati insieme a portare da mangiare ai cani. Tra le intercettazioni ce n’è anche una in cui Arianna dice «Se va male prendiamo un furgoncino e ce ne andiamo» e nell’ordinanza tra i motivi della misura cautelare firmata dal gip Giovanni Manzoni, c’è il pericolo di fuga (gli altri sono rischio di reiterazione del reato e pericolo di inquinamento delle prove).

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Caccia alle tracce nel giardino

Altro aspetto che emerge dall’ordinanza è che nel corso di una chat su Instagram Arianna aveva scritto ad Enea di tornare a casa «ho iniziato a studiare il piano». E’ questa frase, scritta il 16 dicembre e per errore non cancellata da Arianna, uno dei cardini a sostegno della premeditazione dell’omicidio. Non l’unico, si parla anche delle indagini di Arianna sul delitto della pittrice Renata Rapposelli e di un libro, “La fine del mondo storto”, trovato nell’auto della 49enne, con il risvolto di copertina appuntato sul capitolo tre dal titolo “Vendetta”. Netti sulla premeditazione chiarisce «il messaggio non mi sembra un elemento strutturale per parlare di premeditazione. Resta comunque il fatto che Enea a quel messaggio su Instagram non risponde nulla».

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Enea Simonetti dopo l’arresto viene portato in carcere

Finora la linea difensiva è stata quella di cercare elementi a sostegno della versione degli indagati che in casa entrò un rapinatore. La ricerca si era concentrata sulle tracce trovate sulla porta finestra. «E’ ovvio che nel momento in cui hai solo elementi materiali – spiega Netti -, la linea logica si deve basare su quelli, come la ricerca di tracce. L’ordinanza si basa su elementi ignoti e che hanno ribaltato la situazione. C’è da domandarsi, visto che alcune intercettazioni sono del 25 dicembre e altre dei primi di gennaio, perché si è atteso tutto questo tempo per l’ordinanza? Quali sono i dubbi che hanno portato la procura ad attendere? Oggi hanno assunto questa decisione, ma la scientifica non ha finito, non c’è la relazione del medico legale, non sono depositate le altre consulenze tecniche sui telefoni. C’è una sfasatura temporale tra intercettazioni, relazioni che non sono arrivate, e il provvedimento. E’ evidente che in questa scacchiera ci sono ancora delle ombre enormi rispetto alle quali è mio compito indagare. Se riesco a intercettare una graduazione di responsabilità, devo conoscerla, capirla, e gestirle da un punto di vita processuale.

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Enea Simonetti, per la procura è lui ad avere ucciso la nonna

Per farlo è necessario un confronto schietto sugli elementi emersi. Sono convinto ci sia molto da chiarire, il ruolo dei tre penso possa essere anche grandemente differenziato. E questo è molto importante». A complicare il quadro la confessione di Enea, che aveva fatto arrabbiare Arianna. La sera del 24 dicembre, portato in caserma, ad un certo punto dice: «Non c’è stata una rapina, è stata una messinscena fatta da mio nonno e mia mamma perché c’è stato un incidente mortale causato da mia mamma». Arianna, venuta a conoscenza di quanto detto dal figlio, lo aveva redarguito: «Uno strozzamento non potrà mai essere classificato come incidente». Ma in quel momento nessuno sapeva come Rosina fosse stata uccisa, appunto strangolata. Da chi? Per la procura da Enea in esecuzione di un piano ordito da Arianna e al quale Enrico Orazi non tentò di opporsi.

 

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Arianna Orazi all’uscita dalla caserma dei carabinieri dopo l’arresto. Per la procura ha ideato lei l’omicidio della madre

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Il procuratore Giovanni Giorgio

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Il colonnello Nicola Candido nel corso della conferenza di ieri

 

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