«Rosina uccisa in 3-4 minuti,
qualcuno le si è seduto sopra
ed è stata strozzata»

CORTE D’ASSISE – Udienza di otto ore al processo per la morte della 78enne. Sentiti carabinieri e consulenti. Il medico legale Roberto Scendoni ha spiegato di aver trovato 13 costole rotte, «non possono essere dovute al massaggio cardiaco, se non in parte». I messaggi trovati sui cellulari, l’intervento dei militari nella villetta di Montecassiano circa un mese prima del delitto («ci disse di redarguire il nipote»), la storia dell’auto che le era stata tolta dai familiari per via degli incidenti («non ci risulta ne avesse avuti»). Il marito alla fine del processo: «Aveva l’osteoporosi». La difesa di Enea: «Si sottoporrà all’esame, spiegheremo il tempo che ha passato nel piazzale del supermercato». Abbracci di Arianna con Enea ed Enrico Orazi
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Arianna Orazi

di Gianluca Ginella (Foto di Fabio Falcioni)

«Rosina uccisa in tre minuti, al massimo quattro», strozzata, soffocata e il torace schiacciato dal suo aggressore che le ha fratturato le costole (13, di cui 3 con una doppia frattura). Lo ha detto li medico legale Roberto Scendoni che ha svolto l’autopsia sul corpo della 78enne uccisa a Montecassiano il 24 dicembre del 2020.

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Il medico legale Roberto Scendoni dopo l’udienza di oggi pomeriggio

Sotto accusa per il delitto, davanti alla Corte d’assise del tribunale di Macerata, ci sono la figlia, Arianna Orazi, il nipote Enea Simonetti e il marito, Enrico Orazi.

Oggi nel corso dell’udienza, durata circa 8 ore, sono stati sentiti diversi testimoni a partire da Vincenzo Ierardi, appuntato scelto dei carabinieri che si è occupato delle indagini e che aveva iniziato la sua testimonianza la scorsa udienza. Poi è stato sentito il tenente Domenico Spinali, comandante del Nucleo investigativo del Reparto operativo dei carabinieri di Macerata, altri due militari, Simone Lorenzetti, in servizio al comando di Montecassiano, e Pietro Cantelli, in servizio alla stazione di Montefano.

Ultimi due testimoni i consulenti tecnici: Luca Russo, che si è occupato delle analisi informatiche e dei telefoni su incarico della procura, e il medico legale Roberto Scendoni che ha svolto l’autopsia e l’ispezione sul corpo della donna uccisa subito dopo il ritrovamento.

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Al centro Rosina Carsetti

LE CAUSE DELLA MORTE – Il medico legale ha spiegato, in modo tecnico che qui semplifichiamo, come sarebbe morta Rosina Carsetti e la dinamica con cui sarebbe stata uccisa. «Aggredita da davanti» ha spiegato Scendoni in base a una serie di fattori, a partire dalle lesioni. Una morte che «in base alle ipostasi (macchie di sangue che si formano mezz’ora, un’ora dopo la morte, ndr) che erano presenti nelle regioni posteriori e si stavano formando, sulla temperatura del corpo che era di 33,7 gradi in un ambiente dove la temperatura era di 18,4 gradi, e in base alla rigidità cadaverica tenace che era presente sulla mandibola la morte la faccio risalire in un range tra le 4 ore e mezza e le sei ore e mezza prima delle 23 del 24 dicembre quando ho esaminato il cadavere». Significa tra le 16,30 e le 18,30 del 24 dicembre. Rosina aveva «13 costole rotte, le prime sei di sinistra e le prime sette di destra, di cui tre rotte in due punti – ha spiegato ancora Scendoni -. Escludo che possano essere dovute al solo massaggio cardiaco effettuato dal 118, non è possibile che un massaggio cardiaco provochi tutte quelle fratture, può aver partecipato. C’è poi una clavicola slogata e quella può far pensare o ad una caduta o ad un tentativo di difesa della vittima».

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La villetta di Montecassiano dove è stata uccisa Rosina

Il medico legale, ad una domanda fatta dal pm Vincenzo Carusi, che sostiene l’accusa al processo, sulla durata del «meccanismo aggressivo», ha risposto: «Ritengo compatibile che sia concretizzato tutto in 3 o al massimo 4 minuti. Con la compressione del torace, l’occlusione della bocca (di questo ci sarebbe prova per una lesione trovata all’interno del labbro superiore, ndr), e lo strozzamento». Inoltre il medico legale ha trovato nella zona del collo un complesso lesivo «a forma di “elle”, compatibile con la forma del palmo della mano, con pollice aperto e le quattro dita più o meno chiuse».

Su come sia morta ha spiegato: «La causa è riconducibile, in maniera inequivocabile, a una asfissia acuta da strozzamento. A cui ovviamente si è aggiunto un meccanismo di compressione toracica e non si esclude un meccanismo occlusivo di bocca e naso, vista anche la ferita che aveva al labbro». Sul punto se il massaggio cardiaco potesse aver inciso sulle fratture alle costole «escludo che il complesso lesivo toracico sia di derivazione solo del massaggio cardiaco: questo per via del numero di coste fratturate, 13 con 3 rotte in due punti, un totale di 16 punti fratturativi e sono molti per un massaggio cardiaco».

A una domanda della difesa di Enea, ha risposto che «sì, confermo che, in base ai rilievi, è compatibile che una persona sia salita sopra alla donna e l’abbia strozzata e tentato l’occlusione di bocca e naso. Lei supina e la persona sopra, una aggressione portata di fronte». Altra questione se soffrisse di osteoporosi: «Se ne soffriva sicuramente non era una osteoporosi severa, se un osso è fragile si percepisce con gli esami che ho svolto». Ma Rosina è stata uccisa da una sola persona? A questa domanda Scendoni, alla fine dell’udienza, se la cava con una battuta: «Questo non me lo hanno chiesto al processo, quindi non rispondo».

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Da sinistra: Vincenzo Ierardi e Luca Russo in una pausa del processo

I CARABINIERI – L’appuntato scelto Vincenzo Ierardi dei carabinieri ha continuato con la sua testimonianza sulle indagini svolte. Tra le cose che ha accertato la presenza di Enea al parcheggio della Coal, vicino alla sua abitazione: «ho visto filmati video della sorveglianza. Abbiamo lo scontrino delle 18,07, lui è arrivato intorno alle 18 ed è poi uscito dal supermercato alle 18,09. Alla 19,44 è andato via». Ha poi riferito di quando «verso le 5,40 del mattino Enea Simonetti ha iniziato a dare versioni contrastanti con quelle di mamma e nonno. A quel punto abbiamo interrotto il verbale e chiamato in caserma il pm per sentirlo». Enea in quel momento aveva detto che non era vera la storia del rapinatore entrato in casa come i tre imputati avevano sostenuto all’inizio. Dichiarazioni che poi si è rimangiato.

Il tenente Spinali ha ricostruito parte delle indagini da quanto è arrivato sul posto «mi hanno chiamato il 24 sera verso le 20,15 o 20,30 perché era stata segnalata una rapina ma ancora non si sapeva se era morta una signora anziana. Mi hanno chiesto di intervenire con la mia squadra. Abbiamo provveduto con i primi accertamenti tecnici con un sopralluogo, abbiamo fatto ricerche perché parlavano di un rapinatore. Abbiamo attivato tutte le pattuglie esterne per cercare persone che potessero identificarsi con gli elementi che avevamo. Eravamo in lockdown e quindi di persone in giro in quel momento ce n’erano poche».

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Il tenente Domenico Spinali

Poi «nel frattempo abbiamo sentito i vicini, visionato le telecamere. Poi oltre a sopralluoghi interni ed esterni, visto che non avevamo molti eletti su cui lavorare, abbiamo chiesto ai familiari di poter visionare i telefoni, era particolare una rapina alla vigilia di Natale, pensavamo che forse qualcuno aveva fatto da talpa sui movimenti di quella abitazione». I carabinieri hanno sentito i vicini e «ci hanno parlato dei rapporti di questa famiglia».

Spinali ha poi riferito di quanto accaduto il 7 gennaio 2021, la mattina alle 11,17 quando Arianna ed Enea erano nel suo ufficio «avevo riordinato e tolto un po’ di carte dalla scrivania. Avevo trovato dei guanti che non ricordavo di chi fossero e li ho messi in un armadio». I carabinieri avevano attivato una telecamera nascosta e questa avrebbe poi ripreso «non in diretta perché saltava alcuni pezzi, ma riguardando abbiamo visto Arianna dire qualcosa a Enea che si metteva sulla porta, come a fare da palo, e lei poi prendeva i guanti che avevo messo nell’armadio». Riconvocati in caserma dopo che era stata scoperta la cosa, Arianna aveva ammesso di aver preso i guanti, dicendo erano di loro proprietà, e li aveva riconsegnati. Tra le cose sospette trovate dai carabinieri un libro di Mauro Corona “La fine del mondo storto” con il segnalibro fissato sul capito “Vendetta”, testo che era nella borsa di Arianna.

Hanno poi fatto, tra i tanti accertamenti, anche alcuni legati agli incidenti stradali: «siccome i famigliari dicevano che a Rosina avevano proibito l’uso dell’auto perché aveva fatto degli incidenti. Non risulta abbia avuto mai incidenti. Enrico Orazi ne aveva avuti cinque, Arianna due, Enea uno. Ma nessuno Rosina, non risultava aver avuto incidenti dal 2001, salvo uno in cui però era trasportata».

Pietro Cantelli, carabiniere in servizio a Montefano, ha riferito di un intervento a casa di Rosina il 27 novembre del 2020. «Fummo chiamati dalla centrale operativa per un diverbio. Appena arrivati trovammo sul marciapiede la signora Carsetti. Era agitata e andava avanti e indietro. La signora prima che entrassimo ci disse: “dovete farmi la gentilezza di redarguire mio nipote perché è irrispettoso nei miei confronti perché ogni volta che abbiamo un confronto si arrabbia”». I carabinieri erano entrati e avevano parlato con Enea: «Gli chiedemmo il motivo della lite e lui disse che era andato al piano di sopra, dove stava la nonna, perché non funzionava il Wi-Fi ed era andato a spegnere il modem per riattivarlo e che “nonna avrà pensato volessi spegnere la televisione”. La Carletti ci confermò questo. C’era stato un diverbio verbale, non aveva parlato di violenze».

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Enea Simonetti

L’ANALISI DEI TELEFONI – Luca Russo si è occupato delle indagini tecniche su cellulari, computer e telecamere. Sui pc non ha trovato nulla di rilievo, sui cellulari invece sì. Ha spiegato il programma utilizzato per analizzare i telefoni e il fatto che in un primo momento quando erano stati consegnati spontaneamente c’erano tutti i dati ma in seguito i cellulari di Arianna ed Enea erano stati resettati dagli indagati stessi.

Ha riferito di una chat Instagram poi cancellata da Enea ma non da Arianna in cui la donna diceva al figlio «sto studiando un piano» e poi gli scriveva «mi piace Instagram, poi si possono cancellare le conversazioni?». Ha parlato di un paio di foto scattate da Enea, alle 16,46 del 24 dicembre in cui scatta prima una foto all’auto e al cielo che si vede dall’abitazione e poi una foto del cielo e di un albero. Poi di messaggi in cui scrive su un gruppo Whatsapp fino alle 15 e un messaggio di auguri ricevuto alle 16,45 sempre del 24 dicembre a cui risponde alle 17,14 dicendo «Grazie, auguri anche a tutti voi». Sul cellulare di Arianna aveva invece trovato delle registrazioni: «file audio con registrazioni ambientali, effettuate con il telefonino durante dialoghi tra Carsetti, Arianna, Enrico. Si sentono litigi tra Arianna e la madre». Ha poi parlato di una registrazione in cui Rosina parlava al telefono con una donna, il 23 dicembre 2020. «Si sente che dice: “Siccome ora ho appuntamento con un avvocato, gli chiedo anche questo, se si può avere la pensione sociale. Tra un po’ mi metto fuori col piattino, qualcuno mi farà la carità”. Si sente la voce, molto bassa, di Enea Simonetti che pronuncia: ’morì ammazzata». Su questo l’avvocato Valentina Romagnoli, legale del nipote di Rosina, ha puntualizzato: «la frase si sente mentre c’è rumore, ci sono i cani che abbaiano e potrebbe essere riferito a questi».

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Enrico Orazi con l’avvocato Barbara Vecchioli

LE DIFESE – Il marito di Rosina, alla fine dell’udienza si è lamentato di quanto detto dal medico legale: «Dice s’è rotta le costole, il medico del 118 dice invece può avergliele rotte lui (con il massaggio cardiaco, ndr). La verità è che mia moglie aveva l’osteoporosi». Il suo legale, l’avvocato Barbara Vecchioli: «Abbiamo evidenziato che ad esempio la lussazione alla clavicola può essere ascritta ad una caduta a terra. Nessun esame ha parlato del cellulare di Enrico Orazi che agganciava una cella telefonica quel giorno. Non vogliamo dire che non fosse in casa in quel momento ma che a nostro parere c’è una carenza nelle indagini».

«Riteniamo che buona parte del materiale acquisito da Russo non possa entrare nel processo – dice l’avvocato Romagnoli – Poi voglio sottolineare che fino alle 17,46, la famiglia è rimasta sempre a contatto con il mondo esterno. Enea fa le foto del tramonto, Rosina chiama le amiche. C’è tutta una serie di elementi che fanno dubitare che la morte possa essere avvenuta a ridosso di quell’orario. Sul fatto di Enea che è stato per un’ora e mezza fuori dal supermercato daremo una spiegazione al processo, posso anticipare che lui si sottoporrà all’esame».

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L’avvocato Olindo Dionisi oggi in tribunale

Alla fine dell’udienza, verso le 18, Arianna, difesa dal suo nuovo legale, l’avvocato Olindo Dionisi, ha chiesto di poter parlare con il figlio e anche Enrico Orazi ha chiesto di poter abbracciare la figlia. Prima l’anziano ha abbracciato e parlato un po’ con la figlia poi c’è stato un grande abbracciato tra Arianna ed Enea nell’anticamera all’aula di udienza dove vengono fatte entrare le persone detenute. La prossima udienza si svolgerà il 5 maggio. Il 29 settembre invece è il giorno in cui è previsto vengano sentiti gli imputati.

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L’avvocato Valentina Romagnoli

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