Omicidio di Rosina, indagini chiuse
«Arianna coordinò il delitto»
La difesa: «Enea non ha agito attivamente»

MONTECASSIANO - La procura ha concluso l'inchiesta. Alla figlia della 78enne uccisa e al nipote viene contestata la premeditazione. Entrambi e il marito della donna morta, Enrico Orazi, sono accusati anche di rapina. I legali degli indagati possono ora chiedere un interrogatorio e presentare memorie difensive
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di Gianluca Ginella

Omicidio di Rosina Carsetti, la procura chiude le indagini ed è pronta ad andare al processo. Alla figlia di Rosina, Arianna Orazi, 49 anni, e al nipote, Enea Simonetti, 21, viene contestato l’omicidio con premeditazione. Una aggravante che invece non viene contestata al terzo indagato, il marito della 78enne, Enrico Orazi, 79. La donna è stata uccisa lo scorso 24 dicembre nella sua casa di Montecassiano, con «strozzamento, soffocamento e schiacciamento del torace».

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Arianna Orazi ed Enea Simonetti, figlia e nipote di Rosina

Dal capo di imputazione firmato dal sostituto Vincenzo Carusi emerge, in un passaggio, la figura di Arianna, che «approfittando della propria autorità esercitata sul figlio Enea e, comunque, delle condizioni di totale sottomissione di quest’ultimo alla sua volontà, era riuscita a fargli cambiare quanto dichiarato inizialmente ai carabinieri su cosa accadde la vigilia di Natale nella loro casa». Enea in principio disse che la rapina e il sequestro di persona erano un bluff. Un delitto che Arianna ed Enea «avevano iniziato a premeditare almeno dal 16 dicembre» una data legata ad uno scambio di messaggi su Instagram, per errore non cancellato dalla donna e in cui Arianna accennava ad un piano che avrebbe studiato. Arianna avrebbe inoltre organizzato e diretto la cooperazione nel delitto di Enrico Orazi e del figlio Enea.

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Rosina Carsetti

Sono poi tutti accusati di rapina, per aver ucciso Rosina al fine di avere un profitto: del denaro che la 78enne aveva in casa (si tratterebbe di quei 2mila euro che sin dall’inizio dicevano fossero stati presi dal fantomatico rapinatore). Per aver cercato di sostenere la pista del rapinatore entrato in casa e che avrebbe legato Arianna ed Enrico, la procura contesta la simulazione di reato. Poi c’è la lunga parentesi dei maltrattamenti in famiglia. Si parla di minacce, aggressioni fisiche, dispetti, danneggiamenti volontari del mobilio di casa e soprusi di vario tipo. Dalla distruzione del giardino dell’anziana, al farla vivere senza fornirle denaro sufficiente, al toglierle la possibilità di usare le auto di famiglia, a impedirle di usare il riscaldamento e di rispondere alle chiamate in entrata sul telefono, ad ascoltare e a volte registrare le sue telefonate. E ancora Arianna in una occasione avrebbe schiaffeggiato la madre, spintonandola e facendola cadere a terra e subito dopo Enea si sarebbe avventato sulla nonna alzando il pugno come a volerla colpire. Enea e Arianna devono poi rispondere di estorsione, perché avrebbero detto a Rosina che avrebbe riottenuto l’uso dell’auto se avesse intestato in tutto o in parte la quota di proprietà della sua casa di Montecassiano. In questo modo Enea era diventato proprietario per un terzo e nudo proprietario per due terzi della villetta di via Pertini, a fronte del controvalore di 50mila euro corrisposti tramite l’assunzione da parte del 21enne della responsabilità di far fronte alle necessità dei nonni.

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Il marito di Rosina, Enrico Orazi

Ad Arianna Orazi viene contestata la violenza privata (per avere sottratto alla madre un telefono cellulare che le era stato regalato da una amica), e l’intralcio alla giustizia per aver fatto cambiare al nipote la versione data ai carabinieri su come andarono i fatti il giorno del delitto. Ad Arianna e Enea viene poi contestato il furto di un paio di guanti in pelle che erano in un armadio nella caserma dei carabinieri. I guanti, aveva poi sostenuto Arianna, li avevano dimenticati in caserma la sera del 24 dicembre e per quello li avrebbero ripresi. Al momento Arianna ed Enea si trovano entrambi in carcere mentre Enrico Orazi, dopo essere stato ai domiciliari, è libero. Sono tutti difesi dagli avvocati Andrea Netti e Valentina Romagnoli. Con la chiusura delle indagini la difesa ha venti giorni di tempo per chiedere che vengano interrogati i propri assistiti e di presentare memorie difensive. L’avvocato Netti ha commendato «A questo punto possiamo finalmente chiudere il perimetro ed accedere a tutti i documenti e file audio. Da qui a settembre, termine entro il quale è possibile chiedere l’interrogatorio, decideremo se sottoporre a questo Enrico Orazi. Il quadro indiziario è articolato e da quanto finora emerso non ci sembra che ci siano prove di una partecipazione attiva del giovane».

 



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