Il memoriale di Ambrosini
“Tutta colpa dell’economia marchigiana”

DOSSIER BANCA MARCHE /2a parte- L'ex presidente difende l'operato relativo agli accantonamenti e alla valutazione dei crediti. San Marino, Tercas e Di Matteo. I rapporti con Bianconi. Fondazione Carima, il contratto al dg e il manuale Cencelli. Le 51 pratiche di fido approvate in una sera
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L’ex Presidente di Banca delle Marche, Michele Ambrosini.

 

Seconda parte (leggi la prima puntata)

di Marco Ricci

Proseguiamo le nostre ricostruzioni su alcuni momenti recenti della vita di Banca delle Marche, attraverso la lettera (e i verbali Cda allegati) inviata a metà estate dall’ex-presidente dell’istituto Michele Ambrosini a Rainer Masera, ai presidenti delle quattro Fondazioni azioniste, al presidente del Collegio sindacale e all’ispettore capo di Banca d’Italia all’istituto di credito. Una sorta di memoriale per confutare alcune critiche che gli sono state mosse dal consigliere Giuseppe Grassano in merito all’interruzione e al seguente rinnovo del contratto di lavoro tra Bdm e Massimo Bianconi nel 2011 (leggi qui la prima parte). Una seconda puntata del dossier la cui pubblicazione avviene all’indomani della notizia dell’apertura di un’indagine da parte della procura di Ancona. E a pochi giorni dalla presentazione della semestrale e dalla messa in gestione provvisoria di Bdm da parte di Banca d’Italia. 1,2 miliardi di euro di crediti rettificati in un anno solare, 800 milioni di euro di perdite in due semestri. Un dato impressionante. Cifre che fanno di questa vicenda il più grande crack che la storia marchigiana ricordi. Gli stralci dei due verbali da cui traiamo alcune ricostruzioni sono relativi ai Cda del 5 luglio del 2012 e dell’11 aprile 2013. In alcuni casi, alla luce proprio di quanto emerso in questi giorni, in alcuni punti non possono che sollevare più di qualche perplessità. Nel resoconto abbiamo omesso (pochi) dati e informazioni che a nostro parere potrebbero compromettere l’eventuale lavoro dell’autorità di vigilanza o di quella giudiziaria.
Partiamo dal verbale dell’aprile 2013, quando in Consiglio di amministrazione si discute sull’azione di responsabilità, sui conti e sulle prassi passate in uso nella banca. Da quanto si comprende, durante la riunione sono già state mosse tutta una serie di critiche – non sappiamo da chi – sull’operato dell’istituto e dei suoi organi. Il consigliere Grassano chiede a questo punto il voto sulla “richiesta avanzata da lui e dal collega Cesarini.” Probabilmente si vorrebbe muovere un’azione di responsabilità verso il passato Cda, ma questo lo si può soltanto intuire.

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L’ex consigliere di amministrazione, Giuseppe Grassano

L’AZIONE DI RESPONSABILITA’ – Poco dopo Grassano, interviene sul punto il consigliere Giuliano Bianchi che reitera la richiesta di conferire “un ulteriore mandato allo studio Bonelli Erede Pappalardo” per estendere l’indagine “ai componenti del Cda della Capogruppo in carica fino al 31/12/2012.” La volontà sembra quella di sottoporre all’attenzione dello studio legale anche l’operato di altri organi della banca nonché alle società di revisione. “Diversamente”, termina Bianchi il cui intervento sarà di seguito condiviso dall’allora presidente Lauro Costa, dal vicepresidente Federico Tardioli e dal consigliere Roberto Civelleri, “parrebbe che del presente Cda gli unici responsabili siano i quattro consiglieri che sedevano nei precedenti consessi consiliari”. Gli accertamenti, spiega ancora Bianchi, vanno mossi anche agli attuali organi “non fosse altro perché la Fondazione Carima a latere della propria richiesta di agire contro gli organi precedenti, ha poi tacciato di inerzia l’attuale Consiglio.” Questo dunque lo scenario intorno al quale si svolge la discussione in Cda. E sarà principalmente il vicepresidente Ambrosini, immaginiamo anche nelle vesti di ex-presidente della banca, a rispondere alle obiezioni che sono state mosse.

LA PERCEZIONE DELLA SITUAZIONE – Ambrosini comincia il suo lungo intervento dai bilanci passati, da come dal loro confronto non emergano a suo parere “dati che possano ingenerare dei dubbi e tanto meno dei falsi.” Un concetto che egli riprenderà nella lettera a Masera a cui il verbale è allegato, quando scrive che “nessuno ha mai contestato la veridicità dei bilanci, salvo alcune dubbiose espressioni usate in varie occasioni dallo stesso Grassano e/o Cesarini.” Quindi, tornando al verbale, secondo l’ex presidente “per avviare qualsiasi iniziativa occorrono prove precise, altrimenti le relative decisioni non sarebbero motivate né ispirate a saggezza. Le semplici voci”, prosegue Ambrosini, “non possono infatti condizionare le decisioni degli organi e le lettere anonime – che ricorda essere state sistematicamente ignorate – meritano solo di essere cestinate.” Dunque “sostenere che nel passato non sarebbero stati osservati i principi di sana e prudente gestione contrasta con un dato inoppugnabile, che non si sapeva, né si poteva sapere che l’evoluzione dell’economia marchigiana e, in particolare, del settore immobiliare sarebbe stato tanto negativa.” Parrebbe quindi che secondo Ambrosini il principale motivo del dissesto della banca sarebbe l’economia marchigiana. Oltre a una politica del credito che, nello spirito con cui venne costituita Banca Marche, “per anni è stata il motore dello sviluppo del territorio.”

GLI ACCANTONAMENTI E I CREDITI – Dall’ex-presidente arriva anche una difesa dell’operato relativo agli accantonamenti e alla valutazione dei crediti. Secondo Ambrosini gli atti chiesti in passato dalla Vigilanza di Banca d’Italia furono soddisfatti e gli accantonamenti costituiti “in accordo con la Banca stessa”, come secondo l’ex-presidente avrebbe dato atto la stessa Bankitalia in un verbale del 2011. Ambrosini afferma così “di non riuscire a spiegarsi cosa possa essere successo di tanto straordinario e di così critico dopo che le ispezioni del 2010 e, soprattutto, dopo che alla Banca pervenne la missiva del 9/1/2012.” Anche perché, partendo proprio dalle indicazioni di Banca d’Italia del 2011, Bdm “si sarebbe attivata su vari fronti” per correggere le criticità. Quanto alla valutazione dei crediti deteriorati, prosegue, “uno degli elementi di cui si teneva normalmente conto, soprattutto in presenza di garanzie immobiliari, era costituito dall’oggettiva e tradizionale capacità di recupero riscontrabile in Banca delle Marche.” Una capacità che, insieme a quella di gestire il rientro dalle posizioni critiche, permetteva “in certi casi” di riportare queste ultime “in bonis.” Riguardo a Medioleasing, dove sappiamo oggi essere presenti molte criticità, Ambrosini sottolinea come invece “nessuno abbia mosso obiezioni sulle informazioni fornite.”

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L’ex Direttore Generale di Bdm, Massimo Bianconi

SAN MARINO, TERCAS E DI MATTEO Due vicende in cui entra in qualche modo Banca delle Marche durante il periodo in cui fu direttore generale Massimo Bianconi. Sia attraverso il ben noto cambio di assegni nel 2009 in una filiale dell’istituto teramano da parte dell’allora capo area risorse di Bdm, sia per qualche supposta violazione delle norme antiriciclaggio in operazioni con San Marino e in altre operazioni con la società Smib. Notizie apparse già sulla stampa nazionale in cui la Smib, ex Banca del Titano, appare collegabile sempre secondo le cronache nazionali ancora allo stesso Antonio Di Matteo, direttore generale di Tercas, istituto oggi commissariato da Banca d’Italia per le gravissime perdite subite. Di tutti questi rapporti Ambrosini dichiara comunque di non essere stato sostanzialmente a conoscenza, se non a posteriori attraverso proprio le notizie di stampa. In altri casi, come per Tercas, “non vennero portate in Cda né delibere né informative particolari. L’unica circostanza in cui si parlò dell’istituto teramano”, afferma, “fu quando – su suggerimento della Fondazione Carima – fu ventilata la possibilità di acquistarlo in alternativa all’ipotesi di aggregazione con la Cassa di risparmio di Ferrara.” Ipotesi che, secondo quanto affermato da Ambrosini, si protrasse fino all’autunno del 2010. Quando cadde anche a seguito di una consulenza affidata dallo stesso Ambrosini al professor Cesarini.

LE SOCIETA’ DI REVISIONE – L’ex-presidente tocca un altro punto importante nel suo intervento, quello in merito all’operato delle società di revisione. “Con riferimento all’esistenza o meno di elementi segnaletici dai quali si sarebbe potuta evincere una situazione allarmante”, spiega Ambrosini richiamando le relazioni annuali della società PricewaterhouseCoopers al collegio sindacale, “nonché dalle segnalazioni mensili di tale organo relativamente ai rischi e ai controlli effettuati, da tali relazioni nulla ebbe mai a emergere, così come né Deloitte, né Groupama né Cardif espressero mai riserve dopo le due diligence effettuate.”

I RAPPORTI CON BIANCONI – Tra il direttore generale e il presidente Ambrosini, secondo quanto quest’ultimo dichiara, le discussioni furono spesso anche animate. “Le proposte non furono sistematicamente e acriticamente deliberate, come si vuol far credere”, spiega Ambrosini, “Basti pensare all’operazione relativa a …(nostro omissis, ndr)…, che venne cassata grazie al puntuale intervento di alcuni consiglieri.” Anche in merito alle vicende giudiziarie dell’ex-dg, “non corrisponde al vero”, continua l’ex-presidente, “che il Cda non abbia assunto determinazioni in merito.” E qui ricorda la sospensione dalla carica dell’ex dg nel 2006 – “ancorché per un brevissimo lasso di tempo” – quando Bianconi, poi prosciolto – venne condannato in primo grado dal Tribunale di Brescia a “quattro anni e un mese” nell’ambito del crac Bagaglino/Italcase. La sentenza di assoluzione, lo ricordiamo per inciso, venne emessa circa tre anni dopo la condanna in primo grado.

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Franco Gazzani, presidente della Fondazione Carima

FONDAZIONE CARIMA, IL CONTRATTO AL DG E IL MANUALE CENCELLI – Durante l’intervento di Michele Ambrosini, dopo uno scambio di battute con Giuseppe Grassano, il discorso cade su una lettera del 17/09/2009 scritta dal presidente di Fondazione Carima, Franco Gazzani, all’allora neo eletto presidente Ambrosini. Ricordiamo brevemente il contesto della lettera, pervenuta un mese dopo il rinnovo per un ulteriore anno del contratto a Massimo Bianconi come direttore generale. Secondo le parole a verbale di Ambrosini, la discussione sul contratto al dg avvenne prima nell’ufficio di presidenza e poi in Cda. Dove la proposta di proroga fu accompagnata da un nuovo organigramma aziendale. Ambrosini, da poco presidente, dice di essere rimasto “stupito per il tono e il contenuto della lettera” di Gazzani, rammentando proprio che, essendo da poco stato eletto, “non aveva ancora assunto conoscenza di tutte le prassi da osservare.” Ma cosa scrive il presidente di Fondazione Carima nel 2009 al presidente di Bdm? Gazzani, ricorda lo stesso Ambrosini, “opponeva che in relazione alle decisioni di maggior rilievo il presidente della banca avrebbe dovuto consultare preventivamente gli azionisti di rilievo, come appunto Fondazione Carima. Ciò posto”, prosegue, “la citata lettera contestava l’avvenuta proroga del contratto del dg Bianconi con aggiungendo ulteriori commenti che richiamavano il manuale Cencelli, l’organigramma aziendale, i rapporti tra lo stesso presidente Gazzani e il signor Bianconi”, che a questo punto si suppongono non buoni, “e così via.” Nel nuovo organigramma Leonardo Cavicchia e Stefano Vallesi assumeranno entrambi il ruolo di vicedirettore. La lettera di Gazzani, prosegue il ricordo dell’allora presidente,“fu per lui fonte di dubbi e interrogativi. In ogni caso”, conclude, “fino a quando il signor Bianconi non ha lasciato la banca, è indubitabile che le cose in azienda siano andate in un certo modo, per cui, ora, recriminare potrebbe essere un esercizio fine a se stesso.

PRIMA O DOPO CENA? 51 FIDI DA APPROVARE – Tra le tante notizie che si leggono nello stesso verbale ce ne è una piuttosto singolare. Si sta dibattendo – si immagina in modo critico – sulle modalità di presentazione al Cda o al comitato esecutivo delle pratiche di fido da discutere e approvare. Di nuovo parla Ambrosini, il cui intervento appare ancora in risposta alla serie di osservazioni mosse a lui o alle passate prassi aziendali. “In riferimento alle pratiche di fido e all’osservazione secondo cui i consiglieri non avrebbero mai espresso puntuali considerazioni”, si legge, “il signor Ambrosini richiama, condividendole, le considerazioni del collega Bianchi che poco fa lamentava l’eccessiva ponderosità normalmente allegata a supporto delle delibere. A mero titolo d’esempio”, prosegue il discorso di Michele Ambrosini, “nel comitato esecutivo del 3 aprile (la cui riunione ha avuto luogo intorno alle 20,00), sono state presentate e deliberate ben 51 pratiche di fido, con un grado di attenzione, da parte dei consiglieri, facilmente immaginabile.

L’USCITA DI BIANCONI NEL 2012 – La pagina di un verbale dell’aprile 2012, qualche passaggio del successivo verbale del 2013 per tentare di ricostruire almeno in parte l’allontanamento definitivo da Bdm di Massimo Bianconi. Riassumiamo la vicenda partendo sempre dal 2011 quando – dopo la prima comunicazione di Banca d’Italia – si cerca un condirettore da affiancare al dg. Una scelta che, secondo le parole di Lauro Costa nel verbale del 2011, “non potrà prescindere da una condivisione della stessa con il direttore generale.” In ogni caso viene rinnovato al dg il contratto fino al 2014, ma dopo sei mesi, a gennaio 2012, perviene una seconda comunicazione di Banca d’Italia che impone dei cambiamenti più drastici anche nella composizione del Cda. Con Bankitalia si discuterà di una “continuità nella discontinuità”, come affermerà Ambrosini, arrivando a sostituire molte figure del vecchio Consiglio. E si è sempre alla ricerca del condirettore quando – dopo altri sei mesi, a giugno del 2012 – arriva una nuova comunicazione di Palazzo Koch, molto più dura verso l’ex dg. Da questo momento in poi, come ricorderà Ambrosini, i toni verso Massimo Bianconi diverranno “distaccati.”
Per Banca Marche a questo punto la prospettiva è cambiata. Non si cerca più un condirettore – è passato un anno senza trovarlo – ma un direttore. Il presidente Costa, si legge nel verbale del 5 luglio 2012, ha “dato indicazione alla società (di consulenza, ndr) di procurare, entro il termine strettissimo di pochi giorni” un “numero ristretto” di candidature. Bianconi comunque, da quanto si desume dalle parole di Valentini, avrebbe dato la disponibilità a “traghettare la banca in questa delicatissima fase.” Ma per Valentini è “innegabile che questi (Bianconi, ndr) abbia già la testa fuori. I prossimi tre mesi saranno assai delicati, […] occorre assolutamente accelerare la fase transitoria e individuare il nuovo capo dell’esecutivo”. E qui un inciso del verbale racconta che “il consigliere Grassano concorda sull’esigenza di accelerare il processo.”
Alla discussione è presente anche Massimo Bianconi. La data ultima di risoluzione del contratto parrebbe essere il 30 settembre. Una data che potrebbe fornire una buona motivazione per il cambio al vertice, “anche a tutela dell’immagine dell’interessato” come chiede Bianconi ma non solo lui. Ovvero i raggiunti quaranta anni di contributi del dg. Tesi che parrebbe appoggiata anche da Grassano e Civalleri. La situazione è infatti delicata e si gioca sul filo del rasoio. Da una parte l’avvicendamento del direttore generale, dall’altra la tutela dell’immagine della banca ancora legata saldamente a quella di Bianconi. Secondo quest’ultimo “la situazione non è comunque di emergenza e, in ogni caso, l’azienda è abituata a gestire con uno spirito sereno e buona reattività le numerose complessità che essa affronta. Questo per dire”, prosegue Bianconi, “che non solo a livello dei vicedirettori generali (Giorgi, Cavicchia, Vallesi, ndr) ma anche al di sotto esistono forti competenze e capacità flessibili […] su cui è dato contare […].”
Il presidente Costa chiede comunque un mandato per definire l’accordo di risoluzione del rapporto di lavoro con Bianconi. Grassano non vorrebbe dare “un mandato in bianco” e si riserva di valutare in seguito le condizioni, ma Costa precisa che il mandato serve a tracciare gli elementi essenziali dell’accordo, prima di rimettere al Cda la decisione finale. Decisione che sappiamo alla fine essere stata frutto di un compromesso tra differenti posizioni presenti in consiglio.

Come finirà lo sappiamo. Con l’uscita di Bianconi il 26 luglio del 2012 e la successiva nomina a fine agosto di Luciano Goffi alla guida di Banca Marche. E oltre all’ex-dg, nei mesi seguenti, usciranno da Bdm altri dirigenti che avevano ricoperto in passato importanti ruoli all’interno dell’istituto. Tra cui proprio i tre vicedirettori generali Cavicchia, Giorgi e Vallesi, oltre al presidente Costa e a molti uomini che sedettero nel Cda. Una discontinuità nel management ai vertici del gruppo che ha condotto a un progressivo cambio di passo nella riorganizzazione dell’istituto, delle strutture e dei controlli interni.

[I verbali e la lettera del VicePresidente di Bdm Michele Ambrosini riportano fatti e situazioni che interessano diverse persone, tra cui ovviamente lo stesso avvocato Ambrosini. CronacheMaceratesi è ovviamente disposta a dare spazio a qualsiasi integrazione o puntualizzazione da parte degli intessati.]

[2/fine]

(leggi la prima puntata)

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