Macerata in lutto: è morto Adriano Ciaffi
IL POLITICO più influente della città si è spento oggi alle 3 del mattino in ospedale. Aveva compiuto 90 anni il 14 maggio. Avvocato, esponente di spicco della Democrazia Cristiana, sarà ricordato per le leggi sull’elezione diretta dei sindaci e su quella per l’ordinamento delle autonomie locali. L’onorevole maceratese è stato parlamentare per cinque legislature. Dal 1975 al 1978 è stato presidente della Regione. Non ancora ventenne aderì alla Dc. A 32 anni fu eletto deputato

Adriano Ciaffi
di Gianluca Ginella
Adriano Ciaffi è morto questa notte alle 3 all’ospedale di Macerata, aveva 90 anni. “L’onorevole maceratese”, parlamentare per cinque legislature, ha iniziato la sua carriera politica nemmeno ventenne nelle file della Dc di cui è stato un esponente di spicco. Nonostante l’età avanzasse, Ciaffi, avvocato con uno studio storico in corso Cavour, ancora oggi era spesso presente nei momenti clou della politica cittadina. Nel corso della sua lunga carriera è stato sottosegretario di Stato al ministero dell’Interno, presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera e presidente della Regione dal 1975 al 1978.
Il suo nome è legato anche a due passaggi fondamentali per gli enti locali: la legge 142 del 1990 sull’ordinamento delle autonomie locali e la legge 81 del 1993, che ha introdotto l’elezione diretta del sindaco. Poco più di un mese fa, il 14 maggio, aveva compiuto 90 anni.

Adriano Ciaffi con Angelo Sciapichetti e Leonardo Catena all’incontro con Stefano Bonaccini, lo scorso maggio
A incontrarlo, era un uomo dal volto austero che tradiva spesso con un sorriso, alto e magro, sempre attento ad ascoltare gli interventi di tutti come probabilmente si usava fare di più (non distratti da cellulari e social) ai tempi in cui è cresciuto. Suscitava rispetto per la carriera politica non comune che ha vissuto e che fosse ancora al centro della vita cittadina lo dimostrano oggi le tantissime telefonate e messaggi tra i politici marchigiani per comunicare della scomparsa dell’onorevole Ciaffi, così come era solito essere chiamato nella sua città. La sua influenza si allargava non si è limitata al nostro capoluogo: è stato un protagonista assoluto della crescita economica delle Marche. È stato eletto presidente della Regione (carica che ha portato avanti dal 1975 al 1978) con il primo governo democristiano con l’appoggio esterno del Partito Comunista, anticipando il compromesso storico. È stato assessore al Bilancio della Regione dal 1978 al 1983 contribuendo al lancio delle prime politiche finanziate dalla Regione, a partire dall’organizzazione sanitaria.

Ciaffi con Angelo Sciapichetti alla festa del 25 Aprile
Alcuni anni fa (era il 2012), di lui fece un ritratto, su Cronache, quello che è considerato il miglior giornalista maceratese, Giancarlo Liuti. Vale la pena ricordarne alcuni passaggi.
«Talvolta in corso Cavour incontro un signore (nel corso di tutto l’articolo non ne cita volontariamente il nome, ndr) cui piace discutere dell’attuale situazione politica non solo cittadina e non solo italiana. Nel parlare con lui di un tema così impegnativo e non adatto a una chiacchierata di pochi minuti fra il rumore del traffico e l’andirivieni di passanti indaffarati in altre faccende è facile perdere il filo, anche perché la questione si presta a un’infinità di riferimenti vicini e lontani. Non sempre ne condivido le opinioni – ovvio, altrimenti che discussione sarebbe? – ma è presente in me il ricordo della sua lunga e coerente militanza di partito, delle cose importanti da lui fatte a livello nazionale, delle scelte da lui compiute per ragioni ideali e non d’interesse personale, di ciò che la sua leadership significò per la città».

Questo l’incipit in cui si dà subito l’idea di come questi due uomini vivessero la città e come la città viva intorno anche a storie di questi brevi ma grandi incontri quotidiani. Di lui Liuti scriveva «questo signore aderì non ancora ventenne alla Democrazia cristiana e vi portò un contributo di idee che adesso potremmo definire riformiste o di centrosinistra. Presto leader in città e in provincia di quel movimento di ricambio generazionale e apertura sociale che parafrasando la “nuova frontiera” di John Kennedy fu definito dei “kennediani”, egli si affermò nel partito e a 32 anni fu uno dei più giovani deputati di Montecitorio».

Liuti ricordava poi di come da sottosegretario all’interno e da presidente della commissione affari costituzionali, Ciaffi «legò il proprio nome a due leggi di grande respiro per il progresso democratico del nostro Paese: il superamento della mezzadria e l’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di provincia».
Liuti racconta delle dimissioni dal Parlamento di Ciaffi nel 1975 per diventare presidente della Regione Marche. Poi il ritorno in Parlamento nel 1983 dove rimase fino al 1994. Con la scomparsa della Dc, Ciaffi proseguì la sua carriera come consigliere comunale e capogruppo prima dei “Popolari” e poi della “Margherita”. In seguito è stato componente dell’Assemblea costituente del Partito democratico.
Adriano Ciaffi compie 90 anni, il Pd rilancia la “città dei 100mila”
Piazze di cotto, mute sentinelle,
Macerata riposa in un sonno di storia,
mentre il tempo divora l’antica memoria
di chi muoveva i fili dietro le stelle.
Tra palazzi e mura che han visto stagioni,
resta un’eco di voti, di patti e passioni:
la “Balena” è un relitto di ossa e di sale,
sciolta dal vento, in un vuoto abissale.
Ora il colle è un trono di vedova stanca,
senza più padri a tracciare il sentiero,
mentre il presente si fa più severo
e la luce del vecchio potere gli manca.
Sbiadisce il disegno, si rompono i ranghi,
mentre la nebbia, nel velo dell’oblio,
cancella l’impronta d’un mito lontano.
Resta la torre, monito cieco nel cielo,
a vegliare un passato che scende nel gelo.
(Gemini AI, Il Crepuscolo della Balena)
Con Adriano scompare una,se non l’ultima, intelligenza politica della provincia sempre proiettata alla ricerca del bene comune. Ora,Adriano, sei nella Luce. Invisibile ma presente. Sarai sempre nel ricordo di tanti che hanno saputo apprezzarli.
Molti direbbero un uomo d’altri tempi,io direi un uomo per tutti i tempi.Martedi l’Onorevole non ci sarà alla ricorrenza per la Liberazione di Macerata ed un altro pezzo di Storia, ormai dispersa e vilipesa,della nostra città ci veglierà da lassù ma la sua memoria vivrà nei nostri cuori.Che R.i.P.
Un uomo di grande spessore che, al di là degli schieramenti, ha indubbiamente caratterizzato la vita politica della nostra città.
R.I.P. è condoglianze a tutti i suoi cari,
Pensando a lui ho sempre pensato alla frase “tempi difficili fanno uomini forti, uomini forti fanno tempi tranquilli, tempi tranquilli fanno uomini deboli, uomini deboli fanno tempi difficili” e lui è stato un grande Politico, nato da tempi difficili, che ha sempre pensato all’interesse generale, Città o Nazione tutta. Un gigante rispetto ai tanti nanetti che si spacciano per politici, ma che se solo avessero una briciola del suo senso di Comunità e Bene Comune già sarebbe abbastanza. Buon viaggio Adriano e le mie più sentite condoglianze a tutta la famiglia.