Caos in Consiglio, tra urla e franchi tiratori
la maggioranza si squaglia al debutto:
fumata nera per Luciani presidente (Foto)

MACERATA - Centrodestra sotto la quota minima dei 17 voti per ben quattro volte. Il battesimo dell'assise finisce nel peggiore dei modi: l'asse tra Lega, Fdi e Forza Italia non regge. Lo sfogo del capogruppo dei meloniani Castiglioni, l'assenza di Iommi e il voto al "camiciaio". Il Pd attacca: «Il sindaco Parcaroli non ha più la fiducia»

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L'uscita polemica di Pierfrancesco Castiglioni a fine seduta
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Un attonito Sandro Parcaroli oggi pomeriggio in aula tra le due assessore Barbara Antolini e Francesca D’Alessandro

di Marco Pagliariccio (foto di Fabio Falcioni)

Tanto tuonò che piovve. Ma che da un temporale di inizio estate venisse fuori una mezza tempesta non era proprio scontato, anzi. La prima seduta del nuovo Consiglio comunale finisce infatti con un nulla di fatto e la maggioranza in frantumi per quella che di solito è una pura formalità: l’elezione del presidente del Consiglio.

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Francesco Luciani discute con Marco Caldarelli sopra a Deborah Pantana

Il centrodestra, “sorvegliato” in sala dal tandem leghista Buldorini-Lucentini e dagli esponenti meloniani Borroni e Braconi, sembrava puntare dritto verso la rielezione di Francesco Luciani, in quota Maceratesi per Parcaroli, e i già preventivabili no di Marco Caldarelli (Udc) e Deborah Pantana (Noi Moderati), rimasti a bocca asciutta dalla spartizione dei posti in giunta, non avrebbero dovuto guastare i piani dell’asse Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia. Che asse, alla prova dei fatti, non si è affatto dimostrato.

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I “rivoltosi” Deborah Pantana (Noi Moderati) e Marco Caldarelli (Udc)

Perché la maggioranza è andata a vuoto sì con le prime due elezioni (con un voto, alla prima tornata, che è andato al  “Camiciaio”, ovvio riferimento al neo assessore  e commerciante Giuseppe Romano), quelle in cui servivano i due terzi dei consiglieri eletti (22 su 33), ma non è riuscita nemmeno ad avere la maggioranza assoluta (17 su 33), fermandosi a passo dalla quota minima necessaria.

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Giuseppe Romano e Riccardo Sacchi

Una debacle senza precedenti, considerando che la maggioranza poteva contare su 21 teorici voti (20 più il sindaco). All’appello sono mancati i “rivoltosi” Caldarelli e Pantana e gli assenti in quota Forza Italia Laura Laviano (out per malattia, con tanto di comunicazione letta dal consigliere anziano Andrea Blarasin a inizio seduta) e Silvano Iommi (lui invece out ingiustificato). Ma anche con queste assenze in teoria la maggioranza poteva comunque farcela, seppur col minimo sforzo, ovvero con 17 voti. E invece Luciani ha raccolto 16 voti nella prima e quarta votazione  e 15 nella seconda e terza. Qualche franco tiratore, evidentemente, è entrato in azione.

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Pierfrancesco Castiglioni, capogruppo di Fdi

E tra una votazione e l’altra gli stracci sono volati tra gli esponenti della maggioranza, sotto lo sguardo tra l’attonito e l’assente di un Sandro Parcaroli che non ha alzato un dito per cercare di tamponare la voragine sulla barca della sua coalizione. Dopo che il nome di Luciani non era riuscito a ottenere la maggioranza assoluta al terzo giro, la maggioranza ha chiesto una sospensione della seduta di 10 minuti ufficialmente per «ristampare le schede – come ha detto il grande protagonista del pomeriggio, il capogruppo Fdi Pierfrancesco Castiglioni – pensavamo di chiuderla in tre votazioni».

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Sandro Parcaroli e Francesco Luciani a colloquio durante la sospensione dei lavori tra terza e quarta votazione

All’atto pratico, invece, si è consumato un mini-conclave in sala giunta, dalla quale si potevano sentire anche a debita distanza urla e strepiti tra i protagonisti, su tutti proprio Castiglioni, che uscendo dalla sala ha tuonato (non si è capito all’indirizzo di chi) un «fa lu bonu che ve rmanno a casa tutti» che non necessita di traduzioni.

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Marco Caldarelli entra in sala giunta durante il “conclave” del centrodestra

Ma dopo mezz’ora, al rientro in aula, nel centrodestra sono ancora tutti delle loro posizioni. Deborah Pantana prova a proporre un irrituale rinvio a giovedì per bypassare da una parte l’impasse nella maggioranza e dall’altro il fatto che domani in sala consiliare sarà allestita la camera ardente per Adriano Ciaffi.

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Lo scrutinio di una delle quattro votazioni

Ma serve l’unanimità per una mossa del genere e Narciso Ricotta, capogruppo Pd, non ci pensa per niente a fare sconti agli avversari: «Non mi sono mai prestato a giochetti in tutta la mia vita politica – ha ribadito il capogruppo dem – intanto è sbagliato tirare in mezzo chi non c’entra niente. Non siamo noi a dover risolvere i problemi di una maggioranza litigiosa che alla prima seduta non è capace di eleggere il presidente del consiglio. Ha cominciato male, sindaco. Non ha la fiducia già ora. Decidete voi: avete i numeri, ma vi manca la concordia». Pd che è poi intervenuto anche con una nota. «L’ingovernabilità è generata dalle scelte del sindaco che si è fatto imporre dalla lista della Lega Le nomine della giunta, creando da subito frizioni e rancori profondi. Si denota quindi fin dal primo giorno sia incapacità di governare che una pericolosa e inaccettabile torsione delle istituzioni ad esigenze di parte. Il tutto a spese dei cittadini nella inevitabile ripetizione delle sedute consiliari».

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L’affondo di Narciso Ricotta (Pd)

La maggioranza a quel punto ha solo l’arma di uscire in massa per far mancare il numero legale. Ma tutti si guardano spaesati, il sindaco Parcaroli non muove un muscolo e allora scatta la quarta votazione. Che però non cambia la situazione: Luciani fermo nuovamente a 16 voti (peraltro con il conteggio contestato di un voto con scritto “Luciani D”) e nuovo nulla di fatto.

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Il pubblico assiepato in aula

A questo punto sembrano tutti pronti a lasciare l’aula, ma succede l’incredibile. Lega e Forza Italia (ovvero il solo Montaguti), quando il segretario ha iniziato, restano sui loro scranni. Castiglioni va a brutto muso davanti a banchi degli alleati: «Dovevano uscire tutti. Adesso richiedetemi di votare Luciani».

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Pierfrancesco Castiglioni “catechizza” i suoi colleghi

Alla fine anche Carroccio ed Fi lasciano l’aula e la seduta è tolta, stavolta per davvero, per mancanza del numero legale. Castiglioni ha un duro faccia a faccia con Caldarelli, poi si invola via lungo le scale del palazzo municipale. La giunta leghista Parcaroli-Lucentini-Buldorini cade alla prima e in maniera decisamente rovinosa.

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I leghisti Luca Buldorini e Mauro Lucentini

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L’uscita di Pierfrancesco Castiglioni dall’aula

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Gli scranni vuoti della maggioranza

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Lucentini e fratelli d'italia piazza della libertà

Gli esponenti di Fratelli d’Italia in piazza della Libertà e a sinistra, da solo, il commissario provinciale della Lega Mauro Lucentini

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Mauro Lucentini solitario ai tavoli di piazza della Libertà in attesa degli altri esponenti leghisti

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Luciano Pantanetti (Macerata Bene Comune)

 


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