Il nuovo angiografo fermo al palo,
il vecchio va ko durante 2 interventi:
sfiorata la tragedia, miracolo dei medici
MACERATA - Il macchinario da oltre mezzo milione di euro, donato dalla Fondazione Carima a dicembre, non si può utilizzare per carenze del gruppo di continuità necessario a garantire l'alimentazione in caso di emergenza. Tutto bloccato da un'inerzia amministrativa. Si è tornati ad usare quello precedente (del 2009) che però a giugno ha avuto malfunzionamenti (in un caso si è interrotta la corrente, nel secondo il monitor si è spento di colpo) mentre erano in corso delicate operazioni
di Giuseppe Bommarito *
Nel dicembre 2024 la Fondazione Carima comunica l’intenzione di donare all’Ast Macerata un Angiografo Philips di nuova generazione modello Azurion del valore di 518mila euro (più Iva), un sofisticato sistema di “imaging” a raggi X per visualizzare i vasi sanguigni (arterie e vene), cruciale nella diagnostica per evidenziare occlusioni e malformazioni e nella radiologia interventistica per eseguire interventi vascolari tipo l’apertura di vasi o di aneurismi. In pratica, un macchinario salvavita. La proposta viene ovviamente accettata e dopo pochi mesi la Regione stanzia i fondi per l’adeguamento dei locali ove posizionare il nuovo angiografo, e si può così procedere, in sede Ast, al progetto esecutivo, redatto e validato in tempi brevi.

L’avvocato Giuseppe Bommarito
Altrettanto velocemente vengono svolti i lavori di sistemazione e adeguamento dei locali destinati ad ospitare l’angiografo (che necessitano di particolari e necessarie caratteristiche), tanto che gli stessi vengono consegnati ad agosto e formalmente ultimati a dicembre 2025 senza alcuna riserva, con rilascio del Certificato di regolare esecuzione.
A gennaio 2026, eseguito il collaudo tecnico-funzionale del nuovo macchinario e attivato il servizio di assistenza tecnica Full Risk in regime di garanzia a carico del fornitore (valore del servizio circa 80mila euro all’anno), viene formalmente dato il via all’operatività dell’angiografo Azurion all’ospedale di Macerata, con tanto di inaugurazione in pompa magna da parte dell’attuale assessore regionale alla Sanità.
Tecnicamente si tratta di una meraviglia tecnologica, generosamente messa a servizio della collettività. Con immagini ad altissima risoluzione si procede in tempi brevi e nella massima sicurezza, osservando l’interno del corpo umano, a valutare e trattare restringimenti o ostruzioni arteriose in vari distretti corporei, con la possibilità di diagnosticare e trattare patologie importanti quali ictus ischemici acuti, rimuovendo coaguli che bloccano l’afflusso di sangue al cervello, a fermare emorragie interne gravi, a posizionare stent nelle carotidi (solo per fare alcuni esempi). Sempre e comunque l’angiografo interviene su pazienti con gravi patologie, spesso a rischio di vita, risolvendo problemi di difficile gestione senza esporli a pesanti dosi di contrasto e a radiazioni eccessive.
Ma, come sempre, c’è l’inghippo dietro l’angolo. Tutto stava filando troppo liscio e troppo bene. Nonostante la regolare chiusura dei lavori e il successivo collaudo dell’apparecchiatura, l’operatività della nuova sala (e quindi del nuovo angiografo) viene infatti ben presto compromessa da gravissime carenze relative all’impianto elettrico e alla continuità di alimentazione.

L’inaugurazione dello scorso 23 dicembre
Nei primi giorni di aprile 2026 ecco lo stop, del tutto inaspettato. Si verifica una improvvisa interruzione dell’alimentazione elettrica che determina lo spegnimento anomalo del nuovo angiografo Philips, situazione che avrebbe potuto determinare conseguenze letali per un paziente che fosse stato in trattamento in quel particolare momento.
Una svolta drammatica e premonitrice, che resta però inascoltata. In data 7 aprile 2026, dopo il preoccupato intervento del responsabile dell’Uoc Radiologia Interventistica, Salvatore Alborino, la direzione medica dell’Ast dispone cautelativamente il fermo della sala e del nuovo angiografo per necessità di accertamenti tecnici. Inizia allora il confronto tra i tecnici per venire a capo della situazione, ma ben presto emerge con chiarezza che il problema non è nel nuovo macchinario, ma nelle carenze del gruppo di continuità (Ups) necessario a garantire alimentazione all’angiografo in caso di emergenza. Il sistema Philips non prevede infatti la fornitura di alcun Ups, la cui predisposizione è a cura e responsabilità dell’utilizzatore, cioè, nel caso specifico, dell’Ast. Risulta infatti che, ai sensi della normativa vigente per i locali di Gruppo 2 (quello ove può essere posizionato il nuovo angiografo), la continuità elettrica, cioè un sistema di emergenza, è un requisito impiantistico dell’infrastruttura elettrica della sala, e non un “accessorio” del dispositivo medico. Tra i tecnici si sviluppa un dibattito che non centra il problema, anzi manifesta una buona dose di confusione, addirittura si parla di una continuità elettrica 2 garantita da un gruppo elettrogeno con tempo di intervento di 30 secondi, sino a quando il responsabile dell’Uoc Radiologia Interventistica, evidenzia un grave scostamento rispetto alla norma (Cei 64-8 Sezione 710), che prescrive per i locali di Gruppo 2 un’alimentazione di sicurezza Ups con tempi di intervento sino ad un massimo di mezzo secondo.
Oltre il mezzo secondo di stop il paziente naviga tra la vita e la morte. Nell’occasione viene formalmente richiesto da Alborino di chiarire anche se l’Ups separato, che si trova a servizio del precedente angiografo in dotazione all’ospedale di Macerata, e alla sala che lo ospita, garantisca o meno i requisiti minimi di sicurezza previsti dalla norma tecnica. Tale richiesta ad oggi non ha avuto alcun formale riscontro, nessuno sembra prendersi carico della gestione del rischio elettrico della struttura, in un quadro di preoccupante inefficienza burocratica, veramente da incubo.
Il nuovo angiografo resta quindi ingloriosamente bloccato, fermo al palo in una stanza sigillata, con un assurdo rimpallo di responsabilità che dura tuttora, sicché al nosocomio di Macerata si riprende ad operare, per le esigenze della Radiologia Interventistica, nella sala adiacente in cui è situato il preesistente angiografo GE Innova 3100, installato nel 2009 (praticamente, un macchinario obsoleto appartenente ad almeno una generazione tecnologica addietro, e quindi un grosso passo a ritroso nel servizio diagnostico e interventistico reso all’utenza).
Per qualche mese le cose comunque procedono. Ben presto però si sfiora veramente la tragedia. Il 22 giugno 2026 un paziente è sul tavolo operatorio dell’angiografo GE della sala di Radiologia Interventistica per una complessa operazione ai vasi sanguigni. All’improvviso la corrente salta. E non una volta sola: l’alimentazione elettrica si interrompe per ben sette volte consecutive. I monitor si spengono completamente, lasciando i medici letteralmente “al buio” nel bel mezzo di un intervento in cui un millimetro di errore o la rottura di un vaso possono essere fatali. La catastrofe comunque questa volta viene evitata per un pelo. Ma il vero e proprio collasso si sfiora nel pomeriggio del 29 giugno. Durante l’ennesimo e delicatissimo intervento chirurgico, l’obsoleto angiografo del 2009 cede di schianto, spegnendosi del tutto. Sono attimi di puro panico e di terrore: l’équipe medica, dopo l’iniziale sconcerto, riesce a fare un miracolo e completa l’operazione praticamente al buio, mettendo in salvo il paziente, mentre in sala operatoria si diffondeva un inequivocabile e allarmante puzzo di bruciato.
Che dire: sangue freddo ad altissima caratura e grandissima professionalità. E anche tanta fortuna. Si scoprirà poi che su questo vecchio macchinario, ormai portato oltre il limite di rottura, non risultava nemmeno documentata la manutenzione periodica obbligatoria per legge, con i medici costretti ad operare sperando che tutto vada bene, in violazione delle più basilari norme sulla sicurezza sul lavoro e sulla tutela dei pazienti.
Ringraziando Dio, anche questa volta il morto non c’è stato, ma il disastro, la catastrofe, è stata evitata solo perché, oltre alle mani dei medici operatori dotati di una professionalità e di un’adattabilità alle situazioni sicuramente fuori dalla norma, è intervenuta anche la mano della Provvidenza, almeno per chi ci crede.
Insomma, una vicenda allucinante, ancora più grave perché da aprile 2026 giace inutilizzato un angiografo nuovissimo (costato oltre mezzo milione di euro), fermo perché, per una grave inerzia amministrativa, non si trova, all’interno dell’Ast, chi debba procedere a dotare la sala in cui esso è posizionato di un gruppo di continuità a norma di legge. Una inerzia inspiegabile e imperdonabile. Inutile dire che in questa situazione, in cui ci sono state, e messe per iscritto, diverse segnalazioni di rischio per la salute e la sicurezza, c’è la palese violazione di molteplici norme di legge previste a tutela dei pazienti e degli operatori, con gravissime responsabilità anche penali. Inutile dire che questa situazione, per la tensione che crea negli operatori, amplifica a dismisura la possibilità di errore e di danni agli utenti, tutti portatori di patologie gravi, con elevatissime prospettive risarcitorie ai danni della collettività in caso di esiti infausti (i miracoli, come si sa, hanno un’incidenza statistica veramente minima). Inutile dire che nella fattispecie si può configurare pure un danno erariale per lo spreco di risorse e l’infruttuoso consumo di coperture assicurative pari ad 80mila euro annui, causato dal fermo dell’angiografo di nuova generazione oggetto di donazione, un gioiello fermo al palo da mesi che prende polvere inutilmente, senza che nessuno – per chissà quale motivo – si premuri di firmare l’ordine di acquisto del gruppo di continuità mancante.
* Giuseppe Bommarito, presidente dell’associazione “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”
Un altro angiografo per l’ospedale: «Facciamo un ulteriore salto di qualità»

L’avvocato Bommarito ancora una volta è artefice di un’inchiesta giornalistica importante per i cittadini della nostra provincia. Inchiesta che fa emergere una vicenda di una gravità che non può essere sottovalutata. L’interruzione dell’alimentazione elettrica in una sala angiografica destinata a procedure vascolari rappresenta un evento che, se confermato, pone seri interrogativi sul rispetto degli standard di sicurezza imposti a tutela della vita dei pazienti, per i quali la continuità nel funzionamento degli impianti senza interruzioni di sorta costituisce un requisito essenziale ed imprescindibile. Per questo assume particolare valore civile il lavoro di approfondimento svolto dall’avvocato Bommarito, che ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica fatti rimasti da mesi sconosciuti. Una denuncia del genere non deve servire ad alimentare polemiche, ma a consentire agli organi competenti, compresa la magistratura, di accertare violazioni delle norme e responsabilità. Ora, la governance politica ha il dovere di valutare con rigore l’adeguatezza dell’azione del management e delle figure tecniche e organizzative coinvolte, adottando ogni provvedimento necessario affinché la sicurezza dei pazienti prevalga sempre su qualsiasi altra considerazione. La trasparenza e il rigore in questi casi, non sono un’opzione, ma un dovere verso i cittadini. Grande avvocato. Grazie per le sue inchieste!
È inaccettabile che una tecnologia salvavita resti inutilizzata per mesi a causa di lungaggini amministrative, mentre si continua a lavorare su macchinari obsoleti. Esporre i pazienti a rischi evitabili è una scelta che non possiamo tollerare: in fondo, ognuno di noi è un potenziale fruitore di queste cure e la sicurezza di chi entra in sala operatoria riguarda l’intera comunità.
La salute pubblica non può essere ostaggio della burocrazia. La governance ha il dovere di spiegare perché la tecnologia di eccellenza donata dalla Fondaziaone CARIMA, sia attualmente inattiva. Il rischio clinico è una responsabilità dell’ AST, non dei pazienti.
La cronaca ci restituisce l’immagine di un Ospedale dove l’eccellenza tecnologica viene lasciata spenta per burocrazia. Siamo agli assurdi: si preferisce lasciar fermo un macchinario da oltre mezzo milione di euro piuttosto che acquistare una batteria. La domanda che ogni cittadino si pone è semplice e brutale:
• Perché si espongono i pazienti a rischi di blackout o interruzioni in sala operatoria, quando esiste la tecnologia per annullarli?
• Perché la burocrazia ha più potere della sicurezza clinica e non ha ancora risolto i problemi?
E’ talmente assurdo che fa pensare: è forse in atto uno smantellamento dell’ospedale di Macerata a vantaggio di quello di Fermo?
Sprecare una donazione da mezzo milione di euro lasciandola inutilizzata è un grave danno per tutti. Chiediamo che questa tecnologia venga messa immediatamente al servizio dei pazienti, come previsto
Quando a Macerata non si riesce a mandare qualcuno in regione cosa poi vogliamo pretendere la luna no il carbone signori.
Sta’ a vede che ammò la colpa è de la Fondaziò che gli ha dato un macchinariu troppo avanzatu! Buoni interventi a tutti.Brrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!
Grazie mille all’avvocato Bommarito per la bellissima inchiesta. Ora aspetta a tutta la stampa seguire glu eventi affinché i politici si diano una mossa, perché anche i maceratesi meritano una sanità adeguata
Se tutto funzionasse come si farebbe a fare le belle inchieste giornalistiche?