Stop ai Kebab in centro, Pantella:
«Va messo un freno alla deregulation,
difendiamo l’identità di Civitanova»
COMMERCIO - L'assessore promuove la delibera della Regione: «Vedremo con gli uffici quali saranno i criteri da adottare, ma credo che come abbiamo un regolamento per i colori delle facciate delle case dobbiamo averne uno anche per il decoro delle attività. Se per ogni negozio vuoto deve aprire un kebab, io dico no»

di Laura Boccanera
Niente kebab e negozi etnici nei centri storici, Civitanova plaude alla delibera regionale, l’assessore al commercio Roberto Pantella: «Iniziativa che mi vede favorevole, in passato troppe aperture e ora i nostri centri perdono di identità, giusto ripristinare il decoro».
Toccherà ai Comuni, dopo la discussione in consiglio regionale, declinare ciascuno per la propria realtà, la direttiva che la giunta Acquaroli ha dettato in merito alle nuove aperture di ristoranti etnici e kebab. La ratio della delibera è quella di incentivare attività di prossimità legate all’artigianato e tipiche dal punto di vista culturale e storico e limitare invece quelle attività gastronomiche dal sapore orientale.

Corso Umberto I a Civitanova
Un’ipotesi che piace all’assessore al Commercio di Civitanova Roberto Pantella (Fratelli d’Italia). Se a Civitanova Alta però le attività di questo tipo nel borgo storico sono pressoché nulle, riuscendo di fatto a preservare il borgo dall’omologazione citata nella delibera regionale, in centro città, a Civitanova porto, da qualche anno si sono moltiplicate questo tipo di attività commerciali: sono decine quelle in centro nel quadrilatero del borgo marinaro considerando anche i ristoranti orientali e le botteghe di cibo etnico. Una mutazione che è andata di pari passo con la società e la contrazione del settore calzaturiero e dell’abbigliamento.

L’assessore al commercio Roberto Pantella
«Per come la vedo io la delibera va applicata non solo al borgo storico, ma anche al centro di Civitanova – dice Pantella a Cronache – ovviamente le attività che già sono aperte non saranno toccate. Non è un provvedimento contro qualcuno, sono commercianti, pagano le tasse e vanno rispettati, ma questo genere di attività vanno limitate. Perché altrimenti si perde la nostra identità, se si offre solo prodotti etnici la qualità e il decoro del centro si abbassa. Se in passato c’è stata una deregulation in qualche modo va evitata e va posto un freno».
Il mercato però è cambiato, abbigliamento e calzature spesso vendono su altri canali e i negozi sfitti sul corso lo dimostrano, non c’è il rischio che limitare queste licenze porti ad una ulteriore desertificazione? «Ogni cambiamento indubbiamente porta a dei stravolgimenti, ma se per ogni negozio sfitto deve aprire un kebab io dico no».

Il sindaco Fabrizio Ciarapica lo scorso aprile all’inaugurazione di un ristorante indiano che si trova nella periferia di Civitanova
Non si va incontro a discriminazioni? Quali saranno i criteri? Kebab no, ma cinesi sì? Il sindaco Ciarapica solo pochi mesi fa ha inaugurato un ristorante indiano in periferia…
«Non è una battaglia su cosa si vende – prosegue Pantella – ma come. Ad esempio a me non piacciono neanche l’ortofrutticolo che espone la frutta sul Corso. So che non sarà facile l’applicazione e al momento non ho criteri relativi a dove e quali tipologie, vedremo anche con gli uffici quali saranno i criteri da adottare, ma credo che come abbiamo un regolamento per i colori delle facciate delle case dobbiamo averne uno anche per il decoro delle attività. Faccio un esempio: abbiamo avuto una riunione per richiamare ad un maggior ordine le due attività della pescheria che fanno servizio all’esterno perché il regolamento dice che le sedie devono essere in un certo modo. Poi ovviamente questa è la mia posizione, se in maggioranza ci saranno opinioni differenti io non cambio la mia, ma mi adeguo a quello che è il volere della maggioranza».
Via kebab e negozi etnici dai centri storici: la giunta Acquaroli dà il via libera
…bè, a me sembra che, soprattutto negli ultimi anni, la vera identità di Civitanova e in particolare di Porto Civitanova, del centro e del Borgo Marinaro (è lì, o perlomeno era, la vera identità…), per merito di alcuni sia stata man mano smantellata…i quartieri civitanovesi, le famiglie storiche, le abitazioni storiche, le tradizioni, la cultura paesana, i rapporti di vicinato, e molto altro…ma forse, data l’età, ho le traveggole, sì sì, probabilmente molto è stato fatto in merito a ciò, dopo bisognerà pur vedere cosa s’intende per ‘ciò’!!! gv
Si chiudiamo la stalla quando i buoi sono usciti ma insomma signori cerchiamo di essere coerenti.
Magari credeva che fossero indiani delle Indie Occidentali, sapori Sioux, mica orientali.
E se il titolare di un’attività ha un contratto di affitto 6+6 che si fa? Il locatore, proprietario delle mura, dovrà pagare un’indennità per la perdita dell’avviamento commerciale pari a 18 mensilità!
…ah, a chi si ‘intende di commercio’, una domanda: quanti locali etnici o gestiti da stranieri vedete così ‘pieni’ da poter giustificare una buona gestione senza ‘rimettere’ e in grado di poter pagare bene affitti, spese e dipendenti!!? Attendo risposte… gv
…ah, Massimo, non volevo, sono pure tanto stanco, ma m’è ‘scappata’…
Torno qui a filastroccare,
della già Civitanova,
che di promozion da fare,
ogni tanto pur ci prova;
iniziamo da un libretto,
orami edito da un mese,
che a dirlo col dialetto,
forse è troppo scortese;
chissà chi pur mette in mano,
a provetti giornalai,
promozion col deretano,
e giù piovono dei guai;
per fortuna poco o nulla,
i più esso hanno compreso,
tra la storia pur fasulla,
si rimane almen sorpreso;
quando Citanò poi canti,
e tu dici che commanna,
poi mi passi lì davanti,
manco mezza ‘de capanna’,
della Citanò che canti,
come fosse un’altra cosa,
digli a compagnia cantanti,
fatti un quarto e una gassosa;
poi la Rai si mette in mezzo,
con il mar ancor a filmare,
ma con lungo intermezzo,
di alcuni a ‘trottolare’;
che vi devo ora pur dire,
bella ai bimbi pur la trottola,
ma se bene vuoi apparire,
non cantiamoci ancor frottola… m.g.
…Massimo, a questo mondo c’è chi filastroccola e chi filasfrottola…’e che volemo fà’, diceva Muscolina..notte….gv
Giuseppe, la leggo domani, riposa ma dormi con un occhio solo per controllare che i Sioux non ti facciano lo scalpo, buonanotte.
Assessore Roberto Pantella, il tema dell’identità commerciale e del decoro urbano è importRoberto Pantellao mette in discussione. Ma il commercio di vicinato oggi non sta soffrendo perché aprono i kebab. Sta soffrendo perché diminuiscono i clienti, aumentano i costi, mancano parcheggi, manca una strategia di promozione della città e le attività vengono lasciate sole ad affrontare un mercato sempre più difficile.
Un assessore al Commercio non dovrebbe limitarsi a stabilire cosa può aprire e cosa no. Dovrebbe soprattutto creare le condizioni affinché le attività esistenti possano lavorare meglio, vendere di più e restare aperte.
Regolamentare è una parte del compito. Sostenere il commercio è l’altra.
Per questo sorprende sentire parlare di nuovi regolamenti quando non si è riusciti a trovare e investire appena 25.000 euro per promuovere le aperture serali e le attività economiche cittadine. Quale credibilità può avere una politica che pensa prima ai divieti e poi agli strumenti di rilancio?
Se davvero vogliamo parlare di tutela del commercio e di identità dei centri urbani, allora bisogna ricordare che la Regione Marche aveva messo a disposizione strumenti concreti attraverso il bando per i Centri Commerciali Naturali. Quella era un’occasione reale per portare risorse sul territorio, sostenere le attività esistenti, valorizzare il centro cittadino e finanziare progetti di rilancio.
Un assessore al Commercio dovrebbe preoccuparsi prima di tutto di cogliere queste opportunità e non lasciarsele sfuggire sotto il naso. Perché i regolamenti possono limitare, ma i bandi e gli investimenti possono aiutare le imprese a crescere, innovarsi e sopravvivere.
L’identità di una città non si difende soltanto decidendo cosa non deve aprire. Si difende aiutando chi già c’è a restare aperto, attirando persone, creando movimento, sostenendo il commercio di prossimità e investendo nella promozione del territorio.
Perché il vero rischio per il commercio non è un’insegna diversa dalla nostra tradizione. Il vero rischio sono le saracinesche abbassate, i negozi sfitti e un centro che perde vitalità giorno dopo giorno.
Prima si annullano 25.000 euro destinati alla promozione delle attività economiche, poi si lascia sfuggire il bando regionale per i Centri Commerciali Naturali, e infine si parla di limitazioni. Il commercio civitanovese, oggi, avrebbe bisogno di sostegno, investimenti, progettualità e idee. Non soltanto di nuovi regolamenti.
Perché un negozio non chiude per mancanza di regolamenti. Chiude quando non entra più nessuno dalla porta. E questo dovrebbe essere il primo problema di chi amministra il commercio di una città.
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