«Michele non ricorda l’incidente,
in quel momento dormiva.
Ha voluto vedere il punto d’impatto»
STRAGE IN SUPERSTRADA - Il papà del 21enne maceratese, Roberto Calcagni, ieri ha accompagnato il figlio al funerale dei tre amici morti. «Io ho solo avuto la fortuna che si è salvato ma il mio cuore è con loro. Stanno provando il dolore più grande che la vita possa riservare e provo una pena enorme. A mio figlio sono stato io a dire che i suoi amici non c’erano più. Ieri voleva esserci a tutti i costi». Simone Bracaccini resta ricoverato a Torrette: «Ieri lo abbiamo salutato prima di uscire. Stava seduto sul letto e iniziava a muoversi»

Michele Calcagni insieme al papà Roberto entra allo stadio
di Francesca Marsili
«Mio figlio dice di non ricordare nulla dell’incidente, dormiva. Si è svegliato a Torrette. Ieri, mentre tornavamo da Ancona, mi ha chiesto di passare nel punto dell’impatto». A parlare è Roberto Calcagni, papà di Michele, 21 anni, uno dei due sopravvissuti al drammatico scontro frontale di domenica scorsa lungo la superstrada, tra Morrovalle e Corridonia, costato la vita a tre dei suoi più cari amici: Nicolas Calabrese, 20 anni, Giorgio Franceschini, 21, e Daniele Francalancia, 20.

Michele con i genitori di Daniele Francalancia
Roberto Calcagni ha il cuore diviso a metà, tra il sollievo di un padre che può ancora riabbracciare suo figlio e l’abisso di un dolore condiviso con chi li ha perduti per sempre.

«Michele ricorda che era seduto dietro al conducente, il suo amico Daniele – racconta Roberto Calcagni a Cronache Maceratesi – tornavano da Civitanova. Nel momento dell’impatto stava dormendo. Il risveglio, traumatico, è avvenuto all’ospedale di Torrette, quando il destino si era già compiuto».
Durante i primissimi giorni di ricovero, il giovane è stato preservato da ulteriori choc. «Sono stato io a dirgli che i suoi amici non c’erano più – dice il papà che parla con la voce rotta dalla commozione -. D’accordo con i medici lo abbiamo accompagnato alla terribile notizia».

Un disgelo lento, doloroso, necessario per proteggerlo da un carico emotivo devastante. Michele, studente di ingegneria civile alla Politecnica di Ancona (pure il papà è ingegnere), ha riportato fratture diffuse in tutto il corpo: alle vertebre, ad una gamba, ad un braccio e a un polso, che avrebbero imposto ulteriori giorni di ricovero e riposo assoluto.

«Nonostante il parere contrario dei sanitari – aggiunge l’ingegner Calcagni – ieri ha voluto essere presente al funerale dei suoi amici, a tutti i costi, in sedia a rotelle. Sapeva che la sua presenza avrebbe dato un minimo di conforto ai genitori dei ragazzi che non ce l’hanno fatta. E lo abbiamo assecondato».

Dopo le dimissioni, durante il viaggio di ritorno dall’ospedale Torrette di Ancona per presenziare a funerale allo stadio Helvia Recina, il giovane ha chiesto di vedere il punto in cui si è consumato il dramma, dove la Musa condotta da Christian Perugini, 41 anni di Morrovalle, morto anche lui sul colpo, è piombata frontalmente contro la Fiat Punto dove viaggiavano i cinque ragazzi di Macerata.

La sorella di Daniele Francalancia
Guardando quell’asfalto, dove i segni dell’impatto sono ancora visibili: «Mi ha detto che forse iniziava a ricordare qualcosa», aggiunge il padre. Simone Bracaccini, 21enne, l’altro superstite, resta ancora ricoverato a Torrette. Ha diverse fratture e un grave problema a un occhio, che fortunatamente ora sembra superato. «Lo abbiamo salutato ieri prima di uscire: stava seduto sul letto e stava iniziando a muoversi».

Nelle parole di Roberto Calcagni però, non c’è spazio per una gioia piena. L’altra parte del suo cuore è rivolta ai familiari di Nicolas, Giorgio e Daniele: una profonda, rispettosa e lacerante condivisione di un dramma indicibile.

«Mi sento un privilegiato, io ho solo avuto la fortuna che mio figlio si è salvato ma il mio cuore è con loro – dice -. Ho vissuto vicino a questi genitori che giorno per giorno speravano, e poi è andata a finire come sappiamo. Stanno provato il dolore più grande che la vita possa riservare e provo una pena enorme». Dopo la fatica di ieri, Michele oggi è provato, fisicamente e psicologicamente, per questo è suo padre a parlare.

I genitori di Nicolas (sulla sinistra) e di Daniele
Per lui ora inizia un lungo percorso di guarigione, sia fisica che dell’anima: «Mi dedicherò a lui», sottolinea il papà. A colpire profondamente Roberto Calcagni è stato il cordone di affetto che ha abbracciato suo figlio: «Michele non è mai stato solo – dice -. Gli amici sono venuti sin dalle prime ore e si davano il cambio, passando continuamente nella sua stanza e in quella di Simone, e l’ospedale non ha mai ostacolato gli ingressi oltre gli orari. Hanno capito la situazione. È stato accompagnato e sorretto dall’affetto. Questo lo ha aiutato a rielaborare quanto è successo». Nicolas, Giorgio, Daniele, Michele e Simone. Cinque ragazzi che si conoscevano da anni, legati dallo sport e dalla vita universitaria ad Ancona. Erano insieme domenica scorsa. Per tre di loro è stata l’ultima alba, per tutti un destino che doveva essere diverso.
























































