Basso bacino del Chienti, il comitato:
«Bonifica subito, non servono altri studi»

CIVITANOVA - Inviato agli enti un documento per contestare gli indirizzi operativi che di fatto ricominciano tutto da capo alla ricerca di responsabilità degli inquinatori e si chiede invece l'intervento pubblico: «La contaminazione della falda è nota da decenni, ora la legge impone di agire»

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Il basso bacino del Chienti

«Trentacinque anni di contaminazione della falda, processi, sentenze, conferenze dei servizi e studi tecnici, il tempo delle attese è finito». Con un documento inviato a Regione Marche, Ministero dell’ambiente, province di Macerata e Fermo, Arpam e ai cinque Comuni interessati dall’inquinamento del basso bacino del Chienti il comitato col portavoce Paolo Maria Squadroni e il segretario Domenico Bevilacqua contestano il nuovo documento regionale sugli “indirizzi operativi per il prosieguo della bonifica”, sostenendo che l’ennesimo rinvio dell’intervento non sia più compatibile con gli obblighi previsti dalla normativa ambientale.

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Paolo Maria Squadroni portavoce del comitato

Secondo il Comitato, la contaminazione della falda è conosciuta da oltre trent’anni e le sentenze intervenute nel tempo hanno ormai accertato che si tratta di un inquinamento storico e diffuso, riconducibile a molteplici fonti e quindi non attribuibile con certezza a singoli responsabili. Proprio per questo, evidenzia il documento, la normativa imporrebbe agli enti pubblici di intervenire direttamente senza ulteriori rinvii. Nel mirino finisce la scelta di programmare nuovi approfondimenti tecnici invece di avviare concretamente la bonifica. Per il Comitato, continuare su questa strada significa rimandare ancora una volta un intervento che avrebbe dovuto essere realizzato da anni.

A rafforzare la richiesta viene richiamato anche il quadro sanitario delineato dallo studio Sentieri 6 che evidenzia eccessi di mortalità generale, criticità oncologiche e segnali particolarmente preoccupanti tra bambini, adolescenti e giovani residenti nell’area del basso bacino del Chienti. Sei le richieste avanzate agli enti competenti: l’attivazione immediata del potere sostitutivo della Regione, l’avvio della bonifica unitaria della falda, l’approvazione entro 90 giorni di un piano operativo con tempi vincolanti, l’istituzione di un fondo regionale dedicato, la convocazione urgente di una Conferenza dei servizi e l’adozione immediata delle misure di prevenzione e tutela sanitaria previste dalla legge.

«Dopo trentacinque anni nessuno può più sostenere di non sapere – dice il Comitato –. Nessuno può più dire che servono altri studi. Nessuno può più giustificare altri rinvii. Oggi la domanda non è se la bonifica debba essere fatta. La domanda è chi si assumerà la responsabilità di continuare a non farla». Il Comitato diffida inoltre le amministrazioni competenti dal proseguire nell’inerzia e annuncia che, in assenza di un’immediata inversione di rotta, si riserva di promuovere ulteriori iniziative a tutela della salute pubblica e dell’ambiente, comprese segnalazioni alla Corte dei Conti e alle competenti autorità giudiziarie. «I cittadini hanno aspettato abbastanza. Adesso è il momento delle decisioni, non delle scuse».

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