Occhio a non perdere i tesori del centro,
lettera aperta sulla ricostruzione

CAMERINO - Appello al sindaco e al commissario alla ricostruzione con un documento in cui promotori e firmatari esprimono «Grave preoccupazione». La questione sono le parti medievali e i resti archeologici che temono possano essere danneggiati con i lavori. Chiedono una riflessione più ampia e multidisciplinare

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borgo san giorgio

Lavori a Borgo San Giorgio

di Monia Orazi

Non solo ricostruire, ma capire cosa si sta ricostruendo. E soprattutto cosa rischia di andare perduto sotto intonaci, cemento, macerie e demolizioni. È questo il cuore della lettera inviata dai promotori e firmatari dell’Appello per il centro storico di Camerino al sindaco e all’Ufficio speciale ricostruzione delle Marche, con copia alla Soprintendenza e al commissario straordinario per il sisma 2016 Guido Castelli.

Nel documento, viene rappresentata «grave preoccupazione» per una serie di situazioni riguardanti il centro storico camerte. Il tema è quello della tutela delle emergenze medievali, delle facciate antiche e dei possibili resti archeologici che potrebbero riaffiorare durante i lavori post sisma.

via betti buona ricostruzione

Via Betti

Il primo caso segnalato riguarda l’aggregato di via San Giacomo, dove la demolizione programmata, secondo i firmatari, «potrebbe comportare la distruzione di alcune abitazioni del Due-Trecento che costituiscono uno degli scorci più caratteristici dell’edilizia di Camerino». Per questo viene chiesto che ogni eventuale intervento tenga conto anche dell’ubicazione dell’antica Collegiata di San Giacomo, prevedendo scavi e approfondimenti prima di procedere.

Nella lettera si fa riferimento anche a via Morrotto, dove, secondo i promotori, sarebbe stato asportato «lo strato archeologico con le ruspe» in un’area ritenuta importante per l’urbanistica romana della città. Altro punto critico è l’aggregato Pieragostini, per il quale viene chiesta la rimozione degli intonaci e un sopralluogo della Soprintendenza, vista la presenza di archi e monofore trecenteschi coperti da cemento.

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L’elenco delle situazioni segnalate è lungo: le aperture in pietra di via Massei, considerate verosimilmente antichi fondaci; le grandi arcate tre-quattrocentesche di via Roma, dal civico 6 al 18; la facciata in pietra del palazzo dell’Abbondanza Pia; l’area di via Favorino, nei pressi dell’Hotel “I Duchi”, interessata in passato da rinvenimenti di materiale romano; Borgo San Giorgio, dove i firmatari chiedono dove siano finite le pietre squadrate risultanti dalle demolizioni, ipotizzando che in alcune possano celarsi epigrafi romane; infine l’edificio tra piazza Garibaldi e via XX Settembre, dove sarebbe emersa una grande arcata in pietra.

Il punto politico e tecnico posto dai firmatari è uno: Camerino non può essere trattata come un qualunque centro urbano da ricostruire. Serve, sostengono, «un piano di recupero con criteri unitari e frutto di riflessione archeologica, oltre che storico-estetica».

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La questione era già emersa in una riunione pubblica. Nel verbale, il direttore dell’Usr Marche Marco Trovarelli, intervenendo sulla proposta di effettuare indagini conoscitive attraverso la demolizione preventiva degli intonaci, soprattutto ai piani terra, aveva evidenziato che «l’attuale normativa impone delle procedure ben definite» e che «allo stato attuale non vi sono risorse che consentano questo tipo di indagini senza andare ad intaccare il contributo concedibile per la ricostruzione». Lo stesso verbale riporta inoltre che, per quanto riguarda la tipologia degli interventi, «è responsabilità del tecnico incaricato scegliere la migliore tipologia costruttiva per garantire i livelli di sicurezza imposti dalla normativa sismica».

Per i promotori dell’appello, però, proprio qui sta il nodo: gli strumenti ordinari non sarebbero sufficienti per una situazione straordinaria come quella di un centro storico colpito dal terremoto.

La richiesta finale è di aprire una riflessione più ampia e multidisciplinare. Perché, sostengono i firmatari, le competenze in campo sono molte: archeologiche, artistiche, strutturali, legislative e di storia locale.


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