Centrodestra in frantumi, Parcaroli al bivio:
«O si vota compatti Luciani o mi dimetto»
MACERATA - Dopo il flop di ieri in aula spunta il foglietto da firmare: «Prometto di votare Luciani». Giovedì il voto resta segreto e il sindaco alza l'ultimatum. Diversi gli esponenti della maggioranza che non hanno digerito l'imposizione della Lega di avere più assessori per far entrare Romano e Piccioni

Il sindaco Sandro Parcaroli durante il Consiglio di ieri
di Luca Patrassi
Il ruolo di Montegranaro da secoli è determinante per le vicende di Macerata: si deve al giurista Giulioso da Montegranaro la nascita del corsi di Diritto nell’Ateneo ed ora si deve, o si imputa come preferite visto che si parla di Diritto, al veregrense commissario provinciale maceratese della Lega Mauro Lucentini la clamorosa topica presa dal Parcaroli bis che ha rischiato il naufragio al debutto. Il sindaco Sandro Parcaroli non parla ufficialmente ma è furente, stessa situazione dalle parti di Palazzo Raffaello in Ancona, versante giunta. La sintesi dopo la mancata elezione del presidente del Consiglio comunale: o la maggioranza si ricompatta e lo fa con segnali chiari ed evidenti o il sindaco Sandro Parcaroli firmerà le dimissioni.

Parcaroli con i suoi assessori
Con buona pace di chi qualche giorno fa nella sala dell’Eneide a Palazzo Buonaccorsi rivendicava la paternità dell’operazione che ha aumentato la dotazione di assessori per i partiti maggiori tagliando fuori Udc e Noi Moderati e contro le indicazioni del governatore Francesco Acquaroli. Il sindaco ha fatto informalmente sapere di non essere più disponibile a mettere la faccia per garantire poltrone ai partiti, capaci finora di formare squadre dove alcune competenze specifiche vanno cercate attentamente e di mettere veti mascherati da requisiti mai posti in sede di trattative, come la storiella del raggiungimento del 3% di quota elettorale per i partiti.

Il neo assessore Giuseppe Romano
Ed ecco, in sintesi, i motivi di tensione. Larga parte del centrodestra non ha digerito la forzatura Lega per avere tre assessori ed inserire il divisivo presidente dei commercianti Giuseppe Romano e l’ex assessora Oriana Piccioni e non abbinare invece a Andrea Marchiori la direttrice di banca Alessandra Procaccioli lasciando quindi spazio ai centristi.

Il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia
In casa Fdi il primo (ma non unico) degli scontenti è Andrea Blarasin scavalcato da Lorella Benedetti in virtù delle quote rosa. In Forza Italia la scavalcata è Laura Laviano che farà coppia in Consiglio comunale con l’ex assessore Silvano Iommi. Ed anche per Fi le nomine in giunta hanno portato in assise consiglieri che sembrano critici con Parcaroli. Infine malumori anche tra i “Maceratesi per Parcaroli” che avrebbero preferito vedere Luciani in giunta facendo così entrare in Consiglio Gianni Giuli ma Luciani è di altro avviso.

I banchi dell’opposizione
Oggi pomeriggio era in programma una seduta di Consiglio, seduta saltata per mancanza di numero legale ma questo era già concordato per l’allestimento contemporaneo nella sala del Consiglio della camera ardente per Adriano Ciaffi. Prossima seduta già convocata per giovedì prossimo per sondare la possibilità che la frattura creatasi ieri possa ricomporsi subito.

Il sindaco Parcaroli ieri in aula con Francesco Luciani, presidente a caccia di riconferma
Circola peraltro un foglio che assomiglia molto alle intenzioni di preghiera che si leggono durante i riti religiosi: “Prometto di votare Luciani come presidente del Consiglio” è più o meno il messaggio contenuto che il postulante sta chiedendo di firmare ai consiglieri della maggioranza di centrodestra. L’unico particolare che deve essere sfuggito a chi (non Giulioso da Montegranaro) ha proposto il “contratto” è che il voto per l’elezione del presidente del Consiglio è segreto e che già ieri il dissenso si è manifestato chiaramente. Un altro particolare balza agli occhi di chi aveva già notato come lo scorso anno, per la prima volta nella storia dell’Ente, Macerata non è riuscita ad eleggere alcun rappresentante in Regione.

I leghisti Luca Buldorini e Mauro Lucentini ieri in Consiglio
Ieri, tra gli spettatori della seduta di Consiglio, Fratelli d’Italia e Lega erano rappresentati dai duo formati rispettivamente da Pierpaolo Borroni (Civitanova) e Mirco Braconi (Potenza Picena) e da Mauro Lucentini (Montegranaro) e Luca Buldorini (Appignano). Non si è visto nessuno di Forza Italia ma occorre aggiungere che il commissario provinciale azzurro Gianluca Pasqui (Camerino) si era visto pochissimo anche in campagna elettorale, forse si era fatto vedere di più il leader nazionale di Noi Moderati Maurizio Lupi. Presenze, quelle indicate, evidentemente non in grado di smussare le asperità, anzi forse le hanno fatte esplodere rumorosamente con diversi consiglieri comunali che hanno colto l’occasione per manifestare il proprio dissenso.

I banchi della maggioranza
Parcaroli ha dunque di nuovo il solito problema e stavolta dalla prima seduta: una serie di consiglieri che non seguono le indicazioni dei partiti, delusi da alcuni inserimenti in giunta e delusi per il fatto di non far parte dell’esecutivo. Quanto comunque basta a rimediare una sonora sconfitta politica al debutto. Peraltro i partiti che si sono preoccupati di fare il pieno di assessorati (5500 euro mensili l’emolumento lordo mensile) non devono avere fatto i conti con i numeri del Consiglio che si è venuto a formare e dove si è visto che ci sono tra i cinque e gli otto consiglieri comunali pronti a dare battaglia. Sempre che Parcaroli sia d’accordo a farsi mettere sulla graticola per i prossimi cinque anni dopo aver regalato al centrodestra due vittorie che con gli strateghi visti in azione è ipotizzabile non avrebbe colto.

Parcaroli comunque su questa cosa è stato chiaro: o si gioca di squadra o tutti a casa. Con buona pace di chi sta facendo girare il fogliettino da firmare con la preghiera del giorno: “dimmi che voterai Luciani”. Con buona pace di chi non ricorda come finì il centrodestra dopo il siluramento di Anna Menghi.







































Bene sindaco o con me o contro di me più chiaro di così.
Luciani non è aiutato nemmeno dal fatto che, pur essendo della lista maceratese di Calcinaro, fino al giorno prima ha fatto parte attiva della Lega. Al posto suo, ben prima di spingere il sindaco a questa presa di posizione, avrei ritirato la mia candidatura.
Ma manco all’asilo si vedono cose così.. penosi veramente
Se il sindaco formalizza le dimissioni, la legge (art. 53 del TUEL) prevede che diventino efficaci e irrevocabili solo dopo 20 giorni dalla loro presentazione in Consiglio.
Questo periodo serve proprio come “pressione psicologica”, i partiti della maggioranza avrebbero tre settimane per ricucire lo strappo, trovare l’accordo sul Presidente del Consiglio e convincere il Sindaco a ritirare le dimissioni.
(Gemini AI)