L’Arco della ricostruzione
Il trionfo dell’ipocrisia
LO STRANO SIMBOLO a quattro anni dalla prima scossa del 24 agosto. Il titolo dell'opera, sul lago di Fiastra, è l'opposto alla realtà del territorio colpito dal sisma

L’Arco della ricostruzione installato sul lago di Fiastra
di Federica Nardi
“L’Arco della ricostruzione” è stato installato sul lago di Fiastra questo luglio. È un’opera artistica, donata gratuitamente, che però non si capisce bene cosa celebri. Gli archi, di solito, sono quelli che segnano il trionfo. E nelle Marche, in fatto di ricostruzione, c’è poco da trionfare. Resta comunque il monumento alla Ricostruzione. Non solo quella fisica ma anche quella sociale ed economica che sono ugualmente importanti. Anche se, ovviamente, le mura servono. L’ha detto anche il commissario Giovanni Legnini che la ricostruzione è ora che parta e che in questi giorni sta attraversando a piedi il Cammino delle terre mutate, da Fabriano a L’Aquila: “Fin qui c’è stata una lentezza non più sostenibile”. E da settembre promette presenza costante negli uffici per monitorare se e cosa andrà rettificato. Lo ha detto oggi anche Papa Francesco, al termine dell’Angelus domenicale: “Mi auguro che si acceleri nella ricostruzione”. Lo dicono tutti i candidati governatori e consiglieri regionali, la ricostruzione viene sbandierata nei comizi, nelle interviste e nei comunicati. Non resti ancora una volta propaganda da campagna elettorale: servono atti concreti e volontà politica da parte di tutto l’arco istituzionale.
Senza nulla volere all’artista, che ha sicuramente voluto creare qualcosa di propositivo come segno di speranza (non è certo colpa sua se la ricostruzione non è partita e anzi ci auguriamo che più arte popoli le nostre montagne nel rispetto dell’ambiente), proponiamo per le prossime installazioni monumenti alla Decostruzione. Servirebbe moltissimo infatti decostruire i campanili politici del territorio, gli interessi che hanno bloccato le pratiche o hanno provocato ingiustizie da un lato e privilegi dall’altro, le norme che hanno tolto dignità a chi lavora negli uffici speciali (fino al pressing di Legnini i contratti a termine abbondavano), le politiche miopi che rischiano di sparpagliare il patrimonio di conoscenza che rende possibile la cura dell’ambiente, le invidie di paese che hanno reso in molti casi una chimera la possibilità di collaborare per stare meglio come comunità allargata.
Oppure, per i più nichilisti, un monumento alla Distruzione. Alla distruzione degli speculatori che il terremoto lo ricordano a intermittenza a seconda della convenienza economica o politica, alla distruzione degli sfruttatori che hanno avvelenato la vita dei lavoratori dei cantieri del post sisma, togliendo di conseguenza servizi e diritti anche alle comunità locali e infine alla distruzione dell’Emergenza come forma di stare al mondo tutta italiana. Il prossimo Arco, a ben pensarci, dovrebbe essere quello della Prevenzione. A quel punto quello della ricostruzione non sarebbe nemmeno possibile pensarlo.
Da parte nostra, Cronache Maceratesi continuerà a tenere i riflettori accesi e a vigilare sulla ricostruzione.






































Plauso alla redazione di CM per tenere alta l’attenzione sul tema, che a 4 anni esatti dal sisma fa ancora più male.
Intanto l’ex commissario straordinario alla ricostruzione è stata “promossa” addirittura a Ministro, visto il gran lavoro fatto nelle Marche. Evviva la meritocrazia.
Le Marche e il Centro Italia sono stati dimenticati.
Pochi giorni fa mi è giunta notizia di turisti toscani che avevano visitato Camerino, e ne erano rimasti sconvolti. Non si erano mai resi conto che in quattro anni non è stato ricostruito quasi nulla. Non immaginavano, recandosi nelle Marche, di trovare ancora immutate le distruzioni del sisma dopo quattro anni.
Questo semplice racconto da, a mio parere, la misura dell’abbandono, ignorato dai più in Italia, in cui versano le zone terremotate.
MMMàh!quello, più che un monumento alla ricostruzione sembra un requiem aetarnam alla ricostruzione -come dire ” mettiamoci una pietra sopra”, anche due o tre- così per metà un pò Stonehenge, come fosse il resto archeologico di un arco primitivo sospeso tra passato e futuro, un pò rinascimentale per la forma e i colori dei materiali tipici dell’architettura toscana del periodo, quindi più evoluta. Ma magari è proprio questo che l’artista voleva significare col suo simbolismo…boh! ormai tutti sono artisti concettuali.
E tutti incompresi.
Però l’idea di giocare a pallone senza portiere restringendo le porte e ingrossando i pali non è male, da bambini si litigava sempre per il fatto che nessuno voleva fare il portiere…
in quel contesto l’ arco è sconcertante