Gli elogi del prefetto Rolli,
noi maceratesi li meritiamo?

IL COMMENTO di Ugo Bellesi - Un momento di riflessione farebbe bene a tutti. Ma non dobbiamo cullarci sugli “allori” mentre nell’area colpita dal terremoto la gente vive sempre in una “atmosfera di abbandono”. Ne avevamo parlato sommessamente a suo tempo ma ora la conferma ci viene da una ricerca fatta da uno studente per la sua tesi di laurea
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Ugo Bellesi

 

di Ugo Bellesi

Il prefetto Iolanda Rolli è da quasi un paio di settimane che ha lasciato Macerata per raggiungere la nuova sede di Reggio Emilia ed il suo messaggio di saluto ha “lasciato il segno” nel cuore dei maceratesi più sensibili, perché erano anni che non ascoltavamo tanti elogi messi tutti insieme. E non sono elogi per la città, per le bellezze architettoniche e paesaggistiche, per l’accoglienza e l’ospitalità, ma riservati esclusivamente al carattere dei maceratesi. E questo ci riempie certamente di orgoglio e rivela ancora una volta la grande sensibilità del prefetto. E’ noto che, nonostante una nostra naturale ritrosia, spesso scambiata per scontrosità e ignoranza, gli abitanti di questa città e di questa provincia hanno non poche doti.

Il prefetto Iolanda Rolli

Le ha sottolineate, con spontanea sincerità, proprio il prefetto Iolanda Rolli. Infatti ha parlato di “sobria cordialità e tenace operosità della gente”, della “schiettezza dei maceratesi”, di “discrezione e una certa riservatezza o ritrosia nell’apparire”, e ancora di “abnegazione e spirito di sacrificio”, ma soprattutto di “fermo proposito di non darsi mai per vinti”. In dialetto si chiamerebbe la “tigna”. Ma non finisce qui perché il prefetto Iolanda Rolli ha scritto ancora “di aver conosciuto persone di grande spessore e umanità”, concludendo con questa bellissima frase che ci fa onore più di ogni altra: “A questa terra, ricca di umanità, proverbialmente ritratta come schiva e riservata, ma nella realtà aperta e accogliente, resto non poco debitrice in termini di arricchimento sia professionale che umano…”

Michele Roberti

E va anche sottolineato che parole non meno elogiative sono state pronunciate, in una recente intervista, dal comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Michele Roberti. Parlando infatti della comunità maceratese egli le riconosce “grande dignità”, “forte senso civico” e “determinazione a ricominciare, senza mai darsi per sconfitta”. E conclude il suo concetto con questa frase più che lusinghiera: “Il senso di resilienza dei maceratesi rappresenta l’insegnamento più significativo che ora mi lascia questa terra”. E il riferimento è ovviamente anche ai terremotati che ancora resistono in montagna “senza mai darsi per vinti”.

Cosa si poteva dire di più e di meglio? Assolutamente nulla! Queste considerazioni a noi hanno riportato alla mente i versi di Giorgio Umani (Cupramontana 1898-Ancona 1965) che ha dedicato una poesia ai Marchigiani descrivendone alcune caratteristiche, come ad esempio “ingegno sottile / ricco a talento”, “buono a far tutto / e pago con niente”, “quello che mai protesta / e mai domanda”. E conclude con una stoccatina: tu marchigiano “non saprai mai / vendere bene / la merce che hai”.

E si potrebbero citare anche altri autori che nel tempo hanno descritto pregi e difetti dei maceratesi e dei marchigiani. Ma sarebbe una elencazione inutile perché quello che oggi è più opportuno fare è soprattutto un approfondito esame di coscienza per domandarci: “Siamo meritevoli di questi elogi o il nostro carattere, dopo le terribili vicende vissute a Macerata, si sta modificando?” Se la risposta è “sì”, allora anziché continuare a denigrarci per la nostra scontrosità superficiale, per la scarsa attitudine all’ospitalità, per il sospetto verso i nuovi arrivati, cerchiamo di valorizzare i nostri pregi (che sono superiori ai difetti) e facciamone oggetto anche di “attrattiva turistica” per la qualità della vita che possiamo offrire soprattutto al turismo culturale.

Ma, in particolare in questo momento tanto difficile per tutti, non dobbiamo dimenticare i nostri fratelli terremotati. Nel nostro territorio purtroppo è sempre d’attualità il problema dei ritardi nella ricostruzione post sisma. Come ha confermato anche il direttore dell’Ufficio ricostruzione Cesare Spuri ci sono ancora 4.800 pratiche in attesa di essere valutate e solo l’1% dei danni pesanti sono nella fase di “stato di avanzamento dei lavori”. Si è fatto il concorso per nuove assunzioni all’Ufficio speciale ricostruzione “ma occorre formare i tanti nuovi assunti – ha detto Spuri – quindi non si prevede una velocizzazione immediata delle pratiche”.

Francesco Danesi

E’ capitata quindi a proposito la pubblicazione, nei giorni scorsi, della tesi di laurea di uno studente bergamasco, Francesco Danesi, laureatosi a Bologna in antropologia culturale. Egli ha iniziato la sua ricerca nell’area del terremoto nel 2017 e ha maturato la convinzione che ci sia addirittura una “strategia dell’abbandono” realizzando così quella che Klein chiama “economia del disastro”. Nella sua tesi egli sostiene che il terremoto e le conseguenze del disastro diventano acceleratori della disgregazione sociale con il risultato che aumenta la “centralizzazione dei servizi lungo la costa”. Mette inoltre in evidenza il costante “disinteresse per le realtà a bassa densità demografica” in quanto si tratta di “un territorio che, dal punto di vista demografico, ha scarso peso politico”. Ed aggiunge: “Non si è mai costituita una vera e propria rete di intermediazione tra le località colpite, la regione e le istituzioni governative preposte alla gestione dell’emergenza”. Il mancato coinvolgimento della popolazione nei processi decisionali ha aggravato il dramma della gente che vive in uno stato di sospensione del tempo. Un dramma creato “centralizzando il potere decisionale, dilazionando nel tempo le scelte di ricostruzione e riallocando la popolazione colpita altrove”. Concetti che erano trapelati anche nei nostri articoli post-sisma ma che ora trovano conferma in una tesi di laurea frutto di una ricerca protrattasi per tre anni. Si tratta quindi di riflessioni che sicuramente rileggeremo quando qualcuno vorrà fare la “storia del post sisma nelle Marche” indicando però anche i “Colpevoli”.



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