«Covid center, concentriamoci su funzioni
e come inserirlo nella rete ospedaliera»
CIVITANOVA - L'onorevole dem Mario Morgoni sulla struttura alla fiera: «Stop alle polemiche, ora pensiamo al suo utilizzo che non può essere lo stesso di quando è stata progettata. Il personale impiegato non può essere trasferito da altri nosocomi. Su ospedale unico e rete sanitaria vanno ripensate le strategie»
«Il centro Covid di Civitanova è ormai completato, mettiamo da parte le polemiche e concentriamoci su funzione e prospettive della nuova struttura. Impensabile però spostare lì personale della rete ospedaliera». A dirlo l’onorevole del Pd, Mario Morgoni, che comunque sottolinea che va garantita la piena trasparenza nell’uso delle risorse che, anche se arrivate da donazioni private ne va fatto un uso rigoroso. Secondo Morgoni la struttura «assume oggi una veste diversa rispetto a quella ipotizzata nel momento della massima emergenza in cui è stata concepita».
Fatte queste premesse, aggiunge che «Intanto l’obiettivo di trasferire i pazienti Covid dalle altre strutture ospedaliere regionali nel nuovo centro può avere il positivo effetto di favorire il ritorno alle normali attività consentendo ai cittadini di vedere garantite prestazioni che, salvo le emergenze, hanno visto una sospensione di ormai oltre due mesi, con evidenti disagi e problemi che richiedono risposte urgenti e non più rinviabili. Ciò sarà possibile in presenza di meccanismi affidabili di reclutamento del personale perché non è pensabile spostare professionalità, già scarse e già messe a dura prova, dalla rete ospedaliera esistente al nuovo centro senza compromettere l’obiettivo di un pieno ritorno alle attività ordinarie. Ciò vale in particolare e in primo luogo per l’ospedale di Civitanova, che ha già pagato un prezzo talmente pesante al Covid in termini di compromissione delle attività ordinarie da rendere inconcepibile l’idea di sottrarre allo stesso anche una sola unità di personale per dirottarla all’interno del nuovo Covid Center». Dunque secondo Morgoni non si deve spostare personale dalle altre strutture e inoltre «si rende necessario un rigoroso rispetto della tempistica annunciata per cui entro la metà di giugno l’ospedale di Civitanova deve vedere una ripartenza delle attività ordinarie, tale da riassorbire anche tutte le prestazioni temporaneamente sospese e un rapido avvio delle procedure per i lavori necessari a rendere operativi i due piani attualmente incompleti che dovrebbe tenere conto, tra le altre esigenze, di quella prioritaria e ineludibile di un blocco operatorio adeguato, pienamente efficiente e funzionale, senza il quale non è concepibile un’attività ospedaliera all’ altezza delle esigenze e delle aspettative di un territorio densamente popolato come quello della costa maceratese».
Altro tema, continua Morgoni, si pone «soprattutto in considerazione del fatto che si pensa al nuovo centro ospedaliero della fiera non più come una struttura temporanea ma destinata piuttosto ad una presenza stabile e duratura. Come si inquadra questa nuova struttura nella rete ospedaliera regionale e in particolare in quella della provincia di Macerata dove stanno proseguendo le attività per la realizzazione del nuovo ospedale unico provinciale? Credo che anche in questo senso, come per quello che riguarda la rete sanitaria diffusa sul territorio ed altri aspetti non meno importanti, l’emergenza prodotta dal temibile virus ci imponga un ripensamento e un aggiornamento di strategie che non potevano certo tener conto di una situazione drammatica ed eccezionale ma che oggi vanno aggiornate ed adeguate alla luce delle nuove conoscenze e consapevolezze che questa fase ci ha consegnato».










































