Sanità, Cacciolari: “Niente premi elevati
a chi ha uno stipendio fisso”

AREA VASTA 3 - Il vice coordinatore regionale di Forza Italia fa leva anche sulla mobilità dei pazienti per evitare liste d'attesa: "Dovremmo tutti rientrare nell'ottica del sacrificio". Un infermiere di Macerata critica: "E' tutto frutto di lotte tra sindacati e dirigenti"
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Barbara Cacciolari

Barbara Cacciolari

Ancora nessuna risposta da parte dell’Asur- Area Vasta 3 in merito ai premi che quattro dirigenti amministrativi si sarebbero auto-attribuiti. nei giorni scorsi i sindacati hanno chiesto la restituzione delle somme percepite (leggi l’articolo) ma viene ventilata anche la possibilità che gli stessi vengano sollevati dagli incarichi che ricoprono attualmente.

IL VICE COORDINATORE BARBARA CACCIOLARI : “SERVE UN’OTTICA DI SACRIFICIO” – Il fatto ha suscitato molto scalpore. A riflettere su quanto accaduto e sulla situazione della sanità marchigiana è il vice coordinatore regionale di Forza Italia Barbara Cacciolari: «Secondo il Rapporto della Ragioneria Generale dello Stato, il bilancio del Servizio Sanitario della regione Marche in relazione alla spesa sanitaria, risulta essere “in salute” – spiega – certamente la Regione dispone di risorse umane dedite al Servizio Sanitario che, nell’ambito delle rispettive funzioni, non solo contribuiscono a rendere i servizi erogati di buon livello ma contribuiscono al raggiungimento di questo importante risultato. Relativamente ai premi riconosciuti ai dirigenti amministrativi dell’Asur –Area Vasta 3 – è una questione delicata ma molto importante da risolvere. Gli incentivi dovrebbero essere adeguati anche alla difficile situazione economica attuale dove i cittadini fanno difficoltà a comprare i beni di prima necessità, evitando di dare quindi elevati premi a chi già ha uno stipendio fisso senza addirittura poter verificare i risultati conseguiti e, non per ultimo cercando di essere consapevoli del momento complicato attraversato dalla sanità pubblica maceratese che soffre, oltretutto, di molte criticità»

La Cacciolari affronta anche il problema della mobilità dei pazienti in Emilia Romagna e Lombardia per evitare le lunghe liste d’attesa e per la mancanza di fiducia: «Secondo i dati del Ministero della Salute, nell’anno 2013 sono stati 20.470 (cosiddetta mobilità passiva), i marchigiani che sono andati fuori regione per curarsi altrove, mentre 18.916 i cittadini di fuori regione venuti da noi, creando un disavanzo di 1554 unità. Dovremmo tutti rientrare nell’ottica del sacrificio, soprattutto nel rispetto del cittadino, oggi in forti difficoltà economiche che a volte lo costringono a rinunciare alle prestazioni (ad esempio oculistiche, riabilitative, odontoiatriche), cercando di tutelare al meglio i servizi fondamentali per la salute di tutti. Oggi è il momento di utilizzare i soldi in modo responsabile, corretto, efficiente, soprattutto per quanto riguarda i fondi destinati alla sanità che impegnano l’80% del bilancio regionale che a differenza del passato, dove è stato protagonista di sprechi e sperpero di denaro pubblico, oggi può essere oggetto di interventi di razionalizzazione della spesa. Questo è il dovere che dobbiamo avere nei confronti dei cittadini».

Foto d'archivio

Foto d’archivio

LA PROTESTA DI UN INFERMIERE DELL’OSPEDALE DI MACERATA CONTRO I SINDACATI – Oltre alla politica, i premi ai dirigenti hanno colpito molto anche il personale sanitario che opera a stretto contatto con i pazienti.  Un infermiere dell’ospedale di Macerata, iscritto a un sindacato da tanti anni, ma che vuole restare anonimo per paura di ritorsioni, commenta: «Com’è possibile che quei premi difficili da giustificare vengano rivelati un anno dopo? Perché non c’è dubbio che i sindacati sapevano quello che era successo. La fuga di notizie sui premi va interpretata come l’indebolimento di un gruppo di potere. Il cambio nei direttori sia regionale che locale può spiegare l’indebolimento della rete di compromessi, intrecci, paure. Si tratta di intrecci a livello personale, politico, ma anche sindacale. Tra tanti sindacati nessuno ha tempestivamente denunciato, pubblicamente, la gestione dei premi per presunti risultati. Hanno aspettato che si sapesse per reagire timidamente».

Il maceratese interviene anche sul ricorso in tribunale a nome di 300 infermieri per farsi riconoscere i tempi di vestizione (leggi l’articolo): «Si inserisce in una lotta tra sigle sindacali che ormai ha del ridicolo dentro l’azienda sanitaria. Non tragga in inganno l’azione giudiziaria, è una prassi meno costosa dello sciopero. Perché mai un sindacato forte, che tutti i giorni sta in direzione, va dal giudice? Raccogliere 300 firme promettendo centinaia di euro a testa al prezzo di 5 euro a persona (per pagare un legale) è più facile che organizzare la tradizionale protesta sindacale cui non aderisce più nessuno. Ma poi anche il contrasto tra direzione e sindacato su questi temi è fasulla: quella richiesta non ha un grande fondamento (tanto più di questi tempi) e nemmeno la direzione se la sente di concederla. Niente paura, andiamo tutti dal giudice. Tanto il legale per l’azienda lo paghiamo con i soldi di tutti. Ma il sindacato con tutti i problemi che denuncia ogni giorno, proprio su questo doveva fare questa grande azione di lotta? Oppure è alla ricerca di un consenso sempre più sbiadito? C’è la lotta delle tessere, dunque dobbiamo farci vedere attivi, pieni di iniziative, farne pubblicità».

L’infermiere  è critico anche sulla situazione generale del personale sanitario: «Ho visto i commenti che hanno seguito l’articolo sul ricorso sindacale per i tempi di vestizione. Tutti assolutamente negativi. Io lavoro all’ospedale di Macerata e ho sentito un grande dispiacere. So che l’infermiere gode della stima della grandissima maggioranza delle persone. Ma gli infermieri hanno difficoltà a farsi parte attiva nella gestione sanitaria. Il loro racconto è intriso da un vittimismo antico, non sanno fare proposte e rimangono abbarbicati alla cultura della difesa. Difendersi da chi li “sfrutta”, da pazienti impazienti, dai cambiamenti che subiscono sempre passivamente. Ecco dunque che proliferano i difensori.
E la concorrenza tra difensori (sindacati) concorre a chi la spara più grossa. Il personale che fa i turni ha ottenuto ormai da un anno che quei tempi siano riconosciuti. Non basta, chiediamo gli arretrati per gli anni scorsi. Ci sono molti infermieri disoccupati: perché con quei fondi non ne assumiamo qualcuno? Ci sono molti infermieri disoccupati perché non impediamo qualche doppio lavoro? Perché non mettere a nudo inefficienze e sprechi, fare proposte per cambiare un organizzazione sanitaria vecchia e affannata? Vedo in queste notizie e nei loro protagonisti una cultura, un fare comune tra sindacati e direzione: ci saranno pure i tagli ma i soldi per noi ci sono. Dunque cerchiamo di accaparrarci qualcosa».

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