Ristrutturazione dei reparti ospedalieri,
i sindacati: “Gigliucci venga
allo scoperto”

Le perplessità dei responsabili di Cgil, Cisl e Uil sul piano previsto: "Bene eliminare i doppioni ma venga fatto con una logica". Intanto il governatore Spacca ha parlato delle Marche come esempio nazionale di buona sanità
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L'ospedale di Macerata

L’ospedale di Macerata

Prosegue il dibattito sullo smantellamento del reparto di oculistica che, da Macerata, dovrebbe essere trasferito a San Severino. Stessa sorte anche per otorinolaringoiatria che prenderebbe il largo per Civitanova. Queste trasformazioni sono inserite nel piano stilato dal direttore dell’area vasta 3 Pierluigi Gigliucci che, in merito ad oculistica, comunque, ha parlato di un semplice riallestimento nei locali ex Inail. Nei giorni scorsi sul tema sono intervenute Anna Menghi consigliere comunale dell’omonima lista e Marina Santucci, funzionario della Provincia di Macerata (leggi l’articolo). Oggi ad esprimere la loro preoccupazione sono i responsabili di Cgil, Cisl e Uil di Macerata perplessi sulla proposta di riorganizzazione della rete ospedaliera dell’Area Vasta 3.
«In primo luogo per il metodo- si legge in una nota –  Sulle ipotesi ventilate a mezzo stampa dal dottor  Gigliucci manca fino ad ora qualsiasi tipo di confronto con il sindacato, nonostante quest’ultimo sieda ai tavoli – di area vasta e di distretto – aperti per attuare il Protocollo regionale del 17 febbraio scorso. Tavoli che, tra un rinvio e l’altro, vanno avanti in modo stanco e con incontri finora poco produttivi.
Nel merito della proposta, condividiamo l’esigenza di distribuire sul territorio provinciale le varie specialità, eliminando i doppioni secondo la logica delle reti cliniche e dei volumi di attività superando la visione campanilistica di una sanità cittadina in favore di una logica territoriale.
In questo caso però il problema è rappresentato dal percorso, parallelo e nascosto, degli accorpamenti delle unità operative per intensità di cura. Un logica che ha portato, già nei mesi scorsi, ad unire specialità che nulla avevano in comune tra loro (un esempio su tutti: malattie infettive, nefrologia e neurologia). Questi percorsi sono finalizzati solo a ridurre la spesa per il personale, già al limite del collasso, con conseguenze gravissime per gli utenti.
Terzo elemento di attenzione. La ristrutturazione della rete ospedaliera deve andare di pari passo con il potenziamento dei servizi territoriali e distrettuali. Su questo chiediamo al Direttore di uscire subito allo scoperto, cominciando dal presentare il progetto di trasformazione degli ex piccoli ospedali (Recanati, Tolentino e Matelica) in case della salute. Quando, come e con quali risorse verranno riconvertiti? E ancora, dov’è il progetto di potenziamento delle cure domiciliari, per le quali la Regione ha stanziato  1,3 milioni?
Sulla sanità marchigiana si addensano nubi oscure. La spesa per il personale sarà ridotta di 7 milioni di euro. Il Governo minaccia taglia alla sanità per altri 40 milioni di euro. In questo contesto non è più possibile perdere tempo. E’ necessario produrre con urgenza una riorganizzazione vera e profonda della sanità locale, elaborando una visione politica d’insieme dell’Area Vasta 3, da condividere con le forze sociali e con il sindacato».

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Il presidente Spacca a Viterbo

Intanto il presidente Gian Mario Spacca ha parlato di sanità invitato come relatore alla tavola rotonda “Le nuove sfide della salute” che si è svolta oggi a Viterbo nell’ambito del convegno organizzato dai Democratici “Insieme verso il futuro”, per parlare di quanto fatto nelle Marche, esempio nazionale di buona sanità.
“Dieci anni fa la sanità delle Marche era all’ultimo posto in Italia. Presentava un disavanzo di 150 milioni di euro. Rischiava il commissariamento e il dissesto. Oggi, dieci anni dopo, la sanità regionale risulta essere la prima in Italia nel rapporto tra qualità dei servizi e sostenibilità dei conti. Questo risultato è stato il frutto di un’azione di governo fortemente innovativa, sul modello organizzativo, nella selezione degli obiettivi, nel recupero di centralità del diritto alla salute di ogni cittadino. Questi risultati – ha proseguito Spacca – hanno anche consentito di evitare aggravi fiscali per i cittadini e le imprese delle Marche. Sicuramente determinante è stata l’affermazione di una governance di sistema unitaria realizzata attraverso l’Asur, che ha permesso trasparenza delle informazioni e appropriatezza delle prestazioni, riconoscendo a ciascun territorio gli stessi diritti, superando progressivamente le sperequazioni degli anni precedenti.
Il modello della governance unitaria è stato il cuore di un percorso di innovazione organizzativa fortemente contestato ad ogni livello, ma che, col senno del poi, si è dimostrato essere tanto risolutivo che altre regioni italiane si sono avviate sullo stesso percorso. Inoltre, altro elemento di successo che può fare della sanità marchigiana un caso di studio è stato l’approccio strategico anticipatore al tema dell’invecchiamento, ovvero della longevità attiva, su cui sono stati ridisegnate i tre step fondamentali: alta speciazione, reti cliniche e integrazione socio-sanitario sul territorio. Tale percorso che continua ad essere la vera frontiera del futuro necessita dello sviluppo di ulteriori conoscenze che la Regione Marche ha pensato di condividere con il Ministero della Salute attraverso Italia Longeva, la fondazione nazionale sulle patologie dell’invecchiamento a cui, ora, hanno aderito altre regioni italiane. Il diritto alla salute – ha concluso Spacca – è un elemento fondamentale della coesione sociale, soprattutto in momento di crisi come quello che stiamo vivendo, per cui è sicuramente necessario non tagliare le risorse, ma altrettanto indispensabile è assicurarne la produttività dell’uso. In questo senso diviene fondamentale l’introduzione dei costi standard nel sistema sanitario nazionale”.



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