Progetto multimilionario per la montagna,
Umberto Antonelli sotto accusa per falso
e tentata truffa sulle erogazioni pubbliche
SARNANO - L'imprenditore è imputato al gup del tribunale di Macerata, avrebbe realizzato il progetto poi proposto al Comune che vinse un bando, fornendo informazioni false. La difesa contesta le accuse: «Imprecisioni irrilevanti, da nessuna parte era previsto che il privato ottenesse i fondi». L'ente oggi si è costituito parte civile. Il processo si svolgerà con rito abbreviato

di Gianluca Ginella
Un progetto realizzato per il Comune e destinato a importanti opere per la montagna con la creazione a Sarnano di sciovie, ristoranti finisce al centro di un processo in corso al gup del tribunale di Macerata.
Sotto accusa, per tentata truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche e falso ideologico, l’imprenditore Umberto Antonelli, 68 anni, residente a Servigliano, legale rappresentante della Sassotetto srl, e che alcuni anni fa aveva proposto l’idea di realizzare a Civitanova un mega restyling dell’area portuale, che è diventato noto come “progetto Dubai” (Antonelli è anche titolare della Eurobuilding spa).
Dubai nell’udienza che si è svolta oggi non c’entra, c’entra però un progetto stilato dalla Sassotetto srl per sviluppare la montagna con opere rilevati. Fatti che comunque la difesa contesta in toto. Ritenendo, in primis, che nessun contributo era previsto per l’imprenditore che aveva realizzato il progetto e lo aveva messo a disposizione gratuitamente per il Comune.

L’imprenditore Umberto Antonelli
L’ACCUSA – Secondo l’accusa l’imprenditore avrebbe proposto al comune di Sarnano il progetto di sviluppo turistico (concernente la creazione di un “Sistema integrato per lo sviluppo dell’entroterra”) compendiata in una “scheda di rilevazione interventi” predisposta sulla base di informazioni che, secondo l’accusa, sostenuta dal pm Stefania Ciccioli, sarebbero state false, in questo modo «traendo in errore» il Comune «sui reali presupposti dell’intervento» e inducendolo «ad approvare la proposta progettuale». Il Comune, fatto proprio il progetto, lo aveva trasmesso al Nucleo di Valutazione Cis del Servizio sviluppo e valorizzazione della Regione.
Il progetto era stato approvato, c’era stata una complessa procedura amministrativa che aveva coinvolto diversi enti.
Il finanziamento ottenuto dal Comune per il progetto doveva essere di circa 29 milioni di euro (27 per interventi a Sarnano e il resto per Montefortino) finanziati con i fondi del contratto istituzionale di sviluppo (Cis- Aree Sisma (I stralcio). Le somme non vennero percepite dal privato, dice l’accusa, e il Comune di Sarnano non aveva chiesto l’anticipazione di alcuna risorsa, «e ciò a fronte della sospensione da parte dello stesso del progetto di attuazione del “Cis”».
Ai 29 milioni se ne aggiungevano altri 6,7 circa finanziati con il Fondo complementare Pnrr. Pure qui le somme non vennero percepite dal privato a fronte della decisione del Comune di Sarnano di stralciare gli interventi ricadenti in aree non di proprietà pubblica e di approvare un proprio progetto dando luogo ad una procedura di evidenza pubblica.
Quello che viene contestato ad Antonelli sono sette punti che compaiono nella scheda di rilevazione interventi. Tra questi l’aver redatto falsamente il “Documento di indirizzo alla Progettazione”, (per l’accusa mai approvato dal Comune di Sarnano), un livello di progettazione definitivo ma l’accusa sostiene che il progetto definitivo non era stato approvato dal Comune, la disponibilità e l’approvazione del progetto di fattibilità tecnico-economica (secondo l’accusa non sarebbe mai stato approvato dal Comune di Sarnano).

L’avvocato Francesco De Minicis
LA DIFESA – «Noi contestiamo che l’assegnazione del bando, come indica il capo di imputazione, sia frutto di alcune notizie inesatte fornite e che il comune avrebbe ritrasferito alle stanze superiori ossia a Regione e ministero – dice l’avvocato De Minicis -. Non è vero, ci sono due o tre marginali imprecisioni, su centinaia di pagine, che erano del tutto irrilevanti rispetto alle modalità di attribuzione dei punteggi che la giunta della Marche aveva stabilito in una delibera per il bando. I progetti, tanto è vero, sono stati dichiarati vincitori. E sono stati esaminati da una commissione di 11 persone che per 4-5 giorni ha controllato ogni dettaglio. Poi documentazione è andata all’Invitalia, insieme alla Commissione per la coesione territoriale, che ha riesaminato tutto di nuovo e ha trovato tutto corrispondente. A quel punto i soldi sono stati messi a disposizione del Comune. Si dice che il mio assistito ha tentato di percepire i soldi quando erano destinati all’ente pubblico. I soldi doveva prenderli il Comune, da nessuna parte è stato scritto che li percepiva anche in parte la Sassotetto. Il Comune i fondi li ha ottenuti, in parte li ha spesi, in parte li tiene sospesi, non c’è stata mai legge, norma, circolare o possibilità per cui i soldi sarebbero stati indirizzati al privato».
Oggi il Comune, assistito dall’avvocato Giacomo Perri, ha chiesto di costituirsi parte civile. L’ente ritiene di aver subito un danno di immagine. L’avvocato De Minicis ha chiesto di fare il processo con rito abbreviato. Il giudice Daniela Bellesi ha accolto la richiesta. La parte civile ha espresso la propria contrarietà al processo con rito abbreviato. L’udienza è stata rinviata al 16 giugno.