Burchio, Pd al bivio
tra offerte di lavoro
e tutela del territorio

APPROFONDIMENTO - Il partito di Renzi a Porto Recanati è a metà del guado, tra tentazioni ubaldiane e ​la fedeltà alla Montali. Il nodo dei risarcimenti e delle presunte penali ai consiglieri. ​Gira la voce di offerte di posti di lavoro al resort per i figli di consiglieri e cittadini. Fastidio dei montaliani ​per la presenza dell’assessore provinciale all’urbanistica, Alessandro Biagiola, all’incontro a porte chiuse nella sede del Pd co​l consulente Fabrizio ​Lorenzotti
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Rosalba Ubaldi e Sabrina Montali

Rosalba Ubaldi e Sabrina Montali

di Alessandro Trevisani

Calma piatta intorno a Palazzo Volpini. Ha fatto rumore in città il botto di Sabrina Montali, che ha invitato il Pd locale a seguirla sul No al resort – già incluso tra le linee guida dell’amministrazione – o a schierarsi direttamente con il GFP di Rosalba Ubaldi (leggi l’articolo), sostenendo così il progetto di resort da 70 milioni per 34 ettari di parco, strutture e costruzioni a 5 stelle nella contrada del Burchio, presentato dalla Coneroblu Srl e caldeggiato da parecchi esponenti politici marchigiani. In città la cosa ha fatto parecchio rumore, ma ora c’è un silenzio che sa di attesa. Parla, tra i politici, Rosalba Ubaldi, che definisce “finito” il matrimonio tra Montali e il Pd, incoraggiando di fatto la segretaria Antonella Cicconi a mollare la maggioranza.

Il Pd sarebbe spaccato in 2-3 pezzi. Una parte illividita per l’uscita del sindaco, e decisa a perseguire il Sì al Burchio per ragioni di prudenza amministrativa (gli esperti del Pd intravvedono la possibilità che il Comune vada incontro a un risarcimento qualora bocci la variante già promossa due volte dalla giunta Ubaldi). A quest’area fa capo Petro Feliciotti, il 32 enne ingegnere che già ad aprile si era detto possibilista sul mega resort. Ma soprattutto i maggiorenti del partito, tra cui Luigi Mangiaterra e Ettore Perna, che all’incontro con la Montali sabato scorso, nel tentativo di una cucitura, coadiuvavano la segretaria Antonella Cicconi insieme con l’ex consigliere comunale Giovanni Giri (con la sindaco c’erano invece l’ex sindaco Giuseppe Giampaoli e Gaetano Agostinacchio di Paese Vero): per tutti costoro la strada verso il Sì, anche con l’incognita di andare all’opposizione, non sarebbe vietata. Più morbida, verso la Montali, potrebbe essere proprio Antonella Cicconi, che ai nostri taccuini preferisce non rilasciare dichiarazioni di sorta, ma che starebbe tentando tutte le soluzioni per tenere insieme la tela dell’amministrazione. E poi ci sono la consigliera con delega all’Istruzione Rina Stefanelli e l’assessore Andrea Dezi, indecisi, sul Burchio, tra un Sì votato con amarezza) e l’impostazione della Montali, che al momento conta su 7 consiglieri (Upp, Canaletti e Fiaschetti) e sul parere del consulente degli enti pubblici Andrea Berti, che rassicura i consiglieri: esprimano liberi il loro voto senza angosce per se stessi e la città, perché tutt’al più sarà dovuto un indennizzo del marciapiede di via Montarice (980 metri per 1,40 di larghezza), opera peraltro oberata da problemi come la necessità di venire incontro a Opere Laiche, che per grossa parte ha titolo su una striscia lunga 380 metri e larga 1 del marciapiede medesimo, e che andrebbe rimborsata nei limiti di un eventuale ingiustificato arricchimento del Comune. Sempre che la Montali veda bene a voler annullare tutto l’iter, in quanto l’accordo con Coneroblu non è firmato dal Comune e contiene una ridda di vizi che, approvandolo, metterebbero la Procura sui passi dei consiglieri. In tema di sanzioni sentiamo la segretaria comunale Maria Donato: “Il Comune è naturalmente dotato di tutte le assicurazioni previste per legge o comunque utili a tutela dell’azione amministrativa. Altro sono invece le coperture assicurative dei singoli funzionari e dei singoli amministratori. Per queste sono i singoli a dover assumere l’onere di stipulare un’assicurazione”, dice la funzionaria messinese.

Via del Burchio si dirama da via Montarice direzione sud est. Dall'incrocio si vedono la fermata del bus e il Conero

Via del Burchio si dirama da via Montarice direzione sud est. Dall’incrocio si vedono la fermata del bus e il Conero

Verso la Montali è gelido il consigliere M5S Poeta, che parla di maggioranza che pensa e agisce con più teste del tutto in divergenza tra loro, e chiarisce, quanto al Burchio, che “dal dicembre 2013 la nostra posizione è stata sempre chiara e ben definita”. Il che lascia presumere che M5S voterebbe senza dubbi o timori No al resort. La NPP capitanata da Montali aveva fatto del No allo scempio del territorio la bandiera con cui ha inflitto 500 voti di distacco agli ubaldiani lo scorso 25 maggio. E in ogni caso la mossa del sindaco, che si dice pronta a farsi da parte nel caso prevalga il Sì, ha sparigliato le carte in gioco, anche a livello provinciale e regionale. Il capitolo Burchio appare incluso nella partita delle Regionali del 1 marzo prossimo, col Pd locale indeciso se propendere per il no a Gian Mario Spacca, scandito dal sindaco di Pesaro (e vicepresidente nazionale del PD) Matteo Ricci in consonanza col segretario regionale Francesco Comi. Un Pd quindi in mezzo al guado, quello di Porto Recanati, alle prese con una svolta che sarà comunque storica: uscire dal gioco spacchiano, con sfumature e tentazioni ubaldiane, oppure svoltare nel senso della tutela del territorio e di un concetto inedito di pensare la città, tra l’altro in un carrozzone, quello montaliano, dove i partiti nazionali, tranne i socialisti e appunto il Pd, non esistono, ma giacciono come “resti” a livello di liste civiche più o meno polemiche col grande albero renziano del 41% alle Europee. Va detto che alle Comunali, rispetto alle 2428 schede incassate dal Pd per Strasburgo, sono state 695 le preferenze spalmate sulle schede delle Comunali, in un totale di 2759 schede che hanno votato la Montali. Laddove i riccettiani di UPP di preferenze ne ebbero 1458, portando 5 consiglieri contro i 4 del Pd, che giocava in modo scientifico sulla possibilità di votare 2 nomi, un uomo e una donna, candidando appunto due maschi e due femmine, tutti eletti. Questa mappa del voto spiega la distribuzione del potere nella giunta Montali, dove però il Pd rivendica il peso del simbolo e dell’effetto Renzi per tutte quelle schede andate senza preferenza a NPP.

Reportage dal Burchio (clicca sull'immagine per guardare il video )

Reportage dal Burchio (clicca sull’immagine per guardare il video )

Intanto il segretario provinciale del Pd, Teresa Lambertucci, preferisce non commentare la vicenda nel momento della sua massima delicatezza. Ma è probabile che tra giovedì e venerdì sia lei che il Pd del Porto scelgano da che parte stare: col resort e un concetto preciso di sviluppo del turismo, oppure con la tendenza “paesaggistica” del sindaco di Senigallia Mangialardi, peraltro apprezzatissimo proprio dalla Lambertucci.

E in tutto ciò non va escluso proprio lo scenario elettorale: rispetto al giorno dell’acme montaliano, quando la sindaco ha scritto la lettera aperta al Pd, un esito del genere appare molto più improbabile. La diplomazia la dovrebbe spuntare, e del resto in città l’uscita della sindaco ha riscosso notevolissima simpatia (“una donna con le palle” è il refrain che esce dai bar di corso Matteotti), sfondando tra le linee del M5S, dove anche gli alfieri della lista presentata lo scorso maggio testimoniano ammirazione a 360 per la Montali. Se si votasse domattina, con questo scenario, Pd e M5S andrebbero di certo incontro a una severa cura dimagrante, il che gioca a favore della sopravvivenza della consiliatura, insieme al fatto che la maggioranza attuale, spaccata in più parti, sarebbe pressoché impresentabile agli elettori senza pesantissime modifiche. Si potrebbe votare, invece, proprio per il persistere delle divisioni, e per la tentazione di GFP e M5S di inseguire un presunto incasso rispetto alle debolezze della compagine NPP.

Ma tornando al Burchio girano voci insistenti circa assessori che ricevono telefonate di pressione per votare Sì, come del resto un Dezi – che sul No si sarebbe sbilanciato cogli elettori prima del 25 maggio – una Stefanelli e un Poeta hanno il loro daffare a rispondere a domande stringenti circa la loro scelta al prossimo consiglio comunale, che si terrà entro il 24 novembre, quando scadono i 120 giorni concessi dall’iter. Non solo: ci sono consiglieri che, si racconta in città come un fatto pacifico, riceverebbero offerte di lavoro al Burchio per i figli da personaggi che millantano contatti con gli investitori. E la stessa offerta che verrebbe ripetuta ad esponenti politici fuori dal consiglio, ex dipendenti del Comune, semplici cittadini, probabilmente con la credibilità della neve ad agosto. Verità o allucinazioni da “paranoia” di accerchiamento? Chissà.
Di fatto ci sono le reazioni dei montaliani più convinti: “Va bene pure se cadiamo, ma tanto il Burchio non se lo prendono”, si sfoga un consigliere, mentre l’assessore al Turismo Italo Canaletti scrive domenica 2 novembre sul suo Facebook: “Porto Recanati merita rispetto e considerazione e ci sono ben altri problemi più importanti di un resort. È per questo che non molliamo e andiamo avanti, anche se molti sperano nella nostra fine , invece cari signori questo è l’inizio del cambiamento: votare NO al Burchio, buona domenica”.
Al thrilling del voto si è aggiunto un giallo: secondo quanto trapelato dal seno del Pd mercoledì scorso, a sera, sarebbe circolata in città una sbobinatura dell’incontro del partito di Renzi con l’esperto Fabrizio Lorenzotti, e addirittura una posse di tecnici sarebbe al lavoro per capire chi e come ha provveduto allo “spionaggio” di un contenuto che comunque giovedì mattina era in pagina sul giornale più letto – e più pro-resort – della città. Lorenzotti, che peraltro è stato dal 2005 in poi consulente legale della Regione Marche con uno stipendio annuo di 30mila euro (delibera firmata Spacca), si è concesso una battuta con Cronache: “Qui votando No ci potrebbe essere una minore entrata per le casse pubbliche – dice il professore – derivante dal mancato introito degli oneri. La mia parcella? Me la salda il Pd, ma costa poco, i partiti non sono ricchi, almeno non credo. Comunque la cifra la saprete”.

L'assessore provinciale Alesssandro Biagiola

L’assessore provinciale Alesssandro Biagiola

Parole che fanno breccia nel petto dei “tremendisti” che col No ipotizzano un default del Comune, e che in città si mescolano a un clima da grandi manovre: fuori dall’aula del Consiglio Comunale, lo scorso mercoledì, l’ex presidente della BCC Giacomo Regnicolo, in prima fila all’incontro con la Coneroblu all’Hotel Mondial lo scorso 2 ottobre, si è portato fuori a confabulare Ighli Sisti del Pac di Alessandro Rovazzani, forse prospettando scenari di elezioni. A fine seduta il consigliere NPP Giuliano Paccamiccio si era scaldato, apprendendo che alla riunione a porte chiuse tra il Pd e Lorenzotti era presente per tutto il tempo l’assessore provinciale all’Urbanistica Alessandro Biagiola, del Pd di Recanati. “Beh, il Burchio è il suo figlioccio”, commentava la presenza, la sera dell’incontro, la segretaria Pd Cicconi, e del resto Biagiola ha sempre seguito con assiduità la pratica del resort.
Di nuovo scenari ultrapurtannari, che fanno capire come la pratica del Burchio interessi, coi suoi profili di rischio e di opportunità, la politica marchigiana nel suo complesso. A Porto Recanati la gente stenta a comprendere questa guerra shakespeariana per il 2% del suo territorio. In una città avvezza ai mega investimenti edilizi il Burchio appare ai più una cosa per cui non giova far la fatica di pensare, mentre parecchi negozianti, anche contemplando l’ipotesi di un’origine non virtuosa del denaro, cinicamente si limitano a chiedere “Ma io ci posso guadagnare?”. Al Burchio, poi, Coneroblu ha linkato anche l’odissea del ripascimento, offrendo scogliere che sarebbero finanziate da un imprenditore vicino all’affare, ma tutt’ora rimasto anonimo. Insomma, la partita è di quelle grosse, e mette in gioco tutto ciò di cui vive il Porto: turismo, sviluppo, benessere economico e ambientale. E chiaramente la democrazia locale e il suo destino davanti ad ambizioni personali, tentazioni, inimicizie e affinità tra gruppi politici.

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