Sabrina Montali:
“Sì alla scuola, no al resort
La mia sinistra contro l’ideologia”

PORTO RECANATI - La candidata di sinistra che appoggiò Capponi: "Non ho mai avuto una tessera di partito. Mi preme fare il bene dei cittadini"
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Sabrina Montali candidata sindaco “Noi Per Porto Recanati”

di Alessandro Trevisani

Chissà com’è Sabrina Montali quando si arrabbia. L’idea potrebbe rimanere a lungo un’ipotesi, sia che vada a fare la sindaco, o che entri a Palazzo Volpini, dopo le Comunali del 25 maggio a Porto Recanati, come semplice consigliera. La persona a volte pare trattenere un temperamento robusto, esuberante, sotto l’apparire flemmatico. Perché la Montali incavolata è un’ipotesi che si stempera all’incrocio delle sue ciglia, dove ogni corrucciarsi si scioglie in un istante, per cedere il posto a un’avanzata di diplomatico, fermo e compostissimo raziocinio. Tra i due “emoticon” il fil rouge è una forma di seria preoccupazione, a metà tra il prendersi cura di ciò che la circonda e il sottile timore di non essere capita. Quando le due ambasce si sciolgono si apre il sorriso di Sabrina Montali, avvocato, 48 anni, candidata sindaco della lista Noi per Porto Recanati, che raduna Pd, Sel, UpP, Socialisti e le civiche di Fiaschetti e Agostinacchio. Un mosaico di partiti e gruppi che ha faticato a lungo a quagliare un accordo, prima e dopo la soffertissima nomina del suo leader.
Alla fine il direttivo del Pd, in capo a dimissioni e lacerazioni, ha scelto lei, già candidata nel 2009 per una civica di appoggio al centrodestra provinciale. Un “peccato” che ha fatto a lungo discutere e sospirare la sinistra “purtennara”. Ma due mesi dopo ecco che la Montali si trova a capo di una coalizione che da allora si è arricchita del “rientro” importantissimo dell’UpP di Lorenzo Riccetti. L’avvocata è seguita, ascoltata, quasi celebrata dai candidati che la sera si radunano nel piccolo loft di piazza Brancondi, quartier generale di NPP: sarà lei a guidarli, il 25 maggio prossimo, nella “triangolar” tenzone contro Rosalba Ubaldi e Giammario Poeta, alle Comunali di Porto Recanati.

Che elezioni sono queste, avvocato?
“In città c’è un clima strano, di diffidenza. È vero che c’è un disincanto generale, in Italia, legato alla sfiducia verso le istituzioni, ma qui si nota in modo particolare, e non va bene, perché il 25 maggio bisogna scegliere le persone che ti devono rappresentare”.

Da che cosa dipenderebbe questo clima che avverte intorno a lei?
“Non saprei. C’è troppo silenzio, troppa difficoltà ad esporsi. Ci si potrebbe far sentire di più, esprimere il proprio pensiero. La cittadinanza, per dire, non può restare indifferente quando si dice che il progetto del resort al Burchio porterà occupazione. Perché la realtà, al di là delle questioni tecniche, è che queste grandi opere fanno gli interessi della speculazione”.

Facciamo un po’ di Burchio-story. A gennaio c’è stato l’incontro dei vertici del Pd locale con i tecnici della Coneroblu, propiziato da un assessore provinciale dello stesso partito. In aprile è uscita un’intervista al candidato Petro Feliciotti, che apprezzava diversi punti del progetto, dal parco al campus archeologico. Non è che il Pd provinciale ha altre idee sul Burchio? E che qualcuno nella sua coalizione cerca di allinearvisi?
“Veramente la linea del Pd portorecanatese è nota e coerente col nostro programma: noi siamo contrari alle opere che non sono nell’interesse della città. Tra l’altro abbiamo un parere della Soprintendenza che evidenzia criticità importanti, molto difficilmente superabili. E poi ci sono i lavori in corso a Montarice (il marciapiedi già oggetto di svariate polemiche, che risulta finanziato da Coneroblu e realizzato dalla 2P di Recanati, ndr): per ciò che ho potuto verificare ci sono delle illegittimità a livello di codice degli appalti, perché un’opera del genere non si può subappaltare in affidamento diretto, come è stato fatto, ma andrebbe invece affidata con una gara pubblica, essendo un’operazione al di sopra dei 200 mila euro di budget. Per carità, in generale è giusto che ci siano sviluppo e creazione di lavoro, ma questo deve avvenire in un contesto di rispetto delle norme”.

In realtà per il marciapiedi si parla di un dono fatto alla cittadinanza, sulla scorta dell’accordo di programma siglato dal Comune con la Coneroblu nel dicembre 2013.
“Ma anche quel tipo di accordo deve rispettare le modalità di esecuzione previste nel codice degli appalti. O vogliamo pensare che davvero si tratti di un dono disinteressato alla città?”.

Torniamo al parere della Soprintendenza, che valuta “non idonea la localizzazione degli interventi”, per cui consiglia di spostarli in “aree con previsioni edificatorie già approvate o realizzate”. Se sarà eletto sindaco, seguirà questi consigli?
“Se potrò bloccare questa iniziativa io la bloccherò. Altrimenti cercherò di limitare i danni finché è possibile. A livello nazionale e regionale c’è una tendenza che va contro il consumo di suolo: il progetto del Burchio è del tutto incoerente con questo presupposto”.

Lei è alla seconda esperienza di campagna elettorale. La prima fu con una civica che appoggiava il centrodestra di Franco Capponi alle provinciali 2009. Che cosa l’ha spinta a candidarsi allora con Una forza per cambiare e oggi con Noi per Porto Recanati?
“Lo spirito del 2009 era lo stesso di stavolta: professionalità e competenze che si mettono a disposizione fuori dai partiti, per la collettività. Da sindaco o consigliere che sia, per me sarà comunque un sacrificio dover togliere del tempo a mio figlio, che ha 17 anni, e a una professione che dovrò quasi accantonare. Ma ho voluto candidarmi per un impegno civile: per il bene dei cittadini”.

Fatto sta che le sue scelte politiche fanno discutere. Prima appoggia il centrodestra in provincia, ora capeggia una coalizione composita, con forte prevalenza delle sinistre. La gente si chiede: ma la Montali come la pensa?
“La mia risposta è: non ho mai avuto una tessera di partito. Mi preme fare il bene dei cittadini. NPP coinvolge partiti e cittadini non catalogabili. Le ideologie portano divisioni, e ciò che è accaduto all’interno del Pd locale, con le lacerazioni culminate nella scelta di candidarmi, è lo specchio di una scelta del genere: cercare le persone che hanno gli strumenti per dare soluzioni ai problemi, al di là di destra e sinistra”.

Ma com’è possibile non schierarsi politicamente? Delle idee che ne escludono altre le deve pur avere…
“Io mi sono sempre mossa nell’ambito della sinistra: i miei valori sono quelli della solidarietà e del rispetto delle persone più deboli. Quindi sia chiaro: non sono una persona di destra: anche nell’esperienza delle provinciali c’erano con me in lista molte persone di sinistra, che appoggiavano Capponi per via di esigenze che venivano dal territorio, più che da sedi politiche. Ma di nuovo, io non ho un’appartenenza di partito, e guardo al di là delle divisioni ideologiche che hanno prodotto disaffezione alla politica, fino a portare alla deriva grillina: a me interessa cercare soluzioni fuori dagli schieramenti, oltre le ideologie”.

Veniamo al vostro programma. Colpisce la proposta di scrivere un libro bianco delle malattie oncologiche a Porto Recanati: come mai?
“Lo dico senza voler creare allarmismi: ci sono già dati importanti per certe patologie nel nostro territorio. Noi vorremmo fare un monitoraggio costante nel tempo, dato che abbiamo anche delle situazioni irrisolte a livello di bonifica: per dire, quella dell’area Paradiso Azzurro fa parte del programma”.

Un impegno sicuramente costoso. A proposito, come finanzierete i vostri numerosi capitoli di spesa?
“Principalmente con fondi regionali ed europei. Col patto di stabilità i Comuni hanno vincoli di spesa pesanti, e l’attuale amministrazione non ha fatto nulla per chiedere l’attivazione di questi fondi”.

Veramente sono stati attivati due corsi di integrazione e multicultura proprio con questi fondi.
“Siamo comunque carenti sotto questo aspetto: le normative sono molto rigorose, i bandi sono in inglese, occorreranno cognizioni tecniche precise e uffici attrezzati per attivare questi fondi”.

Sabrina MontaliE come pensate di utilizzare i fondi eventualmente attinti da Europa e Regione Marche?
“Ad esempio vogliamo fare una scuola superiore in città, avvalendoci del piano Renzi, che ci permetterebbe di aggirare il Patto di stabilità e sbloccare i 400 mila euro di cassa che ci sono oggi in Comune”.

I progetti però sono tanti, dai percorsi ciclabili cittadini all’illuminazione del campo sportivo, dal presidio di polizia nell’Hotel House al sistema di barriere anti-rumore intorno alla ferrovia e alla statale. E poi la rotonda in via dei Pini, i parcheggi al cimitero, in via della Repubblica… Come farete tutto questo, sempre e solo con fondi pubblici tutti ancora da chiedere?
“In realtà lo si può fare nel quadro di un normale bilancio, facendo economia sugli affidamenti esterni, che sono tanti, estemporanei e soggetti a rialzi di prezzo richiesti dalle ditte. Basterebbe programmare meglio la spesa e accantoneremmo risorse importanti, da investire in opere utili”.

Programmate anche il restauro del teatro Adriatico: ma al Kursaal che quasi cade a pezzi non avete pensato?
“Certo, è un sintomo di decadenza, ma intanto vogliamo concentrarci sulle priorità e sulle cose fattibili da subito, consapevoli che può capitare di non riuscire a realizzare tutto quello che ci si propone all’inizio”.

Parlate di potenziamento della Polizia Municipale e di creare uno sportello sicurezza: in soldoni che tipo di uffici avremmo?
“Pensiamo a creare uno sportello anti-stalking, e a centri di ascolto per monitorare altre situazioni che emergono sul territorio”.

Nel programma di NNP parlate pure di “cantieri della cultura”: di che si tratta?
“A Porto Recanati abbiamo un patrimonio culturale inestimabile, specie a livello archeologico. Vorremmo collegarci coi comuni intorno a noi per attingere a fondi europei, creando percorsi turistici che mettono insieme la nostra storia, l’enogastronomia, i prodotti tipici. Sarebbe un gran bel salto di qualità per il nostro turismo”.

Progettate un “centro commerciale naturale”: di che si tratta?
“Vogliamo creare una rete di commercianti locali che si accordano per praticare sconti ai loro clienti. Il tutto accumulando punti su una fidelity card da mostrare a ogni spesa alla cassa di questi negozi”.

Forum permanente dei giovani: come funzionerà?
“Sarà una consulta che potrà portare proposte concrete all’assessore competente. A partire, magari, dalla carenza di spazi per i ragazzi, una cosa che non possiamo più permetterci, data l’immensità di immobili disabitati che abbiamo”.

In effetti promettete di cercare zone per il divertimento notturno dei giovani: quali?
“Pensiamo soprattutto a Scossicci. La situazione è sotto gli occhi di tutti: intorno a mezzanotte finisce tutto, dopodiché i giovani faticano a trovare posti per riunirsi a Porto Recanati”.

Questione Hotel House: per rimediare ai problemi di sicurezza del palazzone proponete la gestione elettronica degli accessi. Agli inquilini consegnereste una chiave sotto il monitoraggio di polizia e carabinieri. Ma così non aumenta la ghettizzazione, con la diffidenza sanzionata per legge anche sulla pelle dei ragazzini?
“No, anzi, sarebbe una tutela per le famiglie oneste. Quando ci sono interessi vitali da salvaguardare un po’ di libertà la devi sacrificare, anche nell’interesse del 14enne che cresce in quel contesto. Chiaro che poi il grosso, in questo senso, non può farlo il sindaco, ma spetta alle forze dell’ordine”.

Ma gli inquilini del palazzone hanno problemi anche nella quotidianità più banale, considerato che, tra l’altro, funziona un solo ascensore e il condominio ha circa un milione di euro di debiti…
“Il problema Hotel House è innegabile. Ma la soluzione prospettata dalla Ubaldi (una nuova lottizzazione con casette a due piani, da completare prima del demolimento dell’edificio, ndr) aggraverebbe il problema, con l’ipotesi improponibile di trovarsi davanti a procedimenti di sfratto, creando un forte disagio sociale. Tra l’altro non mi risulta che la Lega delle Cooperative, che è stata tirata in ballo come società proponente, investa sul residenziale libero. Ma chiunque fosse il realizzatore dovrebbe comunque comprare tutte le aree e tirar fuori milioni per l’abbattimento: per rientrare dalla spesa dovrebbero edificare con volumetrie imponenti e poi provare a vendere, ma in questa crisi dell’edilizia chi se le compra tutte quelle case?”.

Ma allora i 1900 e passa inquilini possono restare a vivere in un palazzo come quello?
“Di certo non è quella proposta la soluzione giusta. Questa è una questione che si affronta a livello istituzionale, cercando altre soluzioni, d’accordo con le forze dell’ordine”.

Commercio abusivo: lei come lo contrasterebbe?
“Non mi sento di enunciare un provvedimento specifico. Escluderei la sanzione per chi acquista: anche questa trovo che sia una competenza delle forze dell’ordine”.

Che bambina era Sabrina Montali?
“Amavo gli animali, volevo fare la veterinaria. E poi mi piaceva parlare con gli altri, cercare il confronto…”.

Insomma, una bambina saggia.
“Forse anche troppo. E studiosa. Vengo da una famiglia umile che ha fatto mille sacrifici per farmi studiare allo Scientifico a Recanati e poi all’università, Giurisprudenza. In generale sono una persona altruista, e pure come avvocato mi sono presa in carico situazioni di debolezza delle persone in ambiti di lavoro e familiari, anche al di là dell’aspetto professionale”.

Alla presentazione della sua lista si respirava un’aria quasi salvifica. Anche nei manifesti e nei fotomontaggi sembra quasi una madonna laica, cui tutti gli altri candidati guardano con devota speranza. Come interpreta quest’aria di attesa intorno a Sabrina Montali?
“Beh, ora ci mancava la ‘madonna laica’… Facciamo che lo prendo come un apprezzamento! Non so, magari la cosa dipende dal mio carattere, soprattutto dallo spirito di conciliazione che ci abbiamo messo tutti per uscire dal travaglio che ha preceduto la mia candidatura. E poi c’è bisogno di un’alternativa dopo il quindicennio Ubaldi-Fabbracci. Però i problemi del paese non li risolve una persona sola: li dobbiamo affrontare facendo squadra”.

Chi ha cercato chi, tra lei e la coalizione che stava nascendo?
“Mi hanno cercata loro. E ho avuto poco tempo per decidere. Abbiamo fatto una grande fatica a trovare la sintesi, e il solo fatto di aver creato una coalizione che presenta un programma credibile è già un grande risultato, a mio avviso. Perché tutta questa gente che si vuole impegnare per la città io in giro non l’ho vista. Anzi, le persone quando mi incontrano mi dicono ‘Ah, ecco la coraggiosa’. Il fatto è che molti preferiscono restare nel loro privato, nel circolo dei propri amici. Ma se facciamo tutti così poi non ha senso lamentarsi per ciò che non funziona…”.

Com’è andata la ricucitura con Lorenzo Riccetti e Uniti per Porto Recanati?
“All’inizio c’erano delle diffidenze ideologiche relative a un mio presunto appartenere alla destra. Ma quando ci siamo incontrati ci siamo trovati in sintonia sui contenuti e abbiamo trovato un accordo per andare a elezioni uniti, invece che privi di quella componente”.

Qualcuno in città mormora che dietro alla lista Montali c’è la vecchia sinistra locale, dall’ex sindaco Giuseppe Giampaoli a suo cugino Fabio Corvatta: che effetto le fa?
“Mi lascia indifferente. Noi siamo una lista di persone indipendenti, senza artefici o complotti alle nostre spalle. Purtroppo la trasparenza non basta mai contro i retropensieri di qualcuno”.

Che fine ha fatto il confronto a tre con gli altri candidati proposto dai M5S? Si ipotizzava un evento in piazza Brancondi…
“Se gli altri ci stanno io lo faccio. Basta trovare delle regole condivise”.

Lo dite tutti da un po’, eppure non se ne fa niente. Nel suo caso non è che si sente in vantaggio su qualcun altro che magari la vorrebbe rimontare?
“Non saprei dirle. Certo offrire spazi in favore di altre parti politiche non è l’ideale, in termini di consenso. Ma ora sono presa dagli impegni di questi giorni, coi quartieri e con la stampa. Vediamo nel seguito…”.

Perché bisogna votare Noi per Porto Recanati?
“Per un cambiamento vero a Porto Recanati. Per rimettere al centro il cittadino, il bene autentico della città, la trasparenza, la giustizia in tutti i sensi. Non ci deve essere un rapporto personale tra il sindaco e il cittadino. C’è bisogno di regole uguali per tutti, di un approccio unitario, imparziale, corretto, con tutta la collettività, che tuteli il singolo cittadino rispettando tutti gli altri”.

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(Leggi l’intervista a Rosalba Ubaldi)



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