«Filippo usava droga già a 15 anni,
a venti diagnosticato disturbo bipolare»

CIVITANOVA - La madre del 33enne Filippo Ferlazzo, imputato per l'omicidio di Alika Ogorchukwu, è stata sentita oggi in Corte d'assise a Macerata. Ha anche parlato di due denunce che aveva fatto al figlio, archiviate, per maltrattamenti in famiglia e del compagno che lo avrebbe educato con violenza

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Il 33enne Filippo Ferlazzo esce dal tribunale di Macerata

 

di Gianluca Ginella

«Mio figlio faceva uso di sostanze da quando aveva 15 o 16 anni, quando ne aveva circa venti gli è stato diagnosticato un disturbo bipolare e ha avuto una quindicina di ricoveri tra tso e ricoveri spontanei», così Ursula Loprete, la madre del 33enne salernitano Filippo Ferlazzo che è imputato alla Corte d’assise di Macerata per l’omicidio di Alika Ogorchukwu (ucciso a Civitanova il 29 luglio scorso).

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La vittima, Alika Ogorchukwu

Loprete è stata sentita oggi e ha parlato del consumo di droga del figlio e dei problemi psichiatrici del 33enne e del ricovero che aveva avuto nella struttura Sollevante dal marzo 2019 all’agosto 2020 «poi era uscito dal programma spontaneamente, non aveva completato la riabilitazione» ha spiegato la madre del 33enne. Ha poi parlato del carattere del figlio «ha sempre avuto un carattere particolare e il mio compagno di allora cercava con la violenza di educarlo, picchiandolo» ha detto.

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L’avvocato Roberta Bizzarri

La donna aveva anche denunciato il figlio per maltrattamenti, denunce archiviate perché per la procuratrice che aveva seguito il caso in Campania, si tratta di episodi sporadici e quindi non qualificabili come maltrattamenti in famiglia e scriveva: «Appaiono reazioni scomposte connesse a patologia psichiatrica e uso di stupefacenti». La chiave del delitto di Alika, ucciso su corso Umberto, a Civitanova, per la difesa (l’imputato è assistito dall’avvocato Roberta Bizzarri) sta proprio i problemi di natura psichiatrica dell’imputato. Problemi che nella sua perizia lo psichiatra Gianni Giuli, nominato dal gip, non rileva, ritenendo che Ferlazzo fosse capace di intendere e volere al momento del fatto.

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La moglie di Alika con l’avvocato Francesco Mantella

Sempre oggi sono stati sentiti il datore di lavoro di Ferlazzo, poi l’uomo che aveva chiamato il 112 assistendo al delitto e che aveva seguito il 33enne aiutando i poliziotti a rintracciarlo, e infine la direttrice del carcere di Ancona, Manuela Ceresani. Ceresani ha riferito che a Montacuto Ferlazzo è stato spostato di continuo, sia perché non potevano metterlo in cella con persone extracomunitarie (visto che ha ucciso un nigeriano), sia per i conflitti con altri detenuti. Alla fine è stato spostato a Pesaro. La direttrice ha anche detto che sa che «Ferlazzo segue una terapia farmacologica importante».

Al processo sono parte civile la moglie e il figlio di Alika e 4 cognati, tutti assistiti dall’avvocato Francesco Mantella. La prossima udienza il 3 maggio.

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