Piano dei fabbisogni sanitari,
«prevenzione, poi mobilità da abbattere»

CURE - Ribadita dagli amministratori regionali e dai prof che hanno elaborato i dati la necessità di variare la spesa andando ad offrire servizi nei territori, prevenzione e non solo assistenza ospedaliera
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L’incontro in Regione. Al centro il governatore Francesco Acquaroli con al suo fianco il rettore Gian Luca Gregori e l’assessore Filippo Saltamartini

di Luca Patrassi

Giunta regionale da alcuni giorni in assetto sanitario ed oggi, dopo il piano di riorganizzazione e la firma del protocollo per il nuovo ospedale di Macerata, i vertici di Palazzo Raffaello sono scesi in campo per la presentazione del piano dei fabbisogni sanitari delle Marche, sulla base dei dati elaborati dall’Università Politecnica delle Marche rappresentata dal rettore Gian Luca Gregori.

A guidare l’incontro il governatore della Regione Marche Francesco Acquaroli, l’assessore regionale alla Sanità Filippo Saltamartini, il dirigente regionale di settore Marco Gozzini ed appunto il citato rettore della Politecnica delle Marche, i docenti Stefano Marasca (Ancona) e Claudio Travaglini (Bologna).

FabbisogniSanita_04-650x608Venti minuti di attesa, poi ha aperto i lavori il governatore Francesco Acquaroli: «Non può essere fatta una programmazione seria senza conoscere il reale fabbisogno, da quali territori proviene e come va spalmato». 

Il rettore della Politecnica delle Marche Gian Luca Gregori: «Il mio obiettivo è cercare di far comprendere a cosa serve questo lavoro, nasce dalla collaborazione con la Regione in sanità. La prima confusione da evitare è il piano sanitario con le mobilità, i dati sulle performance sono importanti sì ma non ci dicono cosa fare, il lavoro è mettere insieme le variabili per vedere cosa fare.

Un altro elemento riguarda la tecnologia in sanità, poi la concorrenza illogica tra regioni che crea una confusione di sistema. Infine c’è l’importanza del capitale umano per evitare il libro dei sogni, inutile dire tante cose se poi i medici non li hai.

FabbisogniSanita_01-650x406C’è oggi l’Università perchè abbiamo un approccio multidisciplinare che ci permette di mettere insieme i dati e dare loro una visione prospettica. I dati presi in esame, l’invecchiamento della popolazione, il peso dei residenti stranieri, l’andamento della popolazione evidenzia che sta crescendo il numero delle persone sole, il rapporto tra i nati e i morti presenta differenze importanti tra i territori (Macerata e Ascoli hanno le percentuali più negative), la previsione Istat della popolazione al 2020, al 2030 e al 2050 ci va vedere la classe di popolazione più grande con un progressivo invecchiamento.

Come Università, in termini di risorse umane, tra Medicina e Professioni sanitarie tutto quello che potevamo fare in termini di incremento degli studenti lo abbiamo fatto. In totale passiamo da 747 a 1105 posizioni, tutto questo è convenzionato con la sanità regionale: il 95% degli specializzandi lavora in regione. I nostri docenti che svolgono attività nel servizio sanitario regionale erano 122 al primo luglio 2022».

FabbisogniSanita_02-650x355Stefano Marasca riferisce sui dati di dettaglio delle mobilità: «Focalizzata l’attenzione su tre aspetti che sono i flussi di mobilità ospedaliera (cifre molto importanti) il trend demografico e l’analisi dei fabbisogni da assicurare nell’ambito dei servizi territoriali. Il periodo preso in esame è l’ultimo disponibile, quello dal 2017 al 2021, si è trattato di definire le tendenze non solo sui valori economici e sul numero dei ricoveri ma anche sulla ricerca delle motivazioni della migrazione extraregionale. Il quadro è differenziato per tipo di specialità e per aree territoriali, e dai dati emergono le prime indicazioni per il recupero di risorse, i margini di intervento sono alti.

Il saldo complessivo storico è sempre stato negativo, parte da 47 milioni, scende leggermente nel 2019 e nel 2021 risente ancora delle restrizioni. I residenti delle varie aree vaste si comportano in modo differenziato: l’area vasta 1 ha una incidente molto significativa sul dato complessivo, minore quella di Ancona ed a scendere le altre. Dove si orientano i marchigiani? Il 50% va in Emilia Romagna, poi in ordine Lombardia, Umbria e Abruzzo. In termini di ricoveri parliamo di 30mila ricoveri su base annua, quanto alle specialità mediche ne abbiamo scelte due con maggior impatto: l’area cardiologica (7%) e l’area ortopedica (25%, 30 milioni l’anno).

Facendo un calcolo legato agli abitanti il valore più basso è quello dell’Av5, sale in Av3, incidente maggiore in Av1. Parliamo di interventi di complessità limitata, dunque la fuga dei pazienti non è motivata da patologie di particolare gravità. Per le principali diagnosi abbiamo individuato le principali destinazioni fuori regione: ci sono nomi che godono di grande fiducia ma altri non risultano tra le eccellenze nazionali. Tra le cause della scelta extraregionale ci possono essere fattori di comodità e valutazioni qualitative, per l’Emilia Romagna il fattore di prossimità spiega qualcosa ma non tutto. Lo stesso lavoro abbiamo fatto per la Cardiologia: numeri bassi in Av2, fenomeno rilevante invece in Av4, anche in questo caso complessità degli interventi limitata. Occorre potenziare le reti cliniche e costruire centri attrattivi. La mobilità attiva invece è di 800 milioni, abbiamo approfondito le aree di maggiore interesse, fatto distinzioni per aree territoriali e per specialità. Situazione variegata: il 39% arriva, come era nelle aspettative, da Av2, poi Av5,  percentuali più basse nelle altre aree vaste ed alcune di esse fanno mobilità attiva con il privato convenzionato. Il saldo di mobilità ospedaliera medio nel quinquennio è negativo per 26 milioni negativo, proviene in prevalenza da Av1, un po’ meno da Av4 e 3 mentre le Av 2 e 5 hanno un saldo positivo. L’evoluzione dei fabbisogni è dovuto a fattori demografici e a fattori post Covid: ci sono combinazioni tra specialità e aree territoriali sulle quali si pò facilmente intervenire, potenziamento della telemedicina, della intelligenza artificiale. Reti cliniche ospedaliere integrali e protocolli da rendere effettivi».

Travaglini: «Abbiamo parlato di una parte della popolazione, quella che si opera ed entra negli ospedali, ma abbiamo un problema legato all’assistenza di tutti i marchigiani che tendenzialmente diventeranno più anziani e più soli, la stima è di 230mila nel 2040, non sempre le reti familiari ci sono. Avremo un 25% di popolazione fatta di ultrasessantenni da prendere in carico. Chi non si cura bene crea un problema a sé e un risvolto economico visto che un diabete curato bene ha un costo, un dializzato ne ha uno uno molto maggiore.Il nostro problema è prendere in carico le persone a fronte di un progetto salute, non aspettiamo che si manifesti il problema, andiamo a cercare la persona, dobbiamo farlo per aumentare la qualità della vita e facilitare le cure attivando le aree territoriali, portare la gestione della cronicità sui territori, bisogna ragionare complessivamente».

L’analisi del dirigente della Regione Marco Gozzini: «l’obiettivo sono i fabbisogni, mettere insieme dati e numeri che arrivano dall’evidenza scientifica per elaborare le strategie. Se non lavoriamo sul futuro, non possiamo lavorare sul presente. Ci stiamo muovendo per definire per ogni singolo comune l’esigenza sanitaria, il bisogno, lo stato di salute non la malattia, puntiamo sulla prevenzione: oggi spendiamo il 70% del totale per curare il 30% delle persone, dobbiamo invertire la tendenza, con una serie di azioni sul territorio, una risposta non solo ospedaliera, una previsione a dieci anni per una corretta offerta in base ai reali fabbisogni della popolazione marchigiana». La conclusione all’assessore Filippo Saltamartini che ha citato il pucciniano Nessun dorma per invitare tutti ad essere ben svegli: «Siamo stati eletti per dare un segnale, i dati spazzano via le opinioni essendo oggettivi, la scienza si applica alle scelte politiche, oggi dopo tante delusioni c’è una bella luce in fondo al tunnel, c’è la possibilità di spendere meglio per garantire più servizi, un dovere etico».

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