In arrivo più medici nelle Marche,
ma senza programmazione
serviranno a poco

L'INTERVENTO di Claudio Maria Maffei dopo l'annuncio della Regione, che ha provveduto a finanziare con 6,6 milioni di euro altre 40 borse di studio per i medici di Medicina generale (portandole a 110) e altri 42 contratti di formazione per i medici specialisti
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Claudio Maria Maffei

di Claudio Maria Maffei*

La Regione ha dato notizia con un comunicato stampa del 21 giugno di avere provveduto a finanziare con 6.608.000 euro di risorse proprie altre 40 borse di studio per i medici di Medicina generale (portandole a 110) e altri 42 contratti di formazione per i medici specialisti (leggi l’articolo). Il comunicato si sbilancia anche ad affermare che “dal prossimo anno avremo i medici del primo anno di specializzazione in grado di lavorare sul territorio e negli ospedali”. Ovviamente si tratta di una esagerazione, altrimenti non si capirebbe il motivo per cui le Scuole di Specializzazione durano di solito 4 o 5 anni.

Però stavolta la buona notizia c’è. Ci sono però anche due motivi che rischiano di renderla meno buona, anzi molto meno buona. Il primo è che questo incremento è ancora insufficiente, visto che la Regione stessa nel suo comunicato dichiara che “al 2030 oltre il 20% dei medici marchigiani verrà collocato in quiescenza, con incidenza ancora maggiore nelle discipline ospedaliere legate all’emergenza urgenza e nella medicina generale. Il numero di borse di studio per medici di medicina generale e di contratti di specializzazione non coprono il reale fabbisogno.”

Il secondo motivo di perplessità è che programmare l’aumento dei medici senza programmare una riorganizzazione dei servizi è poco sensato. Adesso si dovrà decidere come distribuire i medici in più e la Regione nel suo comunicato stampa dichiara che “Sarà posta particolare attenzione nelle aree dell’emergenza urgenza, della pediatria e della psichiatria”. Benissimo. Adesso facciamo tre esempi di specialisti carenti: i cardiologi, i medici specialisti in medicina d’emergenza-urgenza e gli ortopedici.

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Interventi di protesi di ginocchio effettuati dai marchigiani nel 2020 (Fonte: Programma Nazionale Esiti)

Primo esempio. Quanti cardiologi servono alle Marche? La Regione non lo dice. Noi sappiamo però che se non cambierà la programmazione della rete ospedaliera delle Marche, che prevede un numero esagerato di ospedali pubblici con cardiologie con Unità di Terapia Intensiva Coronarica (14 quando ce ne stanno in base ai parametri ministeriali al massimo dieci) e ben sei emodinamiche (due in più di quelli di oggi), i cardiologi non basteranno mai e le visite cardiologiche e gli Ecg i cittadini se li dovranno pagare o rivolgendosi alle strutture private o ai cardiologi pubblici in libera professione. Il che è assurdo. Ti ammali perché nessuno ti visita ma in compenso avrai l’Unità Coronarica vicino casa.

Secondo esempio. Quanti specialisti in medicina d’emergenza-urgenza servono alle Marche? Anche qui la Regione non lo dice. Ma noi sappiamo che le cose stanno come per i cardiologi e che con 13-14 ospedali con Dipartimento di Emergenza-Urgenza di primo livello gli specialisti in medicina d’emergenza-urgenza non basteranno mai.

Quanti ortopedici servono alle Marche? La Regione non lo dice. Noi sappiamo però che se continueranno ad esserci 14 ortopedie ospedaliere pubbliche in affanno gli ortopedici continueranno a preferire le 6 Case di Cura Private delle Marche che fanno attività ortopedica. Lo Stato forma a sue spese gli ortopedici, che poi è il privato a far lavorare. Guardiamo i dati sugli interventi di protesi di ginocchio del 2020. Su 1973 interventi fatti dai marchigiani uno su 3 l’ha fatto fuori Regione, per lo più in strutture private, e la quasi totalità di chi l’ha fatto in Regione l’ha fatto in una struttura privata. Tu formi gli ortopedici nelle Università pubbliche e poi se ti serve un intervento di chirurgia protesica il più delle volte devi rivolgerti alle strutture private. Morale: programmare i medici senza riprogrammare gli ospedali è una mezza buona cosa. Anche forse meno di mezza.

*medico e dirigente sanitario in pensione

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