«Piano sui pronto soccorso?
Decalogo di intezioni, privo d’azioni»

SANITA' - La Regione vuole snellire i tempi di attesa e portare maggior comfort, in particolare l'idea è far fronte all'aumento di pazienti legato ai turisti. «Sanno che non funzionerà o funzionerà poco visto che lo chiamano sperimentale. Andava fatto prima, non a metà giugno e alcune iniziative sono in alto mare»
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Claudio Maria Maffei

 

di Claudio Maria Maffei*

La Regione ha presentato un piano per ridurre, a partire da questa estate, i drastici disagi che vivono sia i cittadini marchigiani che si rivolgono al Pronto soccorso che gli operatori che ci lavorano.

Una cosa la sappiamo tutti: al Pronto Soccorso, in estate, la situazione rischia di peggiorare perché in molte località l’afflusso turistico (che speriamo alto) aumenta la richiesta di prestazioni e perché il personale che lavora in ospedale ha anche il diritto alle ferie.

La Regione affronta questo rischio di peggioramento tardi (il Piano viene avviato a metà giugno) e con iniziative ancora spesso in alto mare che non affrontano i due problemi fondamentali: la mancanza di personale e la mancanza di alternative al Pronto Soccorso. La Regione stessa sa che il Piano non funzionerà o funzionerà poco visto che lo chiama “sperimentale” e chiede alle aziende una relazione per settembre.

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Il pronto soccorso di Macerata

Se si guardano una ad una le misure previste si vedrà che sono o un pannicello caldo o una cosa ancora per aria. Si capisce anche che è stato fatto un gran sforzo per arrivare a dieci misure in modo da poter usare il termine decalogo e per dare a ogni intervento un nome che suona bene. Purtroppo il nome che suona bene non è detto che funzioni bene. Vediamolo il decalogo della Regione, un decalogo fatto di intenzioni e privo di azioni.

1 – ottimizzazione della attesa con più comfort e più informazione: bene, ma non riducono l’attesa;

2 – gestione delle conflittualità: bene, ma le conflittualità andrebbero prevenute;

3 – creazione del bed manager: come tutte le cose in inglese suona meglio, ma è una figura che va formata in una organizzazione che va preparata e quindi è una misura che non aiuterà in questa fase;

4-  preparazione di un piano per la gestione del sovraffollamento: ancora una volta si cerca di gestire ciò che andrebbe prevenuto;

5 – gestione dei percorsi di fast track e quindi di gestione rapida di alcune situazioni cliniche: è come il punto 3 sul bed manager, e cioè una misura che va preparata e il tempo per farlo per l’estate non c’è;

6 – continuità assistenziale e percorsi protetti: non si capisce cosa voglia dire in pratica visto che gli ospedali da sempre cercano di garantirli;

7 – misure straordinarie per garantire la disponibilità di medici: forse vuol dire affidarsi a medici delle cooperative che non è proprio il massimo;

8 – misure organizzative per la gestione delle non urgenze e delle urgenze minori: stessa cosa del punto 6 visto che si tratta di cose che andavano già fatte e che non si è riusciti finora a fare perché richiedono un maggior impegno da parte della medicina generale che è a sua volta in crisi per carenza di medici;

9 – progetti di adeguamento strutturale e tecnologico: vanno bene, ma richiederanno tempo e per adesso e ancora per un po’ non daranno alcun aiuto;

10 – progetti specifici pediatrico e ostetrico: ci vuole tempo e personale e adesso mancano l’uno e l’altro.

Insomma, purtroppo, anche sul tema caldissimo della estate dei nostri Pronti soccorso alle azioni e agli investimenti la Regione preferisce le parole e i proclami. Il suo oltretutto non è un Piano visto che non fornisce alcun dato sui problemi che dovrebbe risolvere e di conseguenza non prende impegni per migliorarli. In compenso adesso sappiamo che in ospedale prima o poi saremo più internazionali e avremo il bed manager e il fast track.

*Medico, direttore sanitario in pensione

 

Pronto soccorso 2.0 con bed manager, comfort e taglio alle attese: «Piano sperimentale per 3 mesi»



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