Lavoro e welfare, il ministro Orlando
al fianco di Massimo D’Este:
«Si è dedicato all’uguaglianza sociale»

TOLENTINO - Dall'importanza di far parte dell'Unione Europea, alla lettura in chiave europeista delle amministrative, passando per il cuneo fiscale, l'esponente del governo in piazza Mauruzi ha sostenuto davanti alla cittadinanza il candidato sindaco del centrosinistra, esaltandone l'impegno per la comunità
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Il ministro Andrea orlando con il candidato sindaco Massimo D’Este

di Francesca Marsili

«Avete un grande candidato, una persona che prima di scendere in campo ha dedicato parte della propria vita al riscatto quotidiano dei singoli che ha incontrato; è una persona che lo potrà fare per la comunità, senza ambizione o disegno politico. Questa è la patente più importante, è il segno più forte di una passione, di un legame alla base della democrazia che è l’uguaglianza sociale». Con queste parole, ieri sera, il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando, ha lanciato il candidato sindaco del centrosinistra Massimo D’Este dritto verso il voto del 12 giugno. Arrivato a Tolentino con largo anticipo, il ministro del Welfare ha scelto, prima di salire sul palco allestito in piazza Mauruzi, di farsi un giro per la città nelle vie che più portano le ferite del sisma. Importante la partecipazione all’incontro da parte della cittadinanza. La prima fila era occupata dagli esponenti del Partito Democratico: il segretario provinciale Angelo Sciapichetti, il capogruppo in Consiglio regionale Maurizio Mangialardi, il consigliere regionale e ex sindaco di Macerata Romano Carancini e l’ex consigliere regionale Francesco Comi. Presente anche il senatore del Movimento 5 Stelle Giorgio Fede. La coalizione “Tolentino Città Aperta” con a capo Massimo D’Este è formata, oltre che dal Partito Democratico, da “Dipende da Noi” e dalle civiche “Civico22” e “Tolentino Rinasce” che vede al suo interno ci sono alcuni candidati certificati 5 Stelle.

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L’incontro in piazza Mauruzi

Il tema cardine è stato il lavoro con tutte le sue problematiche.  Il ministro dem Andrea Orlando, ha sottolineato quanto è importante e strategico far parte dell’Unione Europea che ha definito “il principale riferimento per la nostra possibile crescita”. «Dobbiamo essere orgogliosi delle cose che abbiamo indovinato in questi due anni e mezzo terribili – ha esordito Orlando – tra queste ce n’è una,  non aver seguito quello che consigliavano Giorgia Meloni e Matteo Salvini: litigare con l’Europa. La loro idea era quella di metterci, non con la Francia, la Germania, ma con la Polonia e l’Ungheria e iniziare un bombardamento contro l’Unione europea. Direi una linea geniale per un Paese che ha bisogno di rimettersi in piedi -ha commentato il ministro con un filo di ironia – se avessimo dato retta a loro, oggi, non avremmo avuto alcuno strumento per fronteggiare la crisi economica. Occorre ricordare che noi spenderemo 200 miliardi che arrivano dall’Europa più 100 miliardi del Fondo complementare, insieme si chiama Pnrr, che non è stato votato né da Fratelli d’Italia né dalla Lega. Si chiamano patrioti e hanno votato contro l’interesse nazionale, perché non c’era un Paese che aveva bisogno di investimenti più di noi».

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Massimo D’Este, il ministro Andrea Orlando e Francesco Comi

Poi l’aggancio in chiave europeista alle elezioni amministrative. «Siamo al voto, ci giochiamo un pezzo di futuro – ha proseguito Orlando – 300 miliardi dal Pnrr non ritorneranno, ci sono più soldi che progetti. Abbiamo fatto dei bandi per una prima attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza e molti soldi non sono statu spesi perché diversi Comuni non sono stati in grado di fare i progetti, perché non ci sono idee, né visione, né capacità di collegarsi con gli altri comuni. Il voto delle amministrative non è mai stato cosi tanto politico, ma non perché questo premierà una forza politica piuttosto che l’altra, ma perché politico il momento in cui decide il destino della Polis. Ecco perché votare il centrosinistra». E ancora, le tematiche del lavoro e le politiche sociali.
«La pandemia ha reso poveri 254 milioni di persone, in compenso ha creato 512 nuovi miliardari. Le disuguaglianze sono destinate a crescere, la coesione sociale sarà la chiave fondamentale per affrontare il futuro nei prossimi anni – ha ribadito il ministro sottolineando la strategia del Pd per la ripresa – credo che la centralità del lavoro sia il modo in cui si debba qualificare la coalizione di centrosinistra». Altri temi caldi affrontati dal Ministro: cuneo fiscale e salari.

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L’intervento del ministro Orlando

«Il lavoro in Italia è tassato troppo, occorre tassare di più le rendite e questa è una riforma che va fatta. Però – ha proseguito – il cuneo fiscale è più alto in Germania e in Francia, in Italia è sceso, ma l’Italia è l’unico paese in Europa in cui i salari, dal 1990 a oggi, anziché salire sono scesi del 3%. Questo è un tema di competitività, perché non siamo in grado di produrre buon lavoro e salari adeguati. Nel momento in cui sta picchiando dura la curva demografica nel mercato del lavoro, rischiamo di perdere la capacità di fare che l’Italia ha costruito dal dopoguerra. In 6 anni, dall’Italia, se ne sono andati 1 milione di giovani perché hanno salari più alti in Germania, in Francia e in Spagna. Poi ci si chiede perché non si trova forza lavoro. Abbiamo bisogno di dare salari migliori non solo perché una questione di giustizia, ma perché è la condizione essenziale affinché il nostro Paese possa competere. Occorre ricostruire delle comunità politiche e la coesione;  lo abbiamo imparato con la pandemia che senza una sanità pubblica e delle persone che si danno una mano non si va da nessuna parte».
Il candidato sindaco Massimo D’Este, a tre giorni dal voto, tira fuori gli artigli e graffia i suoi competitor. «Siamo riusciti ad innestare la forza del movimento civico e associativo con le forze politiche che da dieci anni stanno contrastando questa amministrazione. L’attuale maggioranza ci dice: “non fateci perdere tempo” – ha commentato il candidato riprendendo le parole della sua avversaria Silvia Luconi – . Il politico che dice questo non ha capito qual è la sua vocazione. Essere politico è una chiamata alla responsabilità nei confronti della città, di qualcuno che ci sta delegando il proprio futuro. E non è una vergogna parlare di fragilità. Dobbiamo rigenerare la politica che deve essere capace di interloquire con le forze imprenditoriali che non si comportano come dovrebbero – ha proseguito affrontando alcune tematiche che a suo avviso insistono nel territorio -. A Tolentino ci sono aziende che fanno firmare buste paga da 1.200 euro e te ne danno 600; non è solo una questione economica, ma di dignità, sono ferite che segnano persone che poi – da li il passo è breve –  si dedicano al gioco, alla speranza di riuscire ad ottenere quello manca da quella busta paga. Oppure si danno all’alcol. E noi li a puntare il dito verso chi non ha voce o non ha il coraggio di tirarla fuori».
orlando_deste_tolentino-10-325x217D’Este, ha inoltre affrontato la tematica del sommerso. «Il lavoro nero: la pandemia ha scoperto una vaso di situazioni legate a un lavoro che non ha potuto permettersi il sostegno degli ammortizzatori sociali perché non abbiamo la cultura della legalità. La politica deve fare questo: facilitare, dialogare, ascoltare e farsi carico del proprio patrimonio umano. Attraverso tutto questo si può arrivare alla giustizia». Il candidato del centrosinistra si toglie un sasso dalla scarpa, fastidioso, per lui che da trent’anni opera nel volontariato e nelle azioni umanitarie e che aveva accusato l’attuale maggioranza di aver affossato i tavoli sulla povertà e gli aiuti a chi in difficoltà. «Molti dei temi che sono nei nostri programmi e che sono stati denigrati dai nostri oppositori – conclude D’Este – in questi giorni stanno apparendo sui fogli dei nostri competitor. Ho letto che i candidati della coalizione di Silvia Luconi hanno scritto sui propri volantini “faremo dei tavoli permanenti di ascolto”. Siamo stati sbeffeggiati per quello che avevamo detto, ora appare il tavolo delle disabilità e delle povertà».

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Massimo D’Este tra Romano Carancini e Maurizio Mangialardi

Sul palco anche il capolista del Pd Luca Cesini, dipendente Poltrona Frau e componente della Rsu interna del 1990. «Per trent’anni mi sono sempre battuto, anche davanti al ministro del Lavoro, per i diritti dei lavoratori. Le politiche nazionali degli ultimi decenni basate sulle flessibilità del lavoro, hanno portato un progressivo aumento della precarietà del lavoro, l’aumento di contratti determinati e di somministrazione che prevedono assunzioni settimanali o addirittura giornaliere – ha sottolineato  Cesini – questo impedisce qualsiasi tipo di progettualità dal semplice prestito finanziario fino al formare una famiglia, portano alla perdita di diritti e i lavoratori sono costretti a girare compromessi pur di non perdere il lavoro. Si chiama sfruttamento. Ci sono persone che si trovano a firmare contratti che prevedono 1200 euro e poi alla fine ne prendono 600, senza parlare delle donne che firmano licenziamenti in bianco in caso di maternità. Dobbiamo investire nella sicurezza, non è accettabile sentire ogni giorno di morti bianche e addirittura negli stage scuola-lavoro. Dobbiamo invertire la rotta». Poi la stoccata alla candidata del centrodestra. «Silvia Luconi si dimentica che la denuncia per infiltrazioni mafiose nei cantieri di Visso per il terremoto è stata fatta dal sindacato e in special modo dalla Filllea di Macerata. Si dimentica che le denunce per lo sfruttamento dei lavoratori della Quadrilatero è stata fatta dal sindacato, come anche che la denuncia per l’infiltrazione e lo sfruttamento nei cantieri di Tolentino. Bisogna avere rispetto per queste organizzazioni, per essere sindaco bisogna saper rispettare tutti».​

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Angelo Sciapichetti e Massimo D’Este

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Da sinistra Sergio Marchetti, Gian Mario Mercorelli , il senatore Giorgio Fede e Martina Cicconetti

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Giorgio Fede stringe la mano al ministro Orlando

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I candidati del Pd

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