D’Este, Luconi e Sclavi
si confrontano ma non “mordono”

ELEZIONI TOLENTINO - Oggi pomeriggio il faccia a faccia a tre organizzato dalla Cna: «La città è indietro nel turismo, solo nona in provincia per presenze». Ecco le domande e le relative risposte
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Da destra: Silvia Luconi, Mauro Sclavi e Massimo D’Este

di Francesca Marsili

Sostegno all’economia locale, arretramento della ferrovia e infrastrutture e ricostruzione. Questi i tre macro temi su cui oggi si sono confrontati i tre candidati a sindaco di Tolentino: Silvia Luconi, Mauro Sclavi e Massimo D’Este. Un confronto organizzato dalla Cna Macerata nella sua sede di Tolentino in via Belluigi; il terzo dopo quelli a Civitanova e Camerino. Moderati dal funzionario Fabrizio Ramadori, tre le domande poste ai candidati dal direttore di Cna Macerata Massimiliano Moriconi che ha dato il via al confronto dopo aver fornito dei dati statistici del Comune di Tolentino.

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«Grazie al nostro centro studi, quello che è emerso da Tolentino confrontando i dati con quelli della provincia di Macerata è che sicuramente è uno dei comuni più importanti, il quarto per numeri di abitanti in provincia e con un reddito elevato, sopra a 18mila pro capite – ha spiegato Moriconi – con una densità di popolazione piuttosto diffusa sul territorio – Quello che poi abbiamo notato nel settore turismo è che purtroppo gli arrivi nell’ultimo periodo non sono stati eccessivi; purtroppo la pongono al nono posto in provincia per numero di presenze. Per quanto concerne le imprese sul territorio abbiamo visto che mancano non soltanto le attività di ristorazione e di alloggi, ma anche il commercio è quello più in difficoltà – ha proseguito il direttore – forse è un pò la tendenza nazionale che vede la chiusura dei piccoli negozi nei centri storici. Nel settore del turismo forse la collaborazione tra Comuni può far trovare il modo per attrarre maggiormente i turisti con progetti di rete. Per questo siamo disponibili, ne stiamo seguendo uno nei comuni limitrofi».

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Ecco le domande e le relative risposte.

La capacità di creare valore aggiunto alle imprese in caso di attribuzione di fondi e investimenti notoriamente presenta maggiori benefici in termini di ricadute occupazionali, di aumento del benessere e della qualità della vita, di ristoro dell’economia reale. Quali risorse e quali obiettivi orienteranno la sua attività amministrativa nel sostegno all’economia reale?

Silvia Luconi: Sicuramente il Comune di Tolentino è interessato da 2 fattori: uno quello che riguarda l’area del cratere sismico, l’altro è quello dell’area di crisi complessa. Questi sono due aspetti che visti da un lato sono negativi, ma dall’altro celano delle opportunità in termini di risorse e bandi che favoriscono l’occupazione, l’insediamento e gli investimenti. Tolentino non è una cittadina che vive prettamente di turismo; ha del turismo che ha delle origini che devono essere confermate per quanto riguarda dei contenitori che funzionano quasi alla perfezione come il Castello della Rancia e ci sono delle altre situazioni come i Musei che fa pochi numeri nonostante l’amministrazione cerchi di creare sinergia. Il problema è anche generato dal fatto che le attività ricettive non ci sono e se ci sono non c’è mano d’opera. L’amministrazione deve mettersi nelle condizioni di mettersi a un tavolo e dialogare con le associazioni di categoria perché può fare un provvedimento e lo perfeziona con gli addetti ai lavori stanziando dei fondi per le aperture di attività che mancano.

Mauro Sclavi: Il problema è che l’artigiano o il commerciante che sta all’interno di Tolentino si vede aprire un supermercato enormi a tre chilometri; è chiaro che è difficile andargli a chiedere perché chiudi? Perché li non paghi il parcheggio, scendi e hai l’aria condizionata, una massa che non si può raffrontare a quella del piccolo commerciante. L’amministrazione deve essere capace di intercettare i fondi e vanno sfruttate minuziosamente. Dobbiamo avere la capacità di dare aiuto a quel commercio e a quell’artigianalità che ha fatto grande l’Italia. La nostra visione del turismo: viviamo in uno scrigno di arte e di cultura, dobbiamo mettere in rete il Crivelli a 10 km da noi con Santa Maria a Piè di Chienti che sta a 15 km passando per il Castello della Rancia e l’Abbadia di Fiastra. Potremmo dare un excursus ambientale, enogastronomico, geologico e molto altro. Le persone si spostano, ma si spostano se gli fai capire che qui possono arrivare , soggiornare e essere stupiti.

Massimo D’Este: Tolentino non può continuare a misurarsi con quelle che sono le sfide che lancia la modernità, ma piuttosto riappropriarsi delle originarie bellezze che offre il territorio. Il decadimento commerciale a cui stiamo assistendo va recuperato attraverso l’innalzamento di un bene di qualità. Questo ce lo insegna un’azienda locale famosa nel mondo e che da occupazione alla città. Non dobbiamo disperdere l’eccellenza. Io ho fatto il panificatore per 40 anni e ho sofferto nel vedere quanto sia scaduta la qualità di un prodotto che sta alla base della nostra alimentazione. Oggi tu puoi andare dal fruttivendolo e il rivenditore non sa dirti nulla. Ok Amazon, ma noi dobbiamo, essendo un piccolo centro, tornare ad essere un polo attrattivo e coinvolgere non solo le nostre prerogative a livello alimentare, ambientale e geologico, ma fare rete con quelle piccole realtà, che noi conosciamo.

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La Cna ha posto recentemente l’accento sull’importanza dell’arretramento della linea ferroviaria adriatica. Un tale progetto sarebbe di fondamentale importanza sia per la costa sia per l’entroterra. Crediamo infatti nella necessità di una pianificazione integrata tra le due macro-aree (costiera e montana). Quali opere infrastrutturali ritiene prioritarie per conseguire questo obiettivo?

Mauro Sclavi: La viabilità è alla base dello sviluppo. Io sono dell’idea che questo arretramento della linea possa essere favorito laddove ci sia anche la possibilità di avere il trasposto delle merci con l’abbattimento del trasporto su ruote perchè linea della nostra colazione si fonda anche sull’ecologia. Il concetto è corretto, va innervare l’entroterra. La costa sicuramente si opporrà. Questo progetto mi farebbe piacere perchè avremmo l’asse che va dal mare alla montagna fino all’Umbria, un’altro che ci porta dal sud verso Fabriano, se poi abbiamo questa va ancora meglio perchè questa connessione potrebbe far diventare una maglia di una rete. Ben venga, però con la specifica che non ci sia solo l’alta velocità, ma anche il carico delle merci.

D’Este: L’arretramento è necessario se prevista l’alta velocità e trasporto merci. Capisco che la volontà è quella di mettersi in ballo rispetto alla tratta a ovest, ma credo che ci sia anche la necessità anche di creare dei servizi di appoggio rispetto alla linea. Ci sono tante sfaccettature di un prisma, occorre capire i pro e i contro e cercare di trovare in una sorta di rete diffusa fra chi proporne questa ipotesi. Bisogna anche intercettare le reali necessità di luoghi serviti ad oggi da una linea che soddisfa le proprie esigenze. C’è molto da lavorare.

Silvia Luconi: Sulla tratta Civitanova Albacina, sebbene non è la linea di cui stiamo parlando, dallo scorso anno è iniziata una serie di investimenti importanti, circa 30 milioni di euro, da parte di Ferrovie dello Stato perché il turismo verso il mare è fisiologico. Potrebbe essere un’idea praticabile ma secondo me poco realizzabile perchè se non è stato collegato agli investimenti che sta facendo la vedo difficile da raggiungere e molto lontana nel tempo. I territori ci devono mettere del loro con la creazione di insediamenti industriali come abbiamo fatto noi per attrarre quegli elementi che facciano vivere Tolentino. Civitanova è satura di servizi, forse a un certo punto ci sarà anche la volontà di tornare indietro e allora i Comune di Tolentino dovrà essere pronta di raccogliere io flusso all’inverso, al netto di Ferrovie.

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Nell’ultimo periodo la ricostruzione ha vissuto un’accelerazione che sembra averla finalmente posta sul giusto percorso. Cosa può ancora essere migliorato e come?

Massimo D’Este: Secondo noi le scelte state 5 anni fa, quando fin da subito sono state raccolte le schede Ades che hanno rallentato la ricostruzione oltre alla bolla dei prezzi. Ora sta ripartendo, ma dovevamo avere più coraggio come San Severino che nella figura del sindaco ha fatto scelte che venissero fin da subito demolite quelle realtà che mostravano fin da subito segni gravi e questo ha fatto si che ci fosse una velocizzazione. Infatti San Severino sta avanti nelle ricostruzione. Adesso dovremmo cercare di essere vigili e recuperare il tempo perduto.

Silvia Luconi: San Severino non è avanti rispetto a Tolentino, Tolentino è il secondo comune più danneggiato del cratere e il secondo in termini di ricostruzione. La ricostruzione pesante a Tolentino non è partita a differenza della leggera; tutti i correttivi come 110%, bonus facciate, ha generato l’effetto contrario perché mancano imprese, materiali e mano d’opera. Oggi abbiamo un commissario preparato, ma ci sono degli elementi da aggiungere come la sburocratizzazione. Mi devono spiegare perchè a Genova con la tragedia del Ponte Morandi quella struttura è stata ricostruita in tempi velocissimi. Perché queste soluzioni non sono state applicate a Tolentino o agli altri Comuni del cratere?. Le uniche scuole ricostruite sono quelle realizzate delle fondazioni che vanno nei vari comuni e portano quel tipo di scuola senza sentire gli addetti del settore.

Mauro Sclavi: Prima di tutto occorre un Testo Unico che sia unico per tutto. Le documentazioni non possono avere un valore per ordine di protocollo, se ho tre case prima devo riavere la prima casa. Le attività all’interno del Comune: se al Comune di tolentino danno tre ingegneri, questi devono essere autonomi nell’arco di x tempo, non che tre ingegneri più due che c’erano fanno due ingegneri che seguono la pratica e tre che continuano a fare le fotocopie. Le strozzature vanno evitate. Le scelte politiche ci sono state: abbiamo aggiustato come prima opera la Bocciofila, credevo che le scuole avessero il loro perchè. Viviamo in una zona dove fra 25 anni arriverà un nuovo sisma. Bisogna avere il coraggio con la Regione, il proprietario e il sindaco di dire questa casa non la saniamo, va demolita. Si potevano fare, è stata una scelta, occorreva un’indirizzo in un Testo Unico perchè il sindaco fa il sindaco non un geometra.

 

 

 

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