Perchè Pettinari non si dimette?

L'INTERVENTO - Il presidente della Provincia di Macerata continua a lamentare la scarsità di risorse e ha ammesso più volte la paralisi dell'ente ma resta ben saldo al suo posto con una Giunta praticamente inutile. Continua a spendere per il suo staff e solo nei prossimi giorni verrà rimosso il coordinatore esterno Fabio Macedoni
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L'avvocato Giuseppe Bommarito

L’avvocato Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito

Era la fine di aprile allorchè Antonio Pettinari, presidente della Provincia, ebbe ad annunziare pubblicamente la sua candidatura nelle liste dell’Udc, in alleanza con il Pd delle Marche, per le elezioni regionali che poi hanno avuto luogo di recente, dicendo nell’occasione che era sua intenzione lasciare l’ente sino ad allora guidato e del quale aveva fatto parte ininterrottamente dal 1985. Parlava con amarezza di questo abbandono, che a suo dire non doveva essere considerata una fuga, ma lo sviluppo coerente di una politica di sostegno al centrosinistra avviata nel 2010 con il famoso “laboratorio” marchigiano.

Il presidente della provincia di Macerata Antonio Pettinari

Antonio Pettinari, presidente della Provincia di Macerata

Messa in quei termini, e visto che nessuno in quel momento avrebbe potuto pronosticare con certezza che la candidatura alle regionali di Tonino Pettinari sarebbe stata baciata dal voto e dalle preferenze degli elettori (con l’approdo nel Palazzo anconetano e la conseguente incompatibilità nell’ente provinciale che solo in quel caso e in quel momento ne sarebbe derivata), sembrava l’annuncio delle dimissioni imminenti, se non immediate – a prescindere, cioè, dal risultato elettorale – dalla presidenza della Provincia, dallo stesso interessato definita ormai in veloce dissolvimento, svuotata di funzioni e non finanziata per le poche competenze residue, con parte degli assessori già dimessisi o comunque ritornati ai propri lavori (senza più avvalersi dell’aspettativa per l’espletamento del mandato). D’altra parte, alte e forti erano state sino a quel momento le lamentazioni di Tonino circa la mancanza di fondi provinciali utilizzabili pure per lavori di poche migliaia di euro e per interventi drammaticamente necessari (molti ricorderanno con quanta sofferenza, quasi con le lacrime agli occhi, Pettinari aveva fatto sapere nei mesi scorsi che mancavano i soldi persino per garantire il riscaldamento in vari istituti scolastici nei mesi invernali, oppure, situazione particolare ancora più emblematica, per la realizzazione di un ascensore per soggetti con handicap in una scuola sita a Civitanova).

Fabio Macedoni durante una conferenza in Provincia

Fabio Macedoni durante una conferenza in Provincia

Insomma, il dolente annuncio dato in quell’intervista, seppure vagamente ambiguo, poteva tranquillamente sembrare un vero e proprio addio immediato, a conclusione di un percorso nell’ente provinciale ormai senza sbocchi per la riforma degli enti intermedi disegnata da Graziano Delrio, allora braccio destro di Renzi, e in vista di un futuro impegno in Regione (che in realtà tutto era meno che già acquisito, come poi si è visto), con il fine mandato in Provincia in ogni caso previsto per l’aprile 2016 e già affidato all’erede designata, la vicepresidente Paola Mariani.
Ma evidentemente le dimissioni erano condizionate (se vengo eletto, oppure, in subordine, se riesco ad entrare nella giunta regionale, lascio la Provincia; altrimenti, col piffero che me ne vado), perché dopo il voto regionale, che non ha premiato per l’ennesima volta le aspettative e le speranze di Pettinari, nemmeno con un posticino nella giunta del neopresidente Ceriscioli, il buon Tonino è rispuntato all’opera in Provincia, ancora tenacemente impegnato a servire la collettività nel palazzo semivuoto di corso della Repubblica.
E qui tuttavia, incurante dei guai economici dell’ente da lui più volte segnalati a mo’ di lamentoso mantra, eccolo, nella solitudine dei lunghi corridoi deserti, prontamente occupato, anziché a smontare la baracca ormai inutile per sua stessa ammissione (e quindi a dimettersi una buona volta, come già richiesto pure da alcune forze politiche, per consentire anche a Macerata l’entrata in funzione della riforma Delrio sui nuovi enti provinciali, confusa e macchinosa, ma probabilmente meno onerosa per le casse pubbliche), a darsi da fare su una questione apparentemente marginale, ma tuttavia molto significativa a livello politico, sulla quale è bene spendere qualche parola.
Si tratta della ridefinizione dell’indennità di risultato per il personale assegnato a tempo determinato (cioè per tutta la durata del mandato elettorale, salvo diversa decisione presidenziale) presso gli uffici di staff dell’ente. Stiamo parlando, nello specifico, di due unità lavorative già dipendenti dell’ente provinciale e dirottate nel giugno 2011 alle dirette dipendenze del presidente della Provincia, nel suo staff, in affiancamento ad un “coordinatore”, il treiese Fabio Macedoni, prelevato direttamente dall’esterno e rimosso causa tagli solo in questi giorni (leggi l’articolo).

Giova qui ricordare che per tale personale di staff (del quale non si vede affatto l’utilità, tanto meno in questa fase di sbaraccamento dell’ente) si era provveduto appunto nel giugno 2011 alla definizione di un unico emolumento, cioè di un’indennità di posizione che ricomprendesse tutte le voci retributive afferenti al trattamento retributivo accessorio (lavoro straordinario, produttività o altri incentivi), allora quantificata, tenendo conto della particolare responsabilità, dell’ampia flessibilità dell’orario lavorativo, dei turni di servizio disagiati (bla bla bla…), in diecimila euro annui per ognuna delle due impiegate distaccate nelle strette vicinanze del buon Tonino. Insomma, non male per il personale “staffista”, tenendo conto del fatto che tale importo era comunque superiore alle voci accessorie della retribuzione e considerando la sempre minore attività svolta dalle province per effetto della riforma legislativa e della perdurante incertezza circa le sue modalità realizzative.

La sede della Provincia in corso della Repubblica

La sede della Provincia in corso della Repubblica

Ebbene, non appena rimesso piede nel palazzone di corso della Repubblica in seguito alla recente batosta elettorale e dopo aver urlato a destra e a manca che le province non servono più a nulla per gli effetti perversi della legge di stabilità e perché completamente prive di fondi (specialmente quella di Macerata, rimasta ancora di più a bagno maria perché, unica in tutte le Marche, non è stata sino ad oggi ridisegnata alla luce della riforma proprio perché in scadenza nel 2016), Tonino Pettinari ha pensato bene di aggiungere, ai diecimila euro già percepiti dalle due dipendenti del suo ufficio di staff (importo che, come già detto, doveva essere omnicomprensivo rispetto a tutte le voci salariali accessorie), altri duemila euro a testa per ciascuna di esse (delibera n. 145 del 10 giugno 2015) a titolo di retribuzione di risultato.

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Massimiliano Bianchini, Giorgio Palombini, Paola Mariani e Antonio Pettinari

Un’ulteriore regalia, insomma, certamente di esiguo importo, che stona però emblematicamente ed in maniera profonda con il quadro complessivo sopra disegnato e con i soldi che non ci sono, e che è riuscita in un battibaleno ad far imbufalire gran parte del personale dell’ente provinciale per l’ennesimo ingiustificato favoritismo ad personam. Uno spreco di soldi, comunque, che rimanda ad altri sprechi ben più consistenti ed ancora più inaccettabili, a partire dal costo della stessa Giunta provinciale. Qui, dopo le dimissioni, in questo caso autentiche, di Massimiliano Sport Bianchini e di Alessandro Biagiola (ai quali va senz’altro rivolto un plauso per tale gesto), e dopo la rinunzia all’aspettativa da parte di Leonardo Lippi e di Giorgio Palombini (ritornati ad insegnare e quindi ormai titolari di un’indennità assessorile ridotta), resistono impavidamente, nonostante il drastico ridimensionamento dell’ente, delle funzioni e delle competenze, e proseguono nel percepimento totale dell’indennità di mandato lo stesso Tonino Pettinari (68.170 euro lordi nel 2014), la vice presidente Paola Mariani (42.606 euro) e l’assessore allo sport Giovanni Battista Torresi (36.926 euro).

Francesco Vitali, presidente della Task

Francesco Vitali, presidente della Task

E ciò mentre, sempre parlando di sprechi ormai inaccettabili, viene tenuta ancora in piedi nonostante gli elevati costi la Task s.r.l., società in gran parte di proprietà della Provincia, da sempre veleggiante verso il nulla (tanto che molti Comuni soci manifestano da tempo una crescente insoddisfazione per il servizio fornito e la ritengono, dovendo scegliere per legge una sola società partecipata, “non strategica”), oggi presieduta da quel Francesco Vitali che attualmente è il segretario provinciale reggente del PD maceratese; mentre l’ufficio presidenziale di staff – con tanto di coordinatore esterno che sarà rimosso nei prossimi giorni – è ancora tutto lì, vivo e vegeto e continua a dissipare soldi; mentre i dieci dirigenti (un’enormità, anche rispetto a tutte le altre province marchigiane) continuano, pur senza attualmente percepirla, ad essere titolari dell’indennità di risultato sebbene siano costretti a gestire solo l’ordinaria amministrazione, e a volte nemmeno quella, per mancanza di fondi; mentre ci sono grandi difficoltà addirittura a chiudere il bilancio preventivo 2015 perché non si sa come arrivare al pareggio di bilancio.

A questo punto la domanda che sale imperiosa da tutta la società civile maceratese è la seguente: visto che le precedenti dimissioni annunciate a mezza bocca erano solo un’ammuina, perché Pettinari a questo punto non si dimette veramente, e con lui tutta la sua giunta residua, mettendo fine a tutta questa sceneggiata, e non consente che anche a Macerata si inizi quel percorso nuovo, difficile e accidentato, certo, voluto dalle ultime riforme istituzionali? Non sarebbe più dignitoso, invece di proseguire sino all’aprile 2016 nelle lamentazioni e nell’ambiguo sottobosco nel frattempo portato avanti?

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