BB, Marilyn e Claudia Cardinale,
ciak di Popsophia con le tre dive:
«Una riflessione sulla fama» (Foto/Video)
CIVITANOVA - Inaugurata la quindicesima edizione del festival dedicata al tema The show must go on. La direttrice artistica Lucrezia Ercoli: «E' una metafora della vita tra la ribalta e il backstage. Lo spettacolo deve continuare, ma anche noi guardiamo al futuro tornando nel luogo dove tutto è iniziato». A raccontare le tre attrici il sociologo Ivo Germano, lo scrittore Guido Vitiello e il docente Gennaro Carillo

La direttrice artistica di Popsophia Lucrezia Ercoli dà il via alla 15esima edizione di Popsophia a Civitanova Alta
di Alessandro Vallese (Foto e video di Federico De Marco)
È iniziato da Brigitte Bardot, Marilyn Monroe e Claudia Cardinale il viaggio della quindicesima edizione di Popsophia. A dare il via al festival, questo pomeriggio, è stato il primo appuntamento ospitato nello spazio multimediale del chiostro di San Francesco, a Civitanova Alta, dove il pubblico è stato accompagnato in un percorso tra le grandi dive del Novecento. A guidarlo la direttrice artistica Lucrezia Ercoli, insieme al sociologo Ivo Germano, allo scrittore Guido Vitiello e al docente Gennaro Carillo, con gli interventi arricchiti da filmati, fotografie d’epoca e sequenze cinematografiche che hanno restituito tutta la forza dell’immaginario costruito attorno alle tre icone.

Il sociologo Ivo Germano, lo scrittore Guido Vitiello e il docente Gennaro Carillo
Ad aprire l’incontro è stata la presidente del cda dell’Azienda dei teatri di Civitanova, Maria Luce Centioni, che ha sottolineato la capacità di Popsophia di «racchiudere temi divertenti ma allo stesso tempo importanti, leggeri ma anche profondi».

La direttrice artistica di Popsophia Lucrezia Ercoli e la presidente dell’azienda dei teatri di Civitanova Maria Luce Centioni
Il tema scelto per questa edizione è “The show must go on”, un titolo che, come ha spiegato ai microfoni di Cronache Maceratesi la direttrice artistica Lucrezia Ercoli, si presta a molteplici interpretazioni.
«Abbiamo scelto tante declinazioni di questo tema, che appartiene al mondo del circo, del teatro, del musical e del cinema. Abbiamo deciso di riflettere sulla fama e sulle sue tante declinazioni attraverso celebrità che sono riuscite a incarnare lo spirito del loro tempo, ma che hanno raccontato anche la tragedia del tentativo di conciliare la vita privata con il mondo dello show business».

Lucrezia Ercoli, direttrice artistica di Popsophia
Ma il titolo scelto rappresenta anche quell’attitudine a far sì che lo spettacolo continui costi quel che costi. «Lo spettacolo deve continuare, qualunque dramma ci sia. È una metafora della vita vissuta tra la ribalta e il backstage – continua Ercoli -. Declineremo questo tema attraverso personaggi dello spettacolo e della musica, raccontando la difficoltà di coniugare il momento della recita con quello dei retroscena, quando togliamo la maschera e diventiamo vulnerabili».

Per Lucrezia Ercoli, The show must go on è anche un messaggio rivolto alla storia di Popsophia. «Quest’anno festeggiamo quindici anni. È un modo per riflettere su come abbiamo costruito questo spettacolo, con produzioni inedite che guardano al futuro, tornando però a Civitanova Alta, dove nel 2011 Popsophia è nata. Torniamo cambiati nello spirito e nelle produzioni, ma con la stessa voglia di guardare avanti».
La prima protagonista è stata Brigitte Bardot, raccontata dal sociologo Ivo Germano come la donna che ha cambiato per sempre l’immaginario collettivo del Secondo Dopoguerra. «Non era soltanto una bellezza mai vista prima – ha spiegato – ma ha spaccato tutti i parametri creando i presupposti per quelli successivi». Germano ha individuato nel 1956 l’inizio degli “anni di BB”, quando una giovane attrice francese irrompe sulla scena internazionale trasformandosi nella prima vera icona della gioventù moderna. «BB è giovane e sta in mezzo ai giovani. È lei a raccontare che il mondo ormai è giovane». Attraverso immagini, spezzoni cinematografici e servizi dell’epoca è emersa una figura capace di anticipare i tempi: «Inventa perfino la vacanza dei vip, precedendo influencer e social network. È ovunque: nei film, nei rotocalchi, nella moda. E, cosa ancora più straordinaria, decide autonomamente quando uscire di scena, lasciando che il mito sopravviva alla persona».

Il secondo momento è stato dedicato a Marilyn Monroe, nell’anno del centenario della sua nascita. Dopo una suggestiva sequenza che ha unito l’immagine di Marilyn alla voce di Amy Winehouse, nel quindicesimo anniversario della scomparsa della cantante britannica, Guido Vitiello ha proposto una lettura della diva americana lontana dai cliché. «La sua storia è quella della favola di Cenerentola costruita da Hollywood: una ragazza sconosciuta che entra nella fabbrica dei sogni e diventa una stella». Ma il cuore della riflessione riguarda il concetto stesso di diva. «Marilyn era insieme irraggiungibile e vicinissima. Una diva nasce quando una persona, un’attrice e un archetipo si fondono in un’unica figura». Da qui una provocazione che ribalta la prospettiva con cui spesso si racconta la sua fine: «Forse non dobbiamo chiederci soltanto se una donna abbia retto il peso del successo, ma se una piccola attrice mortale potesse davvero sostenere il peso di una dea». Un tema che, secondo Vitiello, aiuta a comprendere la natura quasi sacrale della celebrità nel Novecento.

A chiudere il pomeriggio è stato Gennaro Carillo, che ha dedicato il suo intervento a Claudia Cardinale, ripercorrendone il fascino attraverso le parole di Pier Paolo Pasolini, che la descriveva come una presenza «selvaggiamente perduta nella tragedia». Per il docente, la particolarità dell’attrice italiana rispetto a Marilyn Monroe e Brigitte Bardot risiede nell’essere diventata inseparabile dai personaggi che ha interpretato. «Dopo Il Gattopardo di Luchino Visconti, Angelica è Claudia Cardinale. Chiunque abbia visto quel film, e non solo, non può più tornare al romanzo facendo astrazione da quel corpo e da quella voce». Da qui una riflessione più ampia sul significato della bellezza e del divismo: «È difficile definire che cos’è una diva. Ma è ancora più difficile definire la bellezza. L’esperienza del bello non ci lascia mai tranquilli, non è mai rassicurante. La bellezza è qualcosa che lampeggia, ma allo stesso tempo ferisce, lascia in noi uno sgomento. Claudia Cardinale è stata capace di personificare tanto la bellezza quanto il tremendo che nella bellezza è sempre contenuto». Un pensiero che ha chiuso il primo appuntamento di Popsophia riportando il pubblico dal mito delle dive a una riflessione filosofica sul fascino, sull’immagine e sul loro significato più profondo.

Il festival proseguirà nei prossimi giorni con incontri, spettacoli e philoshow che continueranno a esplorare il tema dello spettacolo e delle sue molteplici forme, riportando Popsophia nel luogo in cui, quindici anni fa, prese il via la sua avventura culturale.


